tribunale

Il Tar Emilia Romagna ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di Formigine (MO) in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento portante l’avvio del procedimento avente ad oggetto: “Sala scommesse (…) avvio del procedimento in materia di prevenzione e contrasto alle patologie legate al gioco d’azzardo lecito”;

del provvedimento del Comune di Formigine Prot. 4910 denominato “Verbale di accertamento e rilievi urgenti sullo stato dei luoghi e sulle cose”; della determina dirigenziale 128/2019 del Comune di Formigine, con la quale è stato approvato l’elenco degli esercizi a cui applicare il divieto di esercizio del gioco o il divieto di installazione degli apparecchi per il gioco d’azzardo lecito; della Delibera del Consiglio Comunale n. 155 del 14.12.2017 con la quale ha approvato la mappatura dei luoghi sensibili del Comune di Formigine, nonché le successive modifiche e aggiornamenti avvenuti; della delibera della Giunta Regionale Emilia Romagna n. 831 del 12/06/2017 “Modalità applicative del divieto alle sale gioco e alle sale scommesse e alla nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito”; di ogni altro atto o provvedimento connesso, ancorché sconosciuto alla ricorrente.

Per quanto riguarda i motivi aggiunti presentati, per l’annullamento dell’ordinanza di chiusura della sala giochi e dei provvedimenti presupposti.

Per il Tar: “Ritenuto che, anche prescindendo da alcune questioni di inammissibilità delle domande, le censure dedotte con il ricorso introduttivo e con l’atto di motivi aggiunti sono palesemente infondate, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, al quale il Collegio si richiama, sia del Giudice Comunitario sia di quello Nazionale;

Considerato infatti, e tra l’altro, che:

– la prevalenza della tutela del diritto alla salute, in specie per il contrasto alla ludopatia, sull’iniziativa economica privata è stata affermata da Corte Giustizia U.E. 22/1/15 e 30/6/11, dalla Corte Costituzionale 11/5/17 n. 108 e dal Consiglio di Stato III, n. 578/16;

– l’iniziativa imprenditoriale è comunque, nei limiti della difesa della salute, tutelata, anche essendo prevista la possibilità di delocalizzazione degli esercizi;

– l’impugnazione degli atti infraprocedimentali, quali l’avviso di inizio di procedimento, è inammissibile per difetto di interesse;

– l’impugnazione di atti regionali (n. 831/17) e di atti comunali (n. 155/17) attuativi del disposto legislativo regionale è tardiva, perché a suo tempo pubblicati, e quindi irricevibile;

– la competenza legislativa concorrente della Regione in materia è pacifica (C.Cost. 11/5/17 n. 108);

– il superamento nella fattispecie concreta della distanza dai luoghi sensibili di 500 metri è incontestato;

– il Comune si è limitato ad eseguire le disposizioni comunitarie, nazionali e regionali ed è, peraltro, competente in materia di mappatura dei luoghi sensibili e di delocalizzazione degli esercizi (C.d.S., IV, 27/11/18 n. 6714; III, 10/2/16 n. 579);

Considerato pertanto che il ricorso, con l’atto di motivi aggiunti, deve essere respinto e che le spese del giudizio seguono la soccombenza;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia Romagna (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li respinge.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidandole in complessivi euro 6000,00, oltre accessori, da dividere in parti uguali, a favore della Regione Emilia Romagna e rispettivamente del Comune di Formigine”.