La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un concessionario di gioco sanzionato dall’ADM per il ritardato versamento delle imposte.

Si chiedeva l’annullamento della pronuncia della Corte di Appello di Napoli  con la quale si accoglieva il ricorso dell’ADM contro la riduzione dellamisura della penale (fissata, nel contratto tra le parti, all’art.26, nella misura minima del 5% dell’importo dovuto «per ogni giorno di ritardo fino al quindicesimo giorno»), irrogata alla prima dall’amministrazione finanziaria, in una nota del 2012, a causa del tardivo versamento dei saldi settimanali relativi ai sei bimestri dell’esercizio finanziario 2008 ed al primo e quarto bimestre del 2009, perché eccessivamente onerosa ex art. 1384 c.c.. Il giudice di primo grado aveva ritenuto quindi dovuta la riduzione (dal 5% al 3%), sul rilievo che la formula convenzionale della penale avrebbe potuto portare la società, nel caso di ritardo di quindici o più giorni, al pagamento del 75% dell’importo dovuto, ritenendo invece indimostrata dalla concessionaria, l’erronea individuazione, da parte della creditrice, delle date dei versamenti. La Corte d’Appello ha accolto una delle doglianze dell’appellante principale, rilevando che la società concessionaria non aveva offerto idonea dimostrazione dell’eccessività della penale, considerato che la prima ipotesi disciplinata dall’art.1384 c.p.c. (inadempimento solo parziale) non ricorreva, nella specie, essendo stato omesso dalla stessa «l’integrale versamento in occasione di ciascuna scadenza indicata», mentre il secondo presupposto, alternativo, fondante la chiesta riduzione, non risultava provato, non rilevando, giuridicamente, lo stato di soggezione del concessionario o l’evoluzione normativa che, a partire dalla I. 73/2010, ha progressivamente ridotto la misura delle penali o la mancata dimostrazione da parte della creditrice del danno subito, cosicché era rimasta indimostrata l’insussistenza di un interesse dell’Amministrazione «alla tempestività dei pagamenti in relazione ai «provvedimenti vigenti sui flussi finanziari» menzionati nell’art.26 della convenzione» ed in «funzione del regolare andamento dei saldi mensili». In tal modo, quindi la Corte d’Appello ha riformato la decisione di primo grado in senso favorevole all’ AAMS, dichiarando la spettanza della totalità della penale così come indicata dalla convenzione”. Per la Cassazione “la Corte di merito, quanto al presupposto dell’adempimento parziale ha correttamente osservato che il presupposto era inconfigurabile, nella specie, in quanto, trattandosi di clausola convenuta per il ritardo nell’adempimento, vi era stato comunque il mancato integrale versamento dell’importo dovuto rispetto a ciascuna scadenza contestata”.