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(Jamma) “Per le cause di opposizione all’ordinanza – ingiunzione emessa per le violazioni di cui al comma 9 (del 110 Tulps) è competente il giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio dell’amministrazione autonoma dei monopoli di stato che ha emesso l’ordinanza – ingiunzione”. Lo ha stabilito al Sesta Sezione della Corte di Cassazione pronunciandosi in merito al ricorso presentato da un imprenditore sanzionato dall’Aams per aver consentito all’interno di un esercizio commerciale l’uso di cinque congegni non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate al 6° ed al 7°co. dell’ art. 110 t.u.l.p.s..

“La Sentenza non può che essere commentata negativamente, atteso che lo stesso Procuratore Generale aveva chiesto l’accoglimento del ricorso per il regolamento di competenza promosso dai miei clienti e che il principio del Foro della Pubblica Amministrazione è stato più volte dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, da ultimo con riferimento al Codice del Nuovo Processo Amministrativo” commenta l’avvocato Gianluca Pomante, che rappresentava l’imprenditore . “Appare evidente la svista della Corte di Cassazione, che neppure ha tenuto conto dell’intenzione del legislatore resa palese dal testo della L. 150/2011, che non è una semplice norma generale ma la riforma del processo del lavoro e degli altri riti speciali che ad esso sono stati assimilati. Sostenere, come ha fatto la Corte di Cassazione, che la competenza non sia stata modificata da una legge che ha riformato il processo applicabile alle sanzioni amministrative è evidentemente una contraddizione in termini che vanifica l’operato del legislatore e che pone un serio problema di discriminazione e di lesione del diritto di difesa dei soggetti raggiunti da sanzioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli rispetto a tutti gli altri destinatari di sanzioni analoghe, i quali, invece, potranno rivolgersi al Tribunale del luogo in cui è commessa la violazione, senza dover rincorrere la Pubblica Amministrazione nelle sue sedi. In buona sostanza, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, per ragioni che non è dato conoscere e che neppure la Corte spiega, gode di un regime privilegiato. Una presa di posizione che non appare ispirata dalla funzione di nomofilachia della Corte Suprema ma, piuttosto, da un giudizio politico sul mercato del gioco”.

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