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(Jamma) Si torna a parlare di maxi penali slot oggi in Corte di Cassazione dove si è svolta l’udienza del ricorso per motivi di giurisdizione presentato da Global Starnet (ex Bplus) e Hbg contro la pronuncia della Corte dei Conti che nel giugno 2015 aveva sospeso la sentenza emessa per i due concessionari sulla vicenda delle maxi multe slot, pari rispettivamente a 335 milioni e a 72 milioni di euro.

Nel ricorso, le società ricorrenti evidenziano il fatto che la “vicenda esulava dalla giurisdizione della Corte dei Conti, per svariate e concorrenti ragioni correlate, oltre che allo stravolgimento degli ambiti di intervento giurisdizionale fissati da codesta Corte (….), anche alle numerose e gravi ‘distorsioni dei principi sovranazionali, comunitari e costituzionali compiute in violazione delle regole del ‘giusto processo’.

Si contesta l’eccesso di potere giurisdizionale per violazione del principio del ne bis in idem anche in relazione all’articolo 4 prot. 7 Cedu nonché all’articolo 50 della Carta di Nizza.

Nel ricorso presentato alla Corte di Cassazione, le ricorrenti insistono anche sul carattere amministrativo della questione, e dunque sullo sconfinamento della Corte dei Conti in una vicenda che non era di sua competenza. Nel ricorso presentato da Global Starnet si ritiene errata l’interpretazione della Corte, che “non distingue tra obblighi contrattuali, il cui accertamento è demandato al Giudice Amministrativo, e obblighi di servizio pubblico derivanti da disposizioni normative di altra natura”. Il caso del mancato collegamento alla rete Sogei è, secondo i legali, di natura prettamente amministrativa poiché riguarda inadempienze su obblighi della convenzione stipulata tra i Monopoli e i concessionari. Sulla stessa questione nel 2011 il Consiglio di Stato si era espresso a favore della società riconoscendo le concessionarie non colpevoli per il fatto che si erano presentate difficoltà non prevedibili annullando le penali contestate. Ciò che dalla Corte dei Conti viene definito disservizio (il mancato collegamento) era – secondo una delle ricorrenti- una prestazione accessoria prevista della convenzione di concessione, “nulla a che vedere con la prestazione convenzionale principale, che richiedeva invece che fosse il concessionario a estrarre telematicamente i dati di gioco degli apparecchio per trasmetterli poi sempre telematicamente al sistema centrale di Aams”. La diffusione di un sistema di gioco certificato, che garantiva i giocatori e assicurava entrate erariali “rappresenta certamente un’utilità ben maggiore del presunto danno da disservizio, ritenuto tale solo perché alcuni strumenti di controllo ’a campione’ sono stati inizialmente ostacolati dalla complessità tecnica in cui si è trovato a operare il concessionario”.

Nel ricorso si evidenzia che “il procedimento inerente l’applicazione di sanzioni contrattuali per svariati milioni di euro e il correlato giudizio svoltosi innanzi al Tar e poi al Consiglio di Stato assume natura sostanziale di procedimento ‘penale’” e che “il successivo giudizio presso la Corte dei Conti conclusosi con la sentenza qui impugnata presenta anch’esso natura repressiva e sanzionatoria che, anche in relazione all’entità della condanna, gli attribuisce allo stesso modo natura di procedimento ‘penale’”.

Per il procuratore generale della Cassazione i ricorsi sarebbero inammissibili:il processo contabile e quello amministrativo, ha sostenuto in udienza, riguardano due questioni diverse.  La pronuncia è attesa tra circa un paio di mesi .

 

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