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(Jamma) Il totem “consentiva di accedere a  diversi tipi di giochi d’azzardo e che le vincite, attribuite in “punti sulla tessera magnetica, ben potevano essere convertire in denaro (cfr. pagg. 8-9 della sentenza impugnata”.Sulla base di questa constatazione la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un operatore di gioco a cui , nel 2012, sono stati sequestrati due teriminali collegati ad un sito Internet che permetteva di accedere a diversi tipi di giochi d’azzardo in cui la vincita era affidata alla sorte.

Per i giudici, in tema di sanzioni amministrative, configurano l’ipotesi del gioco d’azzardo e dell’alea, concretando il divieto di cui al comma 7 bis dell’art. 110 del r.d. n. 773 del 1931 (T.U.L.P.S.), le macchine da gioco che consentano la selezione dell’opzione “poker room” e distribuiscano premi, ancorché sotto forma di punti spendibili on line, atteso che costituisce vincita in denaro anche quella che comporta un risparmio sull’acquisto di un prodotto, mentre il fine di lucro che caratterizza il gioco illecito non deve necessariamente tradursi in una somma di denaro, essendo sufficiente che si tratti di un guadagno economicamente apprezzabile (Sez. 6 – 2, Sentenza n. 101 del 07/01/2016).

Il comma 7 bis citato individua, tra gli apparecchi e congegni di cui al comma 7 vietati, quelli
che riproducono il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali.
Del resto, in tema di gioco d’azzardo, il fine di lucro non può essere ritenuto esistente solo
perché l’apparecchio automatico riproduca un gioco vietato, ma deve essere valutato
considerando anche l’entità della posta, la durata delle partite, la possibile ripetizione di
queste e il tipo di premi erogabili, in denaro o in natura (Cassazione penale, sez. III,
19/12/2011, n. 3096). Orbene, nel caso di specie, la corte locale, dopo aver correttamente
premesso che i presupposti per la configurabilità di un gioco d’azzardo sono la stabile
destinazione delle apparecchiature confiscate all’esercizio del gioco d’azzardo e la
potenzialità di conversione in denaro dei punti accumulati, ha, nell’applicare tali presupposti
al caso concreto, rilevato che i macchinari oggetto di confisca consentivano di accedere a
diversi tipi di giochi d’azzardo e che le vincite, attribuite in “punti-sulla tessera magnetica,
ben potevano essere convertire in denaro (cfr. pagg. 8-9 della sentenza impugnata).
In quesf ottica, le doglianze formulate dai ricorrenti si traducono in una mera reiterazione
delle censure già sollevate nei gradi di merito e, in definitiva, nel prospettare una
interpretazione del materiale probatorio difforme rispetto a quella accolta dalla corte triestina,
senza peraltro muovere specifici appunti avverso l’iter logico-argomentativo seguito da
quest’ultimo.
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