“Qualora il gestore di un centro scommesse italiano affiliato a un bookmaker straniero metta a disposizione dei clienti il proprio contogiochi o un conto giochi intestato a soggetti di comodo, consentendo la giocata senza far risultare chi la abbia realmente effettuata, il suo legame con detto bookamaker diviene irrilevante, configurandosi come una mera occasione per l’esercizio illecito della raccolta di scommesse”.Così si è espressa la III Sezione Penale in merito al ricorso presentato dal titolare di un centro scommesse collegato ad un bookmaker estero condannato alla pena di mesi sei di reclusione, per il reato di cui all’art. 4, commi 1, 4-bis e 4-ter della legge n. 401 del 1989, “perché, nella qualità di titolare di una sala giochi, in mancanza di concessione e autorizzazione, svolgeva attività organizzata al fine di accettare, raccogliere o comunque favorire l’accettazione o la raccolta anche i i via telematica di scommesse”.

I giudici hanno ritenuto che l’imputato “ha posto in essere una condotta attiva di messa a disposizione di un conto-gioco di comodo, che rende irrilevante il suo eventuale legame commerciale” con il bookmaker.