La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del titolare di una ‘ricevitoria’ collegata al concessionario Stanleybet riconosciuto responsabile del delitto di appropriazione indebita continuata e pluriaggravata (dall’abuso della prestazione d’opera e dall’aver cagionato alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità) in danno della società di diritto maltese Stanleybet Malta Ltd e, di conseguenza, lo aveva condannato alla pena di mesi 9 di reclusione ed Euro 800 di multa, con il beneficio della sospensione condizionale, oltre al pagamento delle spese processuali. L’esercente era stato inoltre condannata a risarcire il danno patito dalla costituita parte civile ed a rifonderne le spese di costituzione e di assistenza.

“Il capo di imputazione dava conto, con chiarezza, dell’esistenza, tra le parti, di un contratto di ricevitoria, riconducibile alla categoria dei contratti dì prestazione d’opera; come chiarito da questa stessa Sezione in una fattispecie del tutto analoga, “trattasi di caratteristiche che senz’altro connotano i rapporti intercorrenti tra la società di scommesse sportive Stanleybet e l’imputato, che con la predetta aveva stipulato un contratto – all’evidenza fiduciario – di ricevitoria, in forza del quale era stato autorizzato a gestire per conto della predetta società un’agenzia per la raccolta di scommesse sportive, assumendo gli obblighi di trasmettere alla dante causa le puntate versate dai clienti, di ricevere e trattenere a titolo di deposito la totalità delle vincite e di trasmettere senza indugio il saldo dovuto secondo il conteggio settimanalmente ricevuto (così la sentenza di primo grado ricostruisce gli obblighi contrattuali dell’imputato nei confronti della Stanleybet)” avendo perciò potuto concludere nel senso che “il contratto di ricevitoria, in virtù del quale una società abbia concesso ad un soggetto la licenza per gestire un’agenzia per la raccolta di scommesse sportive, comporta l’insorgere tra le parti di “relazioni di prestazione d’opera” che possono integrare la circostanza aggravante di cui all’art. 61, comma 1, n. 11 cod. pen.” (cfr., Cass. Pen., 2, 2.3.2018 n. 25.912, Ortolani). 1.3 Ed allora, sussistendo la contestata aggravante che, all’epoca, rendeva l’azione penale procedibile di ufficio, occorre far riferimento alla disciplina transitoria di cui all’art. 12 del D. Lg.vo 36 del 2018 e, dunque, limitarsi in realtà a prendere atto che la querela (indipendentemente dal rispetto del termine di cui all’art. 134 cod. pen.) era stata comunque proposta; il che, evidentemente, esclude la necessità di rimettere la persona offesa in termini per provvedere in tal senso”, si legge nella pronuncia.

“Dalla corretta risoluzione del problema relativo all’esistenza del rapporto intercorrente tra il XXXX e Stanleybet Malta Ltd come delineato nelle sentenze di merito, discende quella della configurabilità del delitto di appropriazione indebita nella condotta di chi, come nel caso di specie, abbia trattenuto somme che, proprio in virtù di tale rapporto, avrebbero dovuto essere riversate alla società preponente e che, invece, abbia trattenuto vantando un diritto al pagamento di spettanze in suo favore. È pacifico ed incontroverso, infatti, nella giurisprudenza di questa Corte, che nel reato di appropriazione indebita non opera il principio della compensazione con credito preesistente, allorché si tratti – come nel caso di specie in cui la stessa difesa non è stata in grado di precisare alcunché in tal senso – di crediti non certi, né liquidi ed esigibili (cfr., Cass. Pen., 2, 4.12.2013 n. 293, Silvano; Cass. Pen., 2, 9.1.2009 n. 6.080, Odarda; Cass. Pen., 2, 7.11.2007 n. 45.992, Cravosio). La consapevolezza dell’altruità della somme trattenute, pur in presenza di una pretesa da far valere nei confronti del preponente, integra infine l’elemento soggettivo del delitto in esame consistente, per l’appunto, nella nella coscienza e volontà di appropriarsi del denaro o della cosa mobile altrui, posseduta a qualsiasi titolo, sapendo di agire senza averne diritto, ed allo scopo di trarre per sé o per altri una qualsiasi illegittima utilità (cfr., Cass. Pen., 2, 27.3.2012 n. 27.023, Schennbri).