tar tribunale
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – Nel lontano 2007, su disposizione della Procura di Venezia, nell’ambito dell’operazione denominata “Black Slot” (da un tipo di scheda software installata) la Guardia di finanza sequestra su tutto il territorio nazionale oltre 100mila slot irregolari, dislocate in bar, pub e locali.

L’inchiesta e il sequestro arrivano fino a un piccolo bar di Corsano (LE), dove le fiamme gialle appongono i sigilli a una delle slot incriminate, applicando con del nastro adesivo un foglio A4 con gli estremi del sequestro sulla serratura dell’apparecchio.

Passano gli anni, cambiano le normative e si celebra il processo in cui, dopo sei anni, il Tribunale di Venezia assolve tutti gli imputati. Per la vecchia slot del bar di Corsano, finita nel frattempo a impolverarsi in uno scantinato, giunge il momento del dissequestro. In questo momento – come si legge su LeccePrima – iniziano però i guai giudiziari per il titolare del bar. Sull’apparecchiatura, infatti, non compare più il foglio che attestava il sequestro, finito chissà dove dopo quasi sette anni. All’uomo è contestato il reato di violazione aggravata di sigilli. L’uomo (soggetto incensurato senza alcun trascorso giudiziario) finisce a processo, che si protrae per oltre due anni e in cui l’accusa chiede una condanna a tre anni.

Questa lunga odissea giudiziaria si è chiusa finalmente con un’assoluzione piena da parte del giudice monocratico: per non aver commesso il fatto. I legali del malcapitato hanno infatti dimostrato come, in diritto, il loro assistito fosse assolutamente estraneo ai fatti contestati. La finalità del sequestro, in cui il cartello ha una funzione più che altro simbolica, è quella di impedire la reiterazione del reato. In questo caso l’apparecchiatura incriminata è stata accantonata e mai messa in funzione, spostata solo per ragioni logistiche, conservando all’interno il denaro versato fino al momento del sequestro nel 2007.

Commenta su Facebook