Loot boxes

“Nelle meccaniche di alcuni videogiochi che sono destinati ai giovani, anche minorenni, sono stati introdotti meccanismi che risultano sovrapponibili alle dinamiche del gioco d’azzardo”. Lo ha detto Sara Rolando, di Eclectica, che ha condotto una ricerca per conto di Ires Piemonte in cui sono stati coinvolti 29 gamers piemontesi. A finire nel mirino dei ricercatori le cosiddette loot box, ma anche i social casinò. In merito alle loot box ci sono “meccaniche di gioco indicate come troppo simili al gioco d’azzardo e per questo alcuni Paesi, come Gran Bretania e Olanda, sono state vietate. In Italia invece, nonostante l’Unione Europea abbia sollecitato i governi, il legislatore non si è ancora mosso”.

“I gamers non hanno avuto dubbi nel catalogare le loot box o i social casinò come gioco d’azzardo. I decisori politici dovrebbero tenere conto delle percezioni dei ragazzi perché se loro percepiscono questi meccanismi come azzardo evidentemente la pratica di questi giochi potrebbe portare ad avvicinarli al gioco d’azzardo. Alcuni gamers hanno raccontato che questi meccanismi li stavano portando ad avere una sorta di dipendenza. Lo stesso vale per le loot box che per alcuni sono attrattive, rendono il gioco divertente e spingono il giocatore a giocare di più perché c’è l’effetto sorpresa”.

E’ quanto si legge su torinotoday.it.