“Facendo una citazione voglio dire che aleggia un pregiudizio in Europa: è il pregiudizio sul gioco pubblico. Lo Stato etico non può invadere la libertà dell’individuo. Il gioco è sempre stato presente, in ogni società: pensiamo al gioco di ruoli. Nel Medioevo il gioco assume la funzione di esazione fiscale, il gioco è consentito solo al nobile. Ma sappiamo che l’attività di gioco non si può chiudere in un recinto. Oggi il gioco pubblico provoca paura”.

Lo ha detto la professoressa Ornella De Rosa, docente-ricercatrice dell’Università di Salerno e presidente dell’Osservatorio Internazionale sul Gioco, intervenendo al convegno ‘Giochi senza frontiere’ dedicato al gioco esaminato dal punto di vista politico, psicologico e storico presso l’Università degli Studi di Salerno.

“Con le restrizioni sulla pubblicità e altro i concessionari sembrano arretrare, oggi devono cercare di non apparire. Vengono connotati come ‘spacciatori’, con accezione negativa. Oggi per vedere il futuro sarebbe sufficiente guardare oltre confine: in America si fa strada la figura del sognatore. Tutti noi sogniamo, il gioco rappresenta l’unione tra realtà e individuo. Io continuo a sostenere che non esista il giocatore patologico: ognuno di noi ha una patologia, un ‘amore’. Il sogno è un ammortizzatore sociale” ha concluso.