“Il mio personale approccio alle cose è sempre stato quello del ‘ragazzo di bottega’, che deve ‘rubare’ il mestiere, perchè nessuno ti regala nulla. E’ anche l’insegnamento ricevuto dal professor Giuseppe Imbucci, il fine studioso che oggi ricordiamo qui, all’università di Salerno, parlando di gioco”. Lo ha detto Ornella De Rosa (Università degli Studi di Salerno), intervenendo al convegno “A che gioco giochiamo” organizzato dall’Università con la collaborazione dell’Osservatorio internazionale sul gioco e della città di Fisciano.

“Un argomento così negletto, ai margini, come il gioco, oggetto di dissertazioni di letteratura e poesia, di cui si parlava poco o niente, non come oggi, noi dell’Osservatorio stiamo cercando di rimodulare il termine di gioco d’azzardo con quello di gioco pubblico, che oggi comunque è visto in senso negativo. Il termine ludopatia, ampiamente abusato, secondo l’Accademia della Crusca non esiste. Il mio approccio al gioco è sempre stato quello di svago, le derive non dipendono dal gioco in sé, ma piuttosto dalle caratteristiche dell’individuo. Uno dei meriti del prof. Imbucci è stato quello di introdurre la meta-disciplinarità.

Il compito dell’Osservatorio è quello di fare prevenzione e attraverso una ricerca abbiamo avuto la fortuna di coinvolgere professori di elevatissima qualità e caratura, lavorando nell’ambito delle neuroscienze. Quello che ribadiamo attraverso la nostra attività di ricerca è che non si può mettere al bando il gioco pubblico senza lasciare, inevitabilmente, campo aperto al gioco illegale. Cosa sta producendo il distanziometro? Esattamente questo. Intorno all’Osservatorio di Salerno i concessionari che non sono stati affascinati solo dalla cultura del profitto hanno voluto contribuire ad una cultura alta del gioco, sostenendo la nostra attività di ricerca. C’è un detto napoletano che dice ‘Pazzo chi joca e pazzo chi nun ghioca’”.