Per entrare nel locale, gli scommettitori avevano un “codice”: dopo avere bussato per tre volte sulla vetrata fumé, il titolare veniva ad aprire e permetteva ai clienti di accedere. Una volta dentro, regolavano le giocate che erano state ordinate al telefono. Tutto questo, senza rispettare le norme anti contagio da Coronavirus non solo in relazione al distanziamento e all’uso dei sistemi di protezione individuale, ma anche in merito al divieto di esercitare alcune attività commerciale, come quella delle sale da gioco.

La squadra di polizia amministrativa della questura di Terni nel corso di mirati servizi volti ad accertare il rispetto delle vigenti norme di contrasto alla diffusione del contagio del Covid19, ha contravvenzionato il titolare e alcuni avventori di un centro scommesse sito a Terni.

Le sanzioni contestate sono relative alla non osservanza dell’obbligo di chiusura del punto scommesse, nonché alla mancata osservanza dell’obbligo di indossare le mascherine di protezione e di tenere le distanze di sicurezza interpersonale.

Gli agenti hanno ricostruito che per entrare all’interno della sala, le persone usavano dei segnali convenzionali per farsi riconoscere come giocatori “abituali”, bussando tre volte sulla vetrata fumé e dopo quale istante il titolare apriva la porta e permetteva ai clienti di accedere.

Secondo gli investigatori, tutto era finalizzato ad agevolare i clienti ad effettuare le scommesse attraverso una promessa telefonica, seguita da ratifica presso il punto gioco, malgrado l’obbligo di chiusura della sala imposta dal Dpcm del 14 gennaio scorso.