Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Monopoli di Stato – Ufficio Regionale Puglia Basilicata e Moli in cui si chiedeva l’annullamento del decreto direttoriale con cui si è disposta la revoca della concessione di una ricevitoria del lotto.

Si legge: “Considerato che con il ricorso, notificato il 17 febbraio 2020 e depositato il successivo 2 marzo, la parte istante, in qualità di gestore per concessione, da circa trent’anni, della ricevitoria del lotto (n. -OMISSIS—OMISSIS–OMISSIS-) e la rivendita ordinaria di generi di monopolio in -OMISSIS–OMISSIS-dei -OMISSIS-(-OMISSIS-), ha impugnato l’atto meglio specificato in epigrafe, in particolare il decreto direttoriale prot. n. -OMISSIS-del -OMISSIS-.-OMISSIS-.-OMISSIS-, comunicato con nota del 10.-OMISSIS-.-OMISSIS-, con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – senza minimamente tener conto delle pregnanti ragioni esposte dalla deducente a giustificazione dei propri inadempimenti – ha disposto la revoca della concessione della predetta ricevitoria del lotto e la conseguenziale disdetta del contratto per la gestione della ricevitoria, nonché l’incameramento della polizza costituita a garanzia dell’adempimento degli obblighi contrattuali;

Atteso che la domanda impugnatoria proposta si affida – come motivi di doglianza – alla prospettazione dei vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto svariati aspetti sintomatici;

Ritenuto che le doglianze esposte nel presente mezzo di gravame sono finalizzate ad evidenziare che:

– l’atto gravato sarebbe stato adottato senza tener minimamente conto delle rilevanti ragioni rappresentate dalla ricorrente nelle controdeduzioni presentate a seguito della comunicazione di avvio del procedimento, consistenti nelle difficoltà economiche determinate dai gravi reati subiti dalla medesima nel periodo relativo a tali scadenze e prontamente denunciati alle Autorità competenti;

– la motivazione del decreto gravato si fonderebbe, quindi, sul presunto automatismo della sanzione di revoca della concessione in parola in caso di inadempimento o ritardo del ricevitore nel versamento dei proventi, in asserita applicazione del combinato disposto di cui alla l. n. 8-OMISSIS-/1990 e ai punti 9) e 10) dell’art. 34 della l. n. -OMISSIS-93 del 22.-OMISSIS-.19-OMISSIS-7 e delle circolari ministeriali del 31.7.2003 e del 18.-OMISSIS-.2016, oltre che delle clausole del contratto sottoscritto per la gestione di tale servizio;

– nel caso di specie, l’Amministrazione resistente non solo non avrebbe tenuto conto in alcun modo delle controdeduzioni fornite dalla ricorrente alla nota di comunicazione di avvio del procedimento in parola, ma non ha nemmeno considerato la mera possibilità di irrogare la distinta e più lieve sanzione pecuniaria, pure prevista dall’art. 3-OMISSIS-, l. n. -OMISSIS-93/19-OMISSIS-7 cit., in luogo di quella estremamente afflittiva ed irreversibile della revoca della concessione della ricevitoria, oltretutto dopo trent’anni di gestione di quest’ultima e a distanza di un anno ormai dal termine di scadenza previsto (in data 30.9.2021).

Rilevata la costituzione in resistenza dell’Amministrazione intimata, ed in particolare dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, AAMS – Ufficio dei Monopoli per la Puglia, il Molise e la Basilicata – Sezione Operativa Territoriale di -OMISSIS–OMISSIS-, che ha eccepito nel merito l’infondatezza delle doglianze prospettate fondando le proprie argomentazioni sui seguenti elementi:

– per determinati e reiterati omessi versamenti, è stata inviata al ricevitore, mediante lettera raccomandata a/r, una puntuale intimazione ad effettuare il versamento entro cinque giorni dal ricevimento della stessa e a trasmettere contestualmente la relativa attestazione del versamento, con l’avvertenza che, trascorsi i termini previsti, si sarebbe avviato il procedimento di revoca della ricevitoria;

– in data 11/11/-OMISSIS-, ns. prot. n. 84404, è pervenuta copia della sentenza n. 1-OMISSIS-14/-OMISSIS-, emessa dal Tribunale di -OMISSIS–OMISSIS-, trasmessa dall’avv. -OMISSIS–OMISSIS-per conto della Sig.ra -OMISSIS- -OMISSIS-, relativa alla causa civile di primo grado con la quale il giudice ha condannato il convenuto a rimborsare alla Sig.ra -OMISSIS- -OMISSIS-la somma di € 21.-OMISSIS-2-OMISSIS-,21;

– con nota n. -OMISSIS-del 20/11/-OMISSIS-è stata trasmessa informativa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di -OMISSIS–OMISSIS- e alla Procura Regionale presso la Sezione Giurisdizionale Puglia della Corte dei Conti di Bari relativamente agli omessi versamenti dei proventi del gioco del lotto da parte del ricevitore, nel suo ruolo di incaricato di pubblico servizio, configurandosi, pertanto, il reato di peculato;

– in conseguenza dei fatti accertati, in data 0-OMISSIS-/-OMISSIS-/-OMISSIS-, con provvedimento prot. n. 91063, trasmesso in data 10/-OMISSIS-/-OMISSIS-con nota prot. 92318, è stata disposta la revoca della concessione della ricevitoria del lotto in questione, motivata da n. 3 omessi versamenti per un totale di € 13.-OMISSIS-94,32, a tutt’oggi persistenti, che connotano di particolare gravità la negligenza del ricevitore, con pregiudizio del vincolo fiduciario, in relazione alla particolare natura dell’attività svolta dallo stesso che, in quanto agente contabile, è incaricato di maneggio di denaro pubblico;

– con riferimento all’accennata truffa subita da parte di professionisti che l’assistevano, la ricorrente ne ha fatto appena menzione nelle controdeduzioni del -OMISSIS-/10/-OMISSIS-dichiarando, successivamente, nell’audizione del 08/11/-OMISSIS-, di essere stata vittima di raggiri da parte di chi l’assisteva senza precisare quanto ciò abbia inciso direttamente sul mancato riversamento delle somme incassate per conto dello Stato;

– il competente ufficio ribadisce che le motivazioni del provvedimento impugnato risiedono, oltre che nel numero eccessivo di ritardati versamenti, nell’avere il ricevitore trattenuto indebitamente somme di proprietà dello Stato inficiando, quindi, il rapporto fiduciario con l’amministrazione concedente;

Ritenuto che alla camera di consiglio del 22 aprile 2020 la causa è stata posta in decisione ai sensi dell’art. 60 cpa in combinato con l’art. 84 comma -OMISSIS- DL n.18/2020, sussistendone i presupposti;

Ritenuto che, nel caso di specie, le questioni poste a base delle eccezioni dell’Amministrazione resistente sono di per sé sufficienti a smentire o far perdere rilevanza giuridica alle doglianze prospettate dalla ricorrente;

Considerato che comunque per la definizione della presente controversia sia anche sufficiente richiamare le costante giurisprudenza della sezione (cfr. da ultimo, la sentenza del 10 marzo 2020, n. 3110) secondo cui:

“Ai sensi dell’art. 30 del d.p.r. n. 303 del 1990, “I raccoglitori sono tenuti a versare al concessionario, entro il giovedì della settimana successiva all’estrazione, il saldo a proprio debito a mezzo di una o più aziende di credito che assicurino il servizio su tutto il territorio nazionale o del servizio postale”.

Con la circolare n. 13386 del 31 luglio 2003 sono state fornite concrete indicazioni in ordine al potere di revoca della concessione della ricevitoria del lotto per violazione abituale delle prescrizioni di legge. Si è previsto in particolare, che in mancanza di versamento delle somme dovute entro il doppio termine rappresentata dal giovedì della settimana successiva all’estrazione e dalla decorrenza di cinque giorni dalla diffida ad adempiere comporta, in mancanza di idonee giustificazioni, la decadenza della concessione.

Il contratto o disciplinare di concessione sottoscritto dal ricevitore richiama (artt. 1 e 2) la disciplina sulla decadenza della concessione contenuta nell’art. 34 della legge 22.-OMISSIS-.19-OMISSIS-7, n. -OMISSIS-93 e nella circolare n. 13386 del 31 luglio 2003. Vi si prevede in particolare che la “concessione è revocata per gravi violazioni di legge” e “per gravi inosservanze delle modalità stabilite nel presente atto” (art. 1); che “il mancato versamento nel termine di cinque giorni dal ricevimento della lettera raccomandata a/r, con la quale viene intimato l’adempimento, comporta la revoca della concessione, anche a norma dell’art. 14-OMISSIS-4 c.c.” (art. 2).

La revoca (o meglio la decadenza) della concessione disposta per il mancato pagamento nel termine di cinque giorni intimato nella diffida costituisce una peculiare ipotesi di decadenza automatica della concessione che trova la propria fonte nel rapporto negoziale posto in essere, nell’ambito dell’autonomia negoziale, tra il ricevitore e l’amministrazione concedente. Ciò comporta che l’atto di revoca della concessione (o di decadenza) condivide la natura giuridica privatistica dell’atto da cui trae origine e fondamento.

La Sezione ha sottolineato come in questo caso il potere di revoca, previsto nell’art. 34 della legge 22.-OMISSIS-.19-OMISSIS-7, n. -OMISSIS-93 e dal contratto di concessione, abbia natura vincolata nell’an e nel quomodo, non avendo l’amministrazione alcuna discrezionalità “in ordine all’adozione del provvedimento di revoca”, né potendo “adottare misure diverse e più tenui”.

Si è altresì analizzato (vagliandone la piena coerenza) il funzionamento della previsione risolutoria contenuta nell’art. 2 del disciplinare, affermando che l’effetto caducatorio, attesa la peculiarità del meccanismo convenuto, prescinde dal giudizio di gravità indicato nell’art. 14-OMISSIS–OMISSIS- c.c. e costituisce una causa di risoluzione autonoma sia rispetto a quelle per abitualità o recidiva indicate nell’art. 34 della legge 22.-OMISSIS-.19-OMISSIS-7, n. -OMISSIS-93, sia rispetto al meccanismo della risoluzione ex art. 14-OMISSIS-4 c.c. rubricato “diffida ad adempiere”.

Più in particolare, si è affermato come sia proprio il contratto di concessione a prevedere espressamente (art. 2) la diffida ad adempiere al pagamento e a stabilire il termine ulteriore assegnato al debitore per l’adempimento (cinque giorni), nonché la conseguenza del superamento del termine assegnato ossia la revoca della concessione. Tale previsione dimostra come “l’inosservanza di questo secondo termine [quello di -OMISSIS- giorni dalla diffida] sia stata qualificata come grave, avuto riguardo all’interesse del creditore, tanto da riconnettervi espressamente la conseguenza della cessazione del rapporto. Il disciplinare ha cioè previsto un particolare meccanismo, in forza del quale la violazione del secondo termine per il versamento delle somme – ossia quello di cinque giorni assegnato con la diffida – assume carattere determinante nell’economia del rapporto, conducendo a qualificare l’inadempimento del concessionario in termini di gravità per l’interesse del creditore pubblico”.

Sulla base di questo presupposto la Sezione ha ricostruito il meccanismo risolutorio nel modo seguente. “Il meccanismo [dell’art. 2 del disciplinare] così descritto induce a ritenere che le parti non abbiano inteso attribuire al primo termine di pagamento – ossia quello del giovedì della settimana successiva a quella di raccolta del gioco – la valenza propria di termine essenziale, ai sensi dell’articolo 14-OMISSIS-7 cod. civ., atteso che la violazione di tale termine non determina di per sé un effetto risolutorio, poiché non ne deriva la revoca della concessione. Quanto, invece, al secondo termine – ossia quello di cinque giorni dal ricevimento dell’apposita diffida – la lettura del disciplinare porta a concludere che a questa seconda scadenza sia stata attribuita una rilevanza determinante nell’economia del rapporto, tanto da comportare, in caso di infruttuoso decorso, la revoca della concessione.

In conclusione, la revoca della concessione, secondo il meccanismo disegnato dall’art. 2 del disciplinare, prescinde dalla valutazione postuma della gravità dell’inadempimento, basandosi soltanto sul fatto oggettivo del mancato versamento oltre i termini stabiliti nella diffida di pagamento, ritenuto ex ante inadempimento così grave da fare venire meno l’affidabilità del concessionario incarico della gestione del denaro pubblico, recidendo così il fondamentale rapporto fiduciario che lo lega al concedente”;

Ritenuto che per gli argomenti sopra enunciati il presente gravame va respinto stante la sua manifesta infondatezza;

Considerato, infine, che per la natura ed il contenuto della controversia sussistono giusti motivi per compensare fra le parti le spese di giudizio;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa fra le parti le spese di giudizio”.