Nei giorni scorsi la FIGC ha formulato una nuova proposta: creare un “fondo calcio”, una sorta di paracadute per le società più sofferenti, alimentato con fonti federali e con l’1% delle scommesse. La cifra ammonterebbe a più di 100 milioni di euro l’anno su una raccolta di 10,4 miliardi solo nel 2019. Come riportato però dalla Gazzetta dello Sport, la proposta ha generato proteste e contrarietà.

La proposta richiama il modello francese, impostato sul concetto di diritti d’autore per chi organizza scommesse di eventi sportivi.

Il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, Gianni Petrucci ha controbattuto che se il mondo del calcio avrà la sua percentuale, è giusto che anche la pallacanestro possa avere la sua. Un passo in questa direzione per accontentare tutti (che sarebbe incluso  nel cosiddetto “decreto aprile”) potrebbe essere la trasformazione del “salva calcio” nel “salva sport”.

Il Presidente di Logico Moreno Marasco ha dichiarato: “La Legge di Bilancio prevede già che il settore dei giochi contribuisca al finanziamento del Coni sin dal 2004 e di Sport e Salute dal 2019. Sarebbe una vessazione ulteriore per un mondo già duramente colpito dalla crisi (imposte indirette su ricavi al 54 per cento)”.

Per il dirigente sportivo ed ex presidente di Coni e Figc, Franco Carraro: “Non c’è dubbio che lo sport sia stato molto toccato da questa crisi che ci ha colti impreparati. Chiedere l’1% sulle scommesse sul calcio, sul betting, può essere un’idea, ma non so se è realizzabile. Più importante è trovare il modo di aiutare le società dilettantistiche soprattutto con una dilazione degli oneri fiscali”.

Un altro contenzioso riguarda la possibilità di aggiungere all’1% anche ciò che viene raccolto in Italia per eventi organizzati all’estero (nel 2018, la serie A ha chiuso al 15,7 del totale scommesso sul calcio, il Mondiale al 6,7, la Champions al 6,1, la Premier League al 4,7 e la Serie B come la Liga al 4,4).

Nulla da fare invece per la sospensione di un anno del divieto di pubblicità e di sponsorizzazioni delle aziende di betting. La contrarietà del Movimento 5 Stelle è totale.