Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Questura di Sondrio, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con il quale è stata respinta la richiesta del rilascio della licenza di pubblica sicurezza per l’esercizio dell’attività di trasmissione telematica.

Il titolare di un’impresa ha chiesto alla Questura di Sondrio il rilascio dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività di trasmissione dei dati relativi alle scommesse a quota fissa sugli eventi sportivi, in favore di una società straniera. La Questura ha comunicato di non poter accogliere l’istanza di autorizzazione, in quanto la società straniera, in favore della quale i dati raccolti devono essere elaborati e trasmessi, non risulta soggetto concessionario, autorizzato o incaricato dell’organizzazione e della gestione delle scommesse da parte del soggetto concessionario o autorizzato, come richiesto dall’articolo 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

Si legge: “La censura per cui la Questura di Sondrio avrebbe dovuto qualificare, anche mediante la stimolazione del contraddittorio procedimentale, l’istanza di autorizzazione ai sensi dell’articolo 86, comma 1, del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, il quale disciplina la licenza per l’esercizio delle sale pubbliche per bigliardi o per altri giochi leciti, e non ai sensi dell’articolo 88, il quale disciplina la licenza per l’esercizio delle scommesse, è manifestamente infondata.

L’attività di gestione della trasmissione e della elaborazione dei dati che riguardano le scommesse su eventi sportivi consiste nella messa in contatto dello scommettitore, al quale viene proposta la connessione e la trasmissione dei dati, con la società straniera che organizza le scommesse ed alla quale i dati vengono inoltrati.

Essa rappresenta un segmento dell’attività di raccolta delle scommesse lecite meritevoli di tutela e perciò non può essere qualificata quale generica attività di gioco lecito che si svolge, senza l’elemento caratterizzante della scommessa, nelle sale aperte al pubblico ed è subordinata al rilascio della sola licenza di polizia.

La Questura di Sondrio ha dunque correttamente ricondotto l’istanza di autorizzazione proposta dal ricorrente nella fattispecie disciplinata dall’articolo 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, il quale dispone che “La licenza per l’esercizio delle scommesse può essere concessa esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti ai quali la legge riserva la facoltà di organizzazione e gestione delle scommesse, nonché a soggetti incaricati dal concessionario o dal titolare di autorizzazione in forza della stessa concessione o autorizzazione”.

Secondo la consolidata giurisprudenza di questo Tribunale, l’autorizzazione di polizia di cui all’articolo 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, deve essere negata ai soggetti intermediari che esercitano sul territorio italiano l’attività di raccolta e di trasmissione dei dati delle scommesse per conto di un soggetto allibratore straniero privo della concessione rilasciata dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato per l’esercizio delle scommesse (T.a.r. Lombardia, Milano, Sezione I, 5 gennaio 2021, n. 30; 23 settembre 2020, n. 2096; 16 aprile 2019, n. 848).

Il segmento della elaborazione e della trasmissione dati non può essere infatti scorporato dall’attività unitaria di organizzazione e di gestione delle giocate, la quale è riferibile esclusivamente alla società straniera, la quale è tuttavia priva della concessione che avrebbe dovuto ottenere all’esito di una procedura di evidenza pubblica.

Pertanto non può essere svolta sul territorio italiano un’attività di intermediazione da parte di un soggetto che non sia incaricato da un concessionario, poiché questa implica un contatto diretto con gli scommettitori-consumatori e dunque il rispetto di elevati standard di tutela che solo il sistema concessorio-autorizzatorio è in grado di garantire.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha affermato che, in assenza di un’armonizzazione delle discipline degli Stati membri in materia di gioco d’azzardo, non esiste alcun obbligo di mutuo riconoscimento delle autorizzazioni da questi rilasciate (C.G.U.E. 15 settembre 2011, C-347/09; 8 settembre 2010, C-316/2007, C-358/2007, C-360/2007, C-409/2007 e C-410/2007).

Nel caso di specie è incontestato che la società straniera, in favore della quale i dati raccolti devono essere elaborati e trasmessi, non sia titolare di concessione o di autorizzazione delle scommesse rilasciata dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato per l’esercizio delle scommesse, per cui il richiedente non può essere considerato come incaricato dell’organizzazione e della gestione delle scommesse da parte del concessionario o del titolare dell’autorizzazione.

La Questura di Sondrio ha perciò correttamente negato al ricorrente l’autorizzazione di polizia di cui all’articolo 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.

2.2. La Corte di Giustizia dell’Unione europea, diversamente da quanto sostenuto dal ricorrente, si è reiteratamente e chiaramente pronunciata sulla compatibilità dell’articolo 88 con i principi dei Trattati, riconoscendo che il sistema italiano del doppio binario, il quale subordina l’esercizio delle attività nel settore dei giochi d’azzardo all’ottenimento sia della concessione governativa che dell’autorizzazione amministrativa di polizia, consente di apporre delle restrizioni alla libertà di stabilimento ed alla libera prestazione dei servizi, che siano proporzionali e coerenti con motivi imperativi di interessi generale, quali l’esigenza di prevenire l’esercizio criminale o fraudolento dell’attività, a tutela degli scommettitori-consumatori, e l’esigenza di contrastare la criminalità collegata ai giochi d’azzardo (C.G.U.E. 12 settembre 2013, C-660/2011 e C-8/2012; 24 gennaio 2013, C-186/11 e C-2019/21; 16 febbraio 2012, C-72/2010 e C-77/2010; 6 marzo 2007, C-338/2004, C-359/2004 e C-360/2004).

Il Collegio ritiene pertanto che le istanze avanzate in via subordinata dal ricorrente per la sollevazione della questione pregiudiziale eurounitaria e della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 88 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, siano manifestamente infondate.

3. In conclusione il ricorso deve essere rigettato.

4. Le spese di lite del giudizio seguono la soccombenza del ricorrente e si liquidano nella misura indicata nel dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia (Sezione prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna il ricorrente a corrispondere al Ministero dell’Interno le spese di lite del giudizio, che liquida in euro 2.000,00 (duemila/00) oltre accessori”.