Il Tar Campania ha rimesso al Tribunale Ordinario le questioni relative alle sanzioni contestate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ai concessionari di scommesse.

Il ricorso la parte istante, in qualità di società che opera dal 2009 nella commercializzazione di giochi pubblici su base ippica attraverso l’attivazione della rete di negozi di gioco lecito e la relativa conduzione, in virtù della convenzione di concessione stipulata con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in data 17 agosto 2009, ha impugnato gli atti in quanto lesivi del proprio interesse oppositivo al pagamento delle penali imposte per presunti ritardi intervenuti negli armi dal 2013 al 2014 (primo quadrimestre) nella parte in cui richiede il pagamento di somme a titolo di penali manifestamente sproporzionate, in quanto computate in applicazione dell’aliquota massima del 5%, sebbene la convenzione di concessione e la norma vigente in materia imponga all’ADM l’applicazione delle penali nel rispetto dei criteri di ragionevolezza, proporzionalità e non automaticità.

“(….) con particolare riferimento alla fattispecie in esame, il Collegio osserva che: a) dall’esame del disciplinare di concessione si evince che la pretesa relativa alle penali ed agli interessi non implica l’esercizio di alcun potere discrezionale; b) la stessa società ricorrente non censura l’illegittimo esercizio di un potere discrezionale, ma lamenta una lesione del legittimo affidamento ingenerato dall’Amministrazione con le sue comunicazioni in ordine all’esposizione debitoria complessiva verso l’Erario. Pertanto la presente controversia, investendo profili esclusivamente patrimoniali del rapporto concessorio, sotto l’aspetto della sussistenza del debito (an debeatur) e del suo ammontare (quantum debeatur), esula dalla giurisdizione di questo Tribunale, perché è riconducibile tra le controversie meramente patrimoniali “concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi”, alle quali si riferisce l’art. 133 comma 1, lettera c), cod. proc. amm. devolvendole alla giurisdizione del giudice ordinario (Cfr. TAR Lazio, Sez. II, n. 7579 del 25 luglio 2013).

Ciò è confermato dal fatto che con il presente mezzo di gravame la parte istante ha lo scopo di far valere una carenza di potere in concreto poiché come ampiamente illustrato nel ricorso introduttivo, l’Ufficio Regionale della Campania – sede di Napoli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha comminato arbitrariamente alla ricorrente il pagamento di penali per diverse decine di migliaia di euro in applicazione dell’aliquota massima di penale applicabile ai ritardi”.

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