Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Già A.A.M.S.; Questura di Napoli, Ministero dell’Economia e delle Finanze non costituiti in giudizio in cui si chiedeva l’annullamento del decreto emesso in data 22.09.2014, notificato in data 25.09.2014, con cui il Questore della Provincia di Napoli (prot. nr. 56 del 23.09.2014/Cat.11.E12014) ha respinto l’istanza proposta dall’odierna ricorrente al fine di ottenere il rilascio della licenza ex art. 88 del RD 18 giugno 1931 n. 773 per l’attività di trasmissione dati, nei locali di Casavatore (NA), per conto del bookmaker (…), titolare del marchio/sito internet (…), munita di regolare licenza per l’esercizio dell’attività di bookmaker lia-12003/4-09, rilasciata in data 8/10/2009 dall’Ufficio dello Stato (…), nonché della concessione italiana (…) stipulata con ADM — già AAMS (…); (ove ritenuto atto presupposto necessario) della nota dell’Agenzia delle Entrate e dei Monopoli (già A.A.M.S.) n. 66207 del 05.09.2014 richiamata dal diniego di cui supra in base alla quale la società (…) sarebbe “… aggiudicataria per l’affidamento in concessione (…) … esclusivamente per un solo diritto di vendita.

Si legge: “Con il ricorso introduttivo del giudizio, (…) in proprio e nella qualità di titolare dell’omonima ditta individuale (…), con sede in Casavatore (NA), (…) ha impugnato l’epigrafato decreto questorile, recante il diniego di rilascio della licenza di pubblica sicurezza, di cui all’art. 88 del T.U.L.P.S., con cui il Questore della Provincia di Napoli ha respinto l’istanza proposta dalla stessa, diretta ad ottenere il rilascio della licenza ex art. 88 del RD 18 giugno 1931 n. 773 per l’attività di trasmissione dati, nei locali di Casavatore (NA), (…) per conto del bookmaker (…).

Il gravato decreto è fondato sui seguenti rilievi: “LETTO l’art. 88 T.U.L.P.S. che prevede che la licenza del Questore può essere rilasciata esclusivamente a soggetti concessionari o autorizzati da parte di Ministeri o di altri enti ai quali la legge riserva la facoltà di organizzazione e gestione delle scommesse, nonché a soggetti incaricati dal concessionario o dal titolare di autorizzazione a favore della stessa concessione o autorizzazione;

VISTI altresì gli artt. 2 bis (il gioco con vincita di denaro può essere raccolto dai soggetti titolari di valida concessione rilasciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze — Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato esclusivamente nelle sedi e con le modalità previste dalla relativa concessione con esclusione di qualsiasi altra sede, modalità e apparecchiatura che ne permetta la partecipazione telematica) e 2 ter del D.L. 40/2010;

VISTI l’art. 3 comma 228 della legge 28.12.1995, n. 549 (ferma restando la facoltà attribuita al Ministero delle Finanze con art. 11 del D.L. 30.12.1993 n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26.02.1994 n. 133, la raccolta delle giocate del lotto e dei concorsi pronostici deve essere effettuata direttamente presso le ricevitorie a ciò espressamente autorizzate, non essendo ammessa alcuna forma di intermediazione) e l’art. 2 del D.M. 111/2006 che vietano nel settore scommesse ogni forma di intermediazione;

VISTA la comunicazione dei motivi ostativi del 18.08.2014, ai sensi dell’alt 10 bis della legge 241/1990 a seguito della quale il richiedente ha prodotto memorie difensive, alla quale allegava copia della Concessione AAMS rilasciata a seguito della sottoscrizione di apposita convenzione in data 30.10.2013 alla società (…);

VISTO che l’AAMS con nota n. 66207 del 05.092014, comunicava a quest’ufficio che la società (…) Group GmbH è risulta aggiudicataria per l’affidamento in concessione N. 4584 dell’esercizio dei giochi pubblici di cui all’art. 10, comma 9-octies, del D.L. 02.03.2012 n. 16 convertito dalla L. 26/04/2012 n. 41 esclusivamente per un solo diritto di vendita — codice diritto N. 36775. Pertanto la società indicata in oggetto potrà effettuare la raccolta scommesse presso un solo negozio di gioco, previo rilascio del titolo autorizzatorio da parte dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, e successiva licenza di Polizia ex art. 88 TULPS. La società (…) ha comunicato di voler collocare il punto presso il quale potrà raccogliere scommesse in Roma, Largo di Valtoumanche n. 15 ( cap 00141);

CONSIDERATO che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sez. III, cause riunite n. C.660/11 e C-8/12 del 12.09.2013, ha recentemente stabilito che “allo stato attuale del diritto dell’Unione non esiste alcun obbligo di mutuo riconoscimento dalle autorizzazioni rilasciate dai vari Stati membri”, sicché “la circostanza che un operatore disponga, nello Stato membro in cui è stabilito, di un’autorizzazione che gli consente di offrire giochi d’azzardo non osta a che un altro Stato membro, nel rispetto degli obblighi posti dal diritto dell’Unione, subordini al possesso di un autorizzazione rilasciata dalle proprie autorità la possibilità, per un tale operatore di offrire siffatti servizi a consumatori che si trovino nel suo territorio”;

VISTA la più recente giurisprudenza del TAR Lazio e della III Sezione Consiglio di Stato (sentenze da nn. 5641 a 5676) sulla natura e sulle condizioni di ammissibilità dei CTD che ha affermato la inammissibilità del rilascio della licenza di Polizia nei loro confronti;

RITENUTO pertanto che la qualità di concessionario costituisce presupposto imprescindibile ai fini del rilascio della licenza di Polizia e che i CTD non hanno tale qualità, limitandosi a svolgere una mera attività di mediazione come disciplinata dall’art. 1754 c.c.;

VISTA la sentenza n. 1846 del 17 febbraio 2014 con la quale il TAR Lazio ha ribadito che ” tale e autorizzazione di Polizia è subordinata al rilascio della concessione statale e quindi, sono conformi al diritto UE i divieti imposti a chi non ne sia in possesso…”

1.3 A fondamento delle domande azionate, la ricorrente premettendo di non essere un mero mediatore ma di avere stipulato un contratto di istituzione e stabilimento con la società Austriaca de qua ha articolato, cinque motivi di ricorso, con cui, deducendo – così come enunciato in rubrica – la violazione dell’art. 3 della legge 241/1990 e l’eccesso di potere in tutte le figure sintomatiche, nonché la violazione dell’art. 10 “bis” della l.n. 241/1990, lamenta che il gravato provvedimento sarebbe illegittimo laddove avrebbe ritenuto che la concessione rilasciata alla società austriaca potesse essere valida per un unico punto vendita, nonché laddove, senza peraltro riscontrare sul punto le controdeduzioni ex art. 10 bis l. 241/90, avrebbe considerato che la ricorrente fosse un mero mediatore, laddove dalla lettura del Contratto di Istituzione e Stabilimento inter partes si evinceva che il CTD della ricorrente era inserito nella rete commerciale della (…) al fine di esercitare l’attività di canalizzazione, in via esclusiva, nei confronti di detta società, nonché infine laddove in ogni caso, in violazione della normativa europea avrebbe ritenuto necessario il previo ottenimento della concessione, ai fini del rilascio dell’autorizzazione ex art. 88 del T.U.L.P.S.., stante, tra l’altro, l’illegittimità della procedure volte al rilascio delle concessioni.

In relazione a tale ultima questione la ricorrente ha articolato quesiti pregiudiziali da sottoporre alla corte di Giustizia dell’Unione Europea ex art. 267 TFUE, relativi alla conformità della normativa italiana con gli art. 43, 49 segg. e 56 segg. TFUE

2. Si è costituito in giudizio il Ministero dell’Interno, con deposito di documenti e di relazione difensiva.

3. All’udienza del 22 settembre 2020, fissata per lo smaltimento dell’arretrato, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

4. Il ricorso è infondato.

4.1 I molteplici profili di censura dedotti dalla parte ricorrente possono essere schematicamente ricondotti a quattro sostanziali e rilevanti questioni.

4.1.a Ed invero la ricorrente si duole in primo luogo del fatto che il CDT potesse essere considerato quale un mero intermediario, non abilitato alla richiesta di autorizzazione ex art. 88 del T.U.L.P.S.

4.1.b Lamenta inoltre che il decreto gravato avrebbe illegittimamente considerato che la concessione italiana n. 4584 stipulata con ADM — già AAMS —il 30.10.2013 dalla società austriaca potesse essere considerata valida per un unico punto vendita.

4.1.c. Deduce inoltre l’illegittimità della legislazione italiana, laddove subordinando, in base all’art. 88 TULPS, il rilascio della licenza di pubblica sicurezza all’esistenza, in capo al richiedente o ad un soggetto che gli abbia conferito mandato, della pertinente concessione per la gestione delle scommesse (concessione il cui rilascio è contingentato, e avviene all’esito di una procedura di evidenza pubblica), si porrebbe in contrasto con la disciplina comunitaria contenuta nel trattato di funzionamento dell’Unione europea in materia di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei servizi, nel quadro risultante dall’interpretazione delle pronunce della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (in particolare, sentenza Placanica del 6 marzo 2007, C 338/04, e sentenza Costa-Cifone del 16 febbraio 2012, cause riunite C 72/10 e C 77/10).

4.1.d Infine, sotto un distinto ma concorrente profilo, lamenta il carattere altamente discriminatorio della normativa interna che disciplina le procedure di evidenza pubblica relative al rilascio delle concessioni in materia, atteso che, secondo la prospettazione attorea, anche il Bando 2012 renderebbe praticamente impossibile l’accesso al mercato interno a nuovi operatori economici.

Ne deriverebbe, secondo le argomentazioni svolte in ricorso, la violazione delle norme del Trattato, per palese discriminazione nei confronti dei nuovi operatori entranti ed in particolare nei confronti di chi – titolare di licenza in altro stato membro – intendesse operare in Italia.

4.1.e La ricorrente ha inoltre articolato una censura di carattere formale, riferita alla violazione dell’art. 10 bis l. 241/90.

4.2 Tutte le censure sono infondate.

5. Al riguardo occorre osservare come il gravato provvedimento si presenti come atto plurimotivato e pertanto lo stesso possa senz’altro resistere alle censure formulate avverso la parte motivazionale dell’atto fondata sull’impossibilità di rilascio dell’autorizzazione, in assenza di una pertinente concessione rilasciata da A.M.S., essendo la concessione rilasciata in favore della società austriaca riferita ad un unico punto vendita, diverso da quello in cui la ricorrente vorrebbe operare, con la conseguente irrilevanza delle censure riferite alla qualifica dei CDT come meri intermediari, non abilitati all’ottenimento delle autorizzazioni ex art. 88 T.U.L.P.S..

E’ noto infatti come in presenza di atto plurimotivato anche la legittimità di una delle motivazioni è da solo idonea a sorreggerlo, con la conseguenza che alcun rilievo avrebbero le ulteriori censure volte a contestare gli ulteriori profili motivazionali (giurisprudenza costante, cfr T.A.R. Campania Salerno, sez. II, 17 gennaio 2011, n. 63 secondo cui “Per un atto c.d. “plurimotivato”, anche l’eventuale fondatezza di una delle argomentazioni addotte non potrebbe in ogni caso condurre all’annullamento dell’impugnato provvedimento sindacale, che rimarrebbe sorretto dal primo versante motivazionale risultato immune ai vizi lamentati; T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 14 gennaio 2011 , n. 139 secondo cui “Nel caso di provvedimento di esclusione da una gara d’appalto “plurimotivato”, la riconosciuta legittimità di una delle ragioni dell’atto è sufficiente a reggere il provvedimento di estromissione”; T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 14 gennaio 2011 , n. 164 secondo cui “Nel caso in cui il provvedimento impugnato sia fondato su di una pluralità di autonomi motivi (c.d. provvedimento plurimotivato), il rigetto della doglianza volta a contestare una delle sue ragioni giustificatrici comporta la carenza di interesse della parte ricorrente all’esame delle ulteriori doglianze volte a contestare le altre ragioni giustificatrici atteso che, seppure tali ulteriori censure si rivelassero fondate, il loro accoglimento non sarebbe comunque idoneo a soddisfare l’interesse del ricorrente ad ottenere l’annullamento del provvedimento impugnato, che resterebbe supportato dall’autonomo motivo riconosciuto sussistente”).

6. Ciò posto può prescindersi dalla disamina della questione di cui al punto 4.1.a. per difetto di interesse sul punto.

7. Il motivo di cui al punto 4.1.b. va disatteso avuto riguardo al parallelismo sussistente fra concessione rilasciata e punti vendita per i quali la concessione deve intendersi operante, all’esito della partecipazione al bando Monti.

Ed invero dalla documentazione depositata dall’Amministrazione resistente risulta che, a seguito della ricezione della memoria prodotta dalla ricorrente dopo la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, la stessa aveva svolto istruttoria, richiedendo all’AAMS — ufficio di Napoli, l’eventuale validità della concessione allegata alla memoria. L’ufficio preposto con la nota n. 66207 del 05.09.2014, riportata anche nel decreto di rigetto dell’istanza, comunicava che la società (…) aveva partecipato al “ bando Monti” ed ottenuto la concessione n. 4584 per un solo codice di diritto n. 36775, per cui avrebbe potuto effettuare la raccolta di scommesse per un solo negozio di gioco, previo rilascio del titolo autorizzatorio da parte dell’Agenzia delle dogane e dei Monopoli, e successiva licenza di polizia ex art. 88 TULPS. La società aveva comunicato di voler collocare il punto, presso il quale raccogliere scommesse in Roma al largo Valtournanche n. 15 (CAP 00141).

Ne consegue che il punto vendita indicato dalla ricorrente non poteva dirsi coperto dalla indicata concessione rilasciata in favore di (…) in quanto ottenuta per un solo punto di diritto, come peraltro risultante dall’attestato di aggiudicazione definitiva prodotto in atti in allegato al ricorso.

Ciò peraltro in conformità con la previsione dell’art. 2 comma 2 bis del D.L. 40/2010, vigente ratione temporis, richiamata nel gravato provvedimento, secondo cui “il gioco con vincita di denaro può essere raccolto dai soggetti titolari di valida concessione rilasciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze — Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato esclusivamente nelle sedi e con le modalità previste dalla relativa concessione con esclusione di qualsiasi altra sede, modalità e apparecchiatura che ne permetta la partecipazione telematica”.

8. Può quindi, in ordine logico, procedersi all’esame delle questioni sub 4.1.c.

Al riguardo giova preliminarmente rammentare che il sistema nazionale, anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 2 comma 2-ter del d.l. n. 40/2010 (inserito dalla legge di conversione 22 maggio 2010 n. 73), configura un sistema autorizzatorio “a doppio binario”, in cui chi intenda svolgere l’attività di giochi e scommesse è tenuto a munirsi sia della concessione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato che dell’autorizzazione di pubblica sicurezza di cui all’art. 88 TULPS.

8.1 Tale sistema ha oramai positivamente superato il vaglio della giurisprudenza comunitaria e nazionale (cfr. in termini T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V. 2 gennaio 2015, nn. 5 e 6; Consiglio di Stato, sez. III, 10/08/2018 n. 04905; Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia (Sezione Seconda), 12/07/2019 n. 00687).

8.1.a Da un lato, infatti, intervenendo a delineare il perimetro interpretativo degli artt. 43 e 49 del Trattato dell’Unione europea, la Corte di Giustizia aveva avuto modo di precisare che:

– gli artt. 43 CE e 49 CE devono essere interpretati nel senso che, allo stato attuale del diritto dell’Unione, la circostanza che un operatore disponga, nello Stato membro in cui è stabilito, di un’autorizzazione che gli consente di offrire giochi d’azzardo non osta a che un altro Stato membro subordini, nel rispetto dei requisiti posti dal diritto dell’Unione, la possibilità per tale operatore di offrire siffatti servizi a consumatori che si trovino nel suo territorio al possesso di un’autorizzazione rilasciata dalle sue autorità, poiché non vi è ancora un obbligo di mutuo riconoscimento delle autorizzazioni rilasciate dai vari Stati membri (sentenza Markus Stoβ, 8 settembre 2010);

– le normative nazionali come quelle che vietano agli organizzatori di lotterie di altri Stati membri di promuoverle sul territorio dello Stato, o che proibiscono agli operatori di altri Paesi comunitari di mettere in circolazione apparecchi automatici per giochi d’azzardo o, ancora, che riservano a taluni enti il diritto di esercitare scommesse sugli avvenimenti sportivi possono essere giustificate, qualora non comportino alcuna discriminazione in base alla nazionalità, da esigenze imperative di interesse generale, tra cui rientrano gli obiettivi di tutela dei consumatori, di prevenzione delle frodi, di limitazione all’incitamento dei cittadini ad una spesa eccessiva legata al gioco, nonché di prevenzione di turbative dell’ordine sociale in generale, essendo rimesso, in questi casi, al giudice nazionale la verifica della reale rispondenza delle discipline in questione, alla luce delle loro concrete modalità di applicazione, a tali obiettivi e della loro proporzionalità (cfr. sentenza Laara del 21 settembre 1999; sentenza Zenatti del 21 ottobre 1999; sentenza Gambelli del 6 novembre 2003);

– nessun contrasto sussiste con il Trattato rispetto a una normativa nazionale, come quella italiana, che imponga alle società interessate a esercitare attività collegate ai giochi d’azzardo l’obbligo di ottenere un’autorizzazione di polizia, in aggiunta a una concessione rilasciata dallo Stato per l’esercizio di simili attività, e che limiti il rilascio di una siffatta autorizzazione ai titolari di una simile concessione, posto che “L’obiettivo attinente alla lotta contro la criminalità collegata ai giochi d’azzardo è idoneo a giustificare le restrizioni alle libertà fondamentali derivanti dalla previsione, a opera della normativa nazionale (art. 88 del t.u.l.p.s.), della concessione e dell’autorizzazione di polizia, purché tali restrizioni soddisfino il principio di proporzionalità e nella misura in cui i mezzi impiegati siano coerenti e sistematici” (cfr. Corte di Giustizia dell’Unione europea, sez. III, con sentenza 12 settembre 2013, n. 660/11).

Va inoltre soggiunto che, anche nelle sentenze più volte richiamate dalla difesa ricorrente (sentenza Costa-Cifone del 16 febbraio 2012; sentenza Placanica del 6 marzo 2007), la Corte di Giustizia aveva avuto modo di precisare che il sistema italiano delle concessioni per la raccolta delle scommesse non è incompatibile ex se con i principi del diritto comunitario, posto che restrizioni alle libertà garantite dagli artt. 43 CE e 49 CE «possono tuttavia essere ammesse in quanto rientranti tra le misure in deroga espressamente previste dagli articoli 45 CE e 46 CE, o possono essere giustificate da motivi imperativi di interesse generale, a condizione che esse rispettino i requisiti di proporzionalità risultanti dalla giurisprudenza della Corte».

8.1.b Dall’altro, sulla scorta della citata giurisprudenza comunitaria, anche il Consiglio di Stato ha recentemente confermato che è compatibile con il diritto comunitario il c.d. sistema concessorio -autorizzatorio del “doppio binario”, che richiede, per l’esercizio di attività di raccolta di scommesse, sia il rilascio di una concessione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze, sia l’autorizzazione di pubblica sicurezza di cui all’art. 88 del Testo unico di pubblica sicurezza (Consiglio di Stato, parere n. 137/2020; sentenze sez. III, 10 agosto 2018, n. 4905; id., 20 aprile 2015, n. 1992; id., 27 novembre 2013, n° 5636 e 5637).

In particolare, il Consiglio di Stato ha affermato la inammissibilità del rilascio della licenza di polizia nei confronti dei Centri di Trasmissione Dati, ritenendo in conclusione che «la qualità del concessionario costituisce presupposto imprescindibile ai fini del rilascio della licenza di polizia; i titolari di C.T.D. non hanno nessun titolo sostanziale a chiedere l’autorizzazione ex art. 88 del TU.L.P.S., né interesse a ricorrere contro il diniego del Questore, non potendo in ogni caso svolgere l’attività per cui è stata chiesta l’autorizzazione senza la qualificata presenza nel nostro ordinamento del soggetto nel cui interesse si agisce, ossia del legale concessionario; […] la provenienza della domanda di licenza da un CTD sostanzialmente privo del carattere legittimante determina incertezze presso gli stessi scommettitori; tale incertezza costituisce di per sé un valido e sufficiente motivo di ordine pubblico per denegare l’autorizzazione, in quanto si pone in contrasto con le esigenze di tutela del consumatore, anch’esse protette dal diritto comunitario».

Motivazione quest’ultima peraltro in grado di determinare anche il rigetto della censura di cui al punto 4.1.a, in relazione alla quale peraltro si è profilato il difetto di interesse.

Né è ravvisabile la dedotta violazione della libertà di iniziativa economica di cui all’art. 41 della Cost., atteso che la copertura costituzionale non richiede che ogni attività economica possa essere intrapresa prescindendo dal possesso dei titoli concessori richiesti dall’ordinamento giuridico, soprattutto se, come nel caso di specie, il possesso dei predetti titoli presuppone l’esercizio di poteri di controllo da parte della amministrazione statale per finalità di tutela dell’ordine pubblico.

Da ultimo, anche la Suprema Corte di Cassazione ha reputato le disposizioni di cui all’art. 88 del t.u.l.p.s. “non … in contrasto con i principi comunitari della libertà di stabilimento e della libera prestazione dei servizi all’interno dell’Unione Europea, atteso che la normativa nazionale persegue razionalmente finalità di controllo per motivi di ordine pubblico idonee a giustificare le restrizioni nazionali ai citati principi comunitari” (cfr. Cassazione penale, sez. III, 12 gennaio 2012, n. 7695).

8.2 Ciò posto, dunque, la licenza di cui all’art. 88 del t.u.l.p.s., anche alla luce dei sopra richiamati principi eurounitari, non può essere rilasciata a chi non sia in possesso della (operante) concessione ministeriale e, sotto tale profilo, l’attività demandata al Questore è vincolata, non essendo ammessa alcuna discrezionalità dell’Amministrazione, che in assenza della concessione, è tenuta ad emettere un provvedimento di rigetto per insussistenza di uno dei presupposti di legge (cfr. ex multis, T.a.r. Piemonte, sez. II, 18 agosto 2014 n. 1399; T.a.r. Emilia Romagna, Parma, 16 aprile 2014 n. 97).

Sotto l’esposto profilo, pertanto, le censure di parte ricorrente sono prive di fondamento e vanno respinte.

9. Risultano, invece, del tutto estranee al presente giudizio – che, giova ribadirlo, riguarda esclusivamente il provvedimento di diniego di rilascio di una autorizzazione ex art. 88 TULPS – tutte le questioni (e le censure) sollevate dalla ricorrente di cui al precedente paragrafo sub 4.1.d, che concernono “a monte” le gare per l’ottenimento della concessione o il loro rifiuto (gare che, peraltro, sono indette da un’amministrazione statale diversa da quella dell’Interno che ha adottato il gravato decreto), sotto i profili più sopra ricordati e sostanzialmente riconducibili alle posizioni di privilegio impropriamente riservate ai concessionari storici, questioni che avevano dato luogo alla giurisprudenza comunitaria (in particolare C.G.U.E. 16 febbraio 2012, n. 72/10 Costa e Cifone) citata a sostegno del ricorso (cfr. da ultimo Tar Lombardia, Brescia, 12 maggio 2020, n. 354). Ed invero dette censure avrebbero dovuto essere formulate con la tempestiva impugnazione degli esiti delle aggiudicazioni (giova ricordare che il bookmaker (…) all’esito del bando Monti e della relative aggiudicazioni aveva ottenuto la concessione per un unico punto vendita).

Anche tal ordine di censure, pertanto, non può trovare accoglimento.

10. In considerazione dell’infondatezza di tutte le censure di ordine sostanziale può essere disatteso anche il motivo di ricorso relativo alla dedotta violazione dell’art. 10 bis l. 241/90, vertendosi in tema di attività vincolata ed essendo risultato all’esito della disamina delle censure di carattere sostanziale che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato, per cui può farsi in ogni caso applicazione del disposto di cui all’art. 22 octies comma 2 l. 241/90.

11. In definitiva, in considerazione di tutto quanto sopra esposto, il ricorso è infondato e va respinto.

12. Le questioni esaminate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati presi in considerazione tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante: fra le tante, per le affermazioni più risalenti, Cass. civ. sez. II, 22 marzo 1995, n. 3260, e, per quelle più recenti, Cass. civ, sez. V, 16 maggio 2012, n. 7663).

13.Le spese di lite seguono la soccombenza nei rapporti con il Ministero dell’ Interno costituito e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Condanna parte ricorrente alla refusione delle spese di lite nei confronti del Ministero dell’Interno resistente, liquidate in complessivo euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri accessori, se dovuti, come per legge”.