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“E’ stato sviluppato un sistema che, sfruttando quello legale e nascondendosi dietro il paravento di punti scommesse autorizzati, aveva avviato un’attività di scommesse illegali, gestite di fatto da bookmaker con sede a Malta e in paradisi fiscali, che permettevano vincite più alte, vista l’evasione dei tributi. Questa indagine segna il passaggio da una criminalità mafiosa tradizionale a nuova organizzazione del crimine, utile per il riciclaggio di denaro”.

E’ quanto dichiarato da Giuseppe Volpe, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Bari, in merito alla maxi inchiesta sulle scommesse online. “Abbiamo appurato legami forti tra i clan baresi, catanesi e calabresi. C’è un evoluzione della criminalità organizzata: non è più una semplice attività di riciclaggio, ma è entrata in settori di avanguardia del mercato. Un aspetto importante è quello tecnologico. È stata articolata una serie di piattaforme informatiche che permetteva di aggirare le norme su giochi e scommesse. Sono stati accertati utili illecitamente consentiti per 650 milioni dal 2012 al 2016. I sequestri arrivano a 200 milioni di euro. Il volume dell’attività è abnorme, 167 i soggetti monitorati”.

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