polizia
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – Nell’ambito di una vasta operazione denominata “Game Over”, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 31 soggetti (16 in carcere, 7 ai domiciliari e 8 tra divieto di dimora e obbligo di presentazione alla p.g.) indagati per i reati di associazione mafiosa, riciclaggio, auto riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse ed alla truffa ai danni dello Stato, stupefacenti e altro.

Nel provvedimento figurano, altresì, altri 29 soggetti indagati per associazione per delinquere finalizzata all´esercizio abusivo delle scommesse sportive ed alla truffa ai danni dello Stato. Per costoro, il G.I.P., pur non ritenendo sussistenti le esigenze cautelari, ha pienamente riconosciuto la gravità del quadro indiziario a loro carico.

Nell’operazione sono coinvolti più di 200 uomini del Servizio centrale operativo e della Squadra mobile di Palermo. L’indagine è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Salvo De Luca e dai pm della Dda Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Amelia Luise.

Le indagini originano dall’analisi di numerosi brani intercettati nell’ambito delle investigazioni condotte sul mandamento mafioso di San Lorenzo, dai quali si evinceva chiaramente come cosa nostra avesse riposto particolare interesse nel settore dei giochi, con particolare riferimento alle agenzie di scommesse e alle slot machine.

In tale contesto, sono emerse le figure di due operatori del comparto dalle spiccate capacità imprenditoriali, tra cui il noto Benedetto Bacchi. Questi, secondo gli inquirenti, sfruttando la contiguità con autorevoli esponenti mafiosi, si sarebbero contesi il mercato del gioco abusivo, ciascuno con il proprio circuito, con equilibri mutevoli in ragione dei rapporti di forza esistenti tra le diverse famiglie mafiose di riferimento.

Alla fine Bacchi sarebbe riuscito a creare un modello aziendale, tanto efficiente quanto illegale, forte di più di settecento agenzie di scommesse in tutto il territorio nazionale e con tentativi di proiezioni internazionali finanche in Costa d’Avorio tramite l´interessamento di un altro soggetto non indagato in questo procedimento. Questi aveva strutturato una rete commerciale basata su differenti livelli di responsabilità e, conseguentemente, proporzionali percentuali di distribuzione degli utili. In estrema sintesi, la base era rappresentata dai singoli centri scommesse che erano coordinati dai vari agenti di zona (personal jokers) che, a loro volta, rispondevano del loro operato ai masters territoriali i quali, in ultimo, si relazionavano con i proprietari del sito.

L’organizzazione, inoltre, beneficiava dell’importante contributo di diverse figure professionali (consulenti tecnici, commercialisti, esperti di legislazione comunitaria). Il meccanismo sopra descritto operava in aperta violazione della normativa di settore che prevede l’obbligo, per l’esercizio dell’attività di raccolta delle scommesse on line, di munirsi di concessione da parte dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane e della licenza rilasciata del Questore ex art. 88 del T.U.L.P.S..

La capillarità delle distribuzione delle agenzie e il livello di efficienza raggiunto nel volgere di pochi mesi, secondo gli inquirenti avrebbero consentito a Bacchi di realizzare profitti netti quantificati nell’ordine del milione di euro mensili. È evidente che tali risultati non sarebbero mai stati raggiunti senza il decisivo intervento dell’organizzazione mafiosa che imponeva alle agenzie operanti nei territori di rispettiva influenza di giocare sul sito di proprietà di Bacchi. Questi, a fronte di tale “sponsorizzazione”, avrebbe versato nelle casse di Cosa Nostra somme variabili tra i 300.000 e gli 800.000 euro l’anno.

È chiaro come il rapporto tra imprenditore e organizzazione mafiosa sia evoluto dal tradizionale modello vittima-estortore ad un più redditizio e meno rischioso rapporto societario. Il sistema ha generato un enorme flusso di denaro contante che, ben presto, avrebbe posto Bacchi nelle possibilità (o, necessità) di trovare nuovi canali d’investimento che gli consentissero di “ripulire” il denaro e farlo rientrare nel tessuto economico legale. Da qui, l’investimento occulto per circa 750.000 euro in un’azienda edile, società impegnata nella costruzione di importanti edifici in area palermitana. Bacchi, inoltre, avrebbe manifestato interessi per investimenti di rilevante valore nelle più disparate categorie economiche, dall’acquisto di una testata giornalistica online, all’import-export di petrolio fino alla progettazione di una futuristica batteria solare a ciclo continuo inesauribile. Da sottolineare, infine, la sua disponibilità a partecipare alla sanatoria per le sue 700 agenzie che, ove approvata, avrebbe previsto il pagamento di 10.000 euro per ogni punto gioco per un totale, quindi, di 7 milioni di euro. Da considerare che gran parte della disponibilità economica di Bacchi, secondo gli inquirenti, sarebbe stata dissimulata mediante una rete di società strutturate in modo da occultarne la reale proprietà e create grazie alla complicità di consulenti e professionisti

Su richiesta della Procura, il G.I.P. ha ordinato il sequestro per equivalente dei beni (sono compresi immobili, società, beni mobili ed altro) di Bacchi e del suo nucleo familiare fino alla concorrenza di più di 4 milioni di euro per i reati di riciclaggio e auto riciclaggio. Ha, inoltre, disposto il sequestro preventivo delle quote sociali e dell´intero patrimonio aziendale di una società con cui stanno tuttora operando alcune agenzie di Bacchi entrate in sanatoria, e delle quasi 50 agenzie, distribuite su tutto il territorio nazionale, che operano con concessione di questa società.

Analogo ragionamento, seppur con dimensioni minori, vale per il socio di Bacchi, il quale, grazie ad un prestanome, aveva fondato una società di import-export di prodotti alimentari verso gli Stati Uniti. Sono state, altresì, eseguite alcune misure per associazione per delinquere finalizzata alla produzione e detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Sono in corso numerose perquisizioni.

Palermo. Blitz della Polizia: 31 misure cautelari, sequestrati 40 centri scommesse

Commenta su Facebook