istituto superiore sanità iss
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(Jamma) Istituto Superiore di Sanità dichiara guerra alle Fake News e tra ‘le bufale’ in materia di salute c’è anche il gioco d’azzardo. Il progetto ISSalute nasce per mettere a disposizione dei cittadini con un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, indipendentemente dal grado di istruzione e competenza nelle materie tecnico-scientifiche, informazioni aggiornate, indipendenti e certificate sugli stili di vita, sull’alimentazione, sull’ambiente, sulle malattie e sui disturbi che provocano, sulle cause che le determinano e sulle cure disponibili.

Inoltre, per sfatare molte “bufale” e falsi miti circolanti in tema di salute, sono state raccolte in una apposita sezione oltre 150 informazioni ingannevoli corredate dalle spiegazioni scientifiche che ne evidenziano l’infondatezza.

Il gioco d’azzardo è un vizio

Come precisa l’Istituto Superiore di Sanità il disturbo da gioco d’azzardo non è un vizio, ma una malattia (chiamata anche ludopatia) caratterizzata dal mancato controllo dell’impulso ad impegnare ripetutamente somme di denaro in giochi il cui risultato è basato sul caso .

Secondo stime americane, la ludopatia può interessare fino al 2-4% della popolazione, con tassi maggiori (fino al 6-9%) tra i giovani (1).
Tale patologia rappresenta una condizione molto seria che può arrivare a distruggere la vita. Il giocatore d’azzardo non riesce a smettere di giocare, cerca in tutti i modi di procurarsi (a volte illecitamente) il denaro per scommettere, alza sempre di più la posta, insegue le proprie perdite tentando di rifarsi e nega a sé e agli altri la sua condizione riuscendo anche a compromettere relazioni importanti e il lavoro (2).
L’insorgenza della malattia può essere facilitata da alcune situazioni come lo stress e la sensazione di solitudine, ma può anche capitare che la permanenza in sale da gioco, casinò e bar avvicini il giocatore ad alcune sostanze (come alcool o droghe) che riducono il proprio autocontrollo.
Il disturbo da gioco d’azzardo si può trattare con la psicoterapia, la terapia farmacologica e con gruppi di auto-aiuto. Il primo passo è, però, riconoscere la malattia!
Poiché spesso chi è affetto non è in grado di farlo, è necessario l’aiuto e il supporto di familiari e amici affinché venga indirizzato presso specialisti o centri specializzati in grado di trattarlo

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