All’interno del Rapporto di ricerca su “Gioco pubblico e dipendenze nel Lazio” è contenuta una approfondita intervista al Magistrato Stefano Musolino, Sostituito Procuratore della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Direzione Distrettuale Antimafia, e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Eurispes su “Giochi, Legalità e Patologie” e componente del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Giochi, Legalità e Patologie dell’Eurispes.

Le indagini evidenziano, secondo il Magistrato, una tendenza della criminalità ad indirizzarsi verso il gioco illegale rispetto all’infiltrazione nella filiera legale, «perché sono maggiori i margini di profitto, ma anche perché nel sistema illegale la criminalità organizzata ha una maggiore possibilità di incidere sulle organizzazioni imprenditoriali che vi operano e che, di solito, sono poco strutturate e, perciò, più permeabili». D’altra parte, non bisogna sottovalutare come «spesso la crescita dei fatturati aziendali è il frutto della contestuale gestione legale ed illegale della raccolta di puntate su giochi e scommesse da parte dell’impresa; sicché, quando un brand è cresciuto, grazie al supporto della criminalità organizzata, non è, poi, semplice epurare dall’operatività aziendale, le infiltrazioni mafiose».

Volumi che oramai superano i 30 miliardi, ovvero un terzo dell’intero volume del gioco pubblico, senza considerare l’area del gioco online illegale. È nel comparto del gioco on line, dunque, che si concentrano le maggiori attività criminali «perché tendenzialmente il sistema di raccolta fisica di giochi e scommesse è più facilmente controllabile, sicché è più agevole identificare e reprimere le sue deviazioni dal modello legale, sebbene dei margini di operatività illecita esistano e si annidino nelle pieghe delle restrizioni imposte dal sistema normativo. Ad esempio, a fronte dei limiti imposti al valore delle puntate, il gestore del punto di raccolta può scegliere di accettare la giocata, assumendo personalmente o con altri, il rischio economico del bookmaker, sfruttando l’allibramento ed il palinsesto, garantiti dal brand. L’offerta online, invece, è strutturalmente più evanescente e meno controllabile. In quest’ultimo sistema, poi, va registrata la presenza sempre più diffusa dei cosiddetti PVR (punti vendita ricarica) la cui proliferazione sul territorio (a fronte di un servizio che, se svolto solo nei limiti del perimetro legale, non giustificherebbe una così intensa diffusione), spesso, occulta fenomeni di intermediazione illecita nel rapporto tra giocatore e bookmaker (nazionale o internazionale), attraverso la raccolta fisica di giochi e scommesse».

Al Procuratore Musolino è stato chiesto infine di esprimere un giudizio sugli allarmi sulle dipendenze da gioco, che si concentrano quasi esclusivamente sul gioco attraverso apparecchi e gli strumenti che vengono proposti a livello di legislazioni regionali e di regolamenti comunali (distanziometro, compressione degli orari). Il Magistrato Stefano Musolino, Sostituito Procuratore della Procura della Repubblica di Reggio Calabria e della Direzione Distrettuale Antimafia, e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio Eurispes su “Giochi, Legalità e Patologie” parla di «una ipocrisia sociale. Di fronte al problema connesso all’eccesso di domanda nel settore economico non si cerca di individuare ed affrontarne le ragioni, ma piuttosto di contenerla, con metodi palliativi (distanze, orari, individuazione di luoghi cosiddetti sensibili), rivelatisi poco efficaci, perché incapaci di alcun autentico effetto contenitivo delle ludopatie, ma anche di costituire deterrenti rispetto all’accesso al gioco dei minori. Insomma, non si tratta di strumenti utili a risolvere i problemi, ma, piuttosto, necessari a tacitare la coscienza istituzionale, senza turbare i flussi erariali».