“Noi veniamo puntualmente accusati di appoggiare le imprese di gioco. L’istituto si occupa di gioco da venti anni e lo fa perché pensiamo meriti attenzione. Ce ne occupiamo scientificamente e serenamente e non ci sottraiamo alle critiche. Per altro lo Stato ne ricava un importante fonte di finanziamento”.

E’ quanto dichiarato da Gian Maria Fara (Presidente Eurispes), presentando la ricerca “Gioco pubblico e dipendenze nel Lazio – Focus sulla città di Roma”.

“Quando abbiamo cominciato a svolgere la nostra attività, ci è stato chiesto se volessimo occuparci di tutto, pensiamo che i fenomeni non abbiano un solo aspetto, solo politico e sociale o economico, vogliamo allo stesso modo approcciare il fenomeno del gioco. Il gioco chiama in causa anche vicende di una certa importanza, vedi la presenza dell’antimafia a questa presentazione. Il dibattito sul gioco è animato dalla questione delle dipendenze, sappiamo benissimo che rappresenta anche una patologia. Nel 2018 sono stati registrati 691 soggetti presi in carico per gap, per ogni paziente ce ne sono 18,9 per droghe. L’allarme siciale sul gap è eccessivo e sovrastimato. Il distanziometro? Quando si fanno le leggi non sarebbe male fare degli studi. A Roma vuol dire inibire il 99% del territorio alle attività di gioco. Nessuno vuole parlare di ricatto occupazionale, ma sarebbe autolesionista non considerare che il settore del gioco legale garantisce lavoro. La chiusura delle aziende per applicazione del distanziometro vuol dire rinunciare a oltre il 90 per cento di questi posti di lavoro. Applicare restrizioni al gioco legale vorrebbe dire lasciare spazio alla criminalità e al gioco illegale. Sul tema dell’illegalità ci siamo fatti assistere dalla DIA e dalla Procura nazionale antimafia. Il problema è complesso, siamo in un paese dove la complessità si vuole ridurre e banalizzare magari in un tweet. Noi non vogliamo fare questo” ha concluso Fara.

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