Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Lecce – Sezione Terza) ha accolto, tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero Interno e Questura di Taranto in cui si chiedeva l’annullamento del decreto del Questore di Taranto con cui si revoca la licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. (…) per la raccolta di scommesse ai sensi dell’art. 1 della Legge n. 190/2014 e ss.mm.ii. (…); decreto del Questore di Taranto (…) con cui si respinge l’istanza (…) intesa ad ottenere il riesame in autotutela e il conseguente annullamento del decreto di revoca della licenza ex art. 88 T.U.L.P.S.(…), di cui innanzi.

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Si legge: “1. Il sig. (…), amministratore unico della (…), titolare dell’esercizio “internet point” sito in (…) espone quanto segue:

– in detti locali viene esercitata l’attività secondaria di raccolta scommesse di cui all’art. 1 della L. 190/2014, come modificato dall’art. 1 L. 208/2015, in virtù di relativa licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. (…) rilasciatagli dalla Questura di Taranto (…), quale punto di raccolta cod. identificativo (…);

– in data 5.9.2017 gli veniva notificato il verbale n. 53/2017 del Comando di Polizia Locale (…) con cui si contestava la violazione dell’art. 7 comma 2 della L.R. n. 43/2013 per aver “esercitato l’attività in un raggio inferiore a 500 metri, misurata per la distanza pedonale più breve da centri d’aggregazione (istituti scolastici, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi, centri giovanili e sociali) e precisamente a mt. 350 dalla piscina comunale”;

– con il primo provvedimento impugnato del 21.5.2019, notificato il 28.5.2019, la Questura di Taranto revocava la predetta licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. (…), provvedendo in sede di notifica al contestuale ritiro materiale della stessa;

– in data 5.6.2019, a distanza cioè di soli 7 giorni dall’accaduto, il Consiglio Regionale della Puglia introduceva una serie di modifiche alla L.R. n. 43/2013, emanando la L.R. n. 21/2019, che veniva pubblicata sul B.U.R.P. n. 66 ed entrava formalmente in vigore il 17.6.2019, disponendo che l’art. 7 comma 2 fosse così sostituito: “Fuori dai casi previsti dall’articolo 110, comma 7, del r.d. 773/1931, le nuove autorizzazioni all’esercizio non vengono concesse nel caso di ubicazioni in un raggio inferiore a 250 metri, misurati per la distanza pedonale più breve su suolo pubblico, da istituti scolastici primari e secondari, università, biblioteche pubbliche, strutture sanitarie e ospedaliere e luoghi di culto. Restano valide le autorizzazioni comunque concesse prima della data di entrata in vigore della presente disposizione”.

– indi, con p.e.c. del 19.6.2019 l’odierno ricorrente inviava istanza di riesame in autotutela ai sensi dell’art. 21-quinquies L. 241/1990, chiedendo alla Questura di Taranto di ritirare il provvedimento di revoca della licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. (…) e archiviare definitivamente il procedimento, atteso che le modifiche legislative intervenute medio tempore avevano espressamente eliminato le strutture sportive (tra cui rientrava la piscina comunale) dal novero dei luoghi sensibili rilevanti per la legge, nonché dettato una diversa norma transitoria, che faceva salve le autorizzazioni “comunque concesse” prima dell’entrata in vigore della L.R. n. 21/2019.

1.1. Avverso i decreti in oggetto con cui il Questore di Taranto ha prima revocato la licenza ex art. 88 T.U.L.P.S. n. 773/1931 e poi rigettato l’istanza di riesame in autotutela, è insorto il (…), nella predetta qualità, con il ricorso all’esame, rassegnando le censure di seguito sintetizzate:

I. VIOLAZIONE/FALSA APPLICAZIONE ART. 7 L.R. 43/2013 E L.R. 21/2019; ART. 10 E 88 TULPS; ART. 1 E 2 L. 241/90 E PRINCIPI DEL GIUSTO PROCEDIMENTO.

II. ECCESSO DI POTERE PER SVIAMENTO, DIFETTO DI ISTRUTTORIAONTRADDITTORIETÀ, ERRONEA VALUTAZIONE DEI FATTI; DIFETTO DI MOTIVAZIONE; INGIUSTIZIA MANIFESTA, ILLEGITTIMA DISPARITÀ DI TRATTAMENTO.

III. VIOLAZIONE DI PRINCIPI DELL’AZIONE AMMINISTRATIVA.

In data 6.8.2019 si è costituita in giudizio per le Autorità intimate l’Avvocatura Distrettuale dello Stato eccependo l’infondatezza del ricorso.

Con ordinanza cautelare n.510/2019 la Sezione ha accolto parzialmente l’istanza cautelare, sospendendo, per l’effetto, l’efficacia del decreto del Questore di Taranto del 22 giugno 2019 (secondo provvedimento impugnato), ai fini del rinnovato riesame dell’istanza di “revoca” del 19 giugno 2019.

2. Il ricorso è fondato e va accolto nei sensi e nei limiti di seguito indicati.

2.1. In particolare, come già affermato dalla Sezione in sede cautelare con l’ordinanza suindicata, che deve essere in questa sede confermata integralmente, il ricorso non può essere accolto quanto al primo provvedimento impugnato (revoca della licenza ex art.88 T.U.L.P.S. n. 773/1931 disposta in data 21 maggio 2019).

Invero, non può essere condiviso l’assunto di parte ricorrente a dire della quale dovrebbero, anche ad essa, applicarsi le modifiche introdotte dalla L.R. n. 21/2019.

È jus receptum infatti che la legittimità d’un atto amministrativo vada accertata con riguardo allo stato di fatto e di diritto esistente al momento della sua emanazione, secondo il principio del “tempus regit actum“; nè dall’intervenuta abrogatio legis posteriore all’adozione del provvedimento amministrativo impugnato può giammai discenderne un giudizio di illegittimità per la sopravvenienza normativa (cfr., per tutti, Cons. St., IV, 21 agosto 2012 n. 4583; id., V, 12 maggio 2016).

Nella specie, al momento dell’adozione dell’impugnato provvedimento di revoca della licenza ex art.88 T.U.L.P.S. n. 773/1931 (21 maggio 2019), risultava ancora vigente la prescrizione prevista dall’art. 7 comma 2 della L.R. n. 43/2013 secondo la quale “l’autorizzazione all’esercizio non viene concessa nel caso di ubicazioni in un raggio non inferiore a cinquecento metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi e centri giovanili, centri sociali o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale e, inoltre, strutture ricettive per categorie protette”.

Da tanto discende l’impossibilità di ritenere ex post, stante l’intervento dello ius superveniens suindicato diversamente regolante la materia, l’illegittimità del provvedimento di revoca della licenza, dato che al momento della sua adozione era perfettamente legittimo avendo fatto applicazione della normativa regionale in quel momento vigente.

Peraltro, trattasi di un provvedimento avente carattere vincolato, la cui emanazione assumeva carattere doveroso per la P.A. indipendentemente dalla possibilità o meno per il soggetto privato di poter presentare opposizione in via amministrativa avverso il relativo verbale di accertamento.

2.2. Il ricorso è invece fondato e va accolto nella parte in cui si deduce il deficit istruttorio e motivazionale del provvedimento di rigetto dell’istanza di riesame in autotutela della revoca precedentemente disposta.

In linea generale, seppure il potere di autotutela non sia coercibile dall’esterno, in quanto non sussiste alcun obbligo per la Pubblica Amministrazione di pronunciarsi su un’istanza in tal senso di un privato, purtuttavia il Collegio ritiene che allorquando tale potere venga esercitato, anche se per sua natura ampiamente discrezionale (nell’an), l’Amministrazione debba dar conto dell’interesse pubblico concreto ed attuale – da rivalutarsi anche in base alle sopravvenienze di fatto e di diritto – e del raffronto dello stesso con l’interesse privato coinvolto e deve esplicitare, non solo i contenuti della nuova valutazione dell’interesse pubblico, ma anche la prevalenza di tale interesse pubblico concreto ed attuale su quello del privato inciso.

Invero, l’art.21 quinquies della L.241/1990 e ss.mm. statuisce che “Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento dell’adozione del provvedimento o, salvo che per i provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici, di nuova valutazione dell’interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell’organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti.”

Nella specie, a seguito delle modifiche introdotte all’art. 7, comma 2 della Legge Regionale n. 43/2013 – con l’art. 1, comma 1, lettera a) della Legge Regionale Pugliese 17 giugno 2019 n. 21, (secondo cui “ Fuori dai casi previsti dall’articolo 110, comma 7, del r.d. 773/1931, le nuove autorizzazioni all’esercizio non vengono concesse nel caso di ubicazioni in un raggio inferiore a 250 metri, misurati per la distanza pedonale più breve su suolo pubblico, da istituti scolastici primari e secondari, università, biblioteche pubbliche, strutture sanitarie e ospedaliere e luoghi di culto. Restano valide le autorizzazioni comunque concesse prima della data di entrata in vigore della presente disposizione”) sono state, da un lato, ridotte le distanze minime dai luoghi sensibili e, dall’altro, sono state fatte salve le autorizzazioni concesse prima dell’entrata in vigore della stessa.

Dette modifiche hanno, quindi, comportato di fatto un mutamento della situazione di diritto e di fatto esistente al momento della revoca della licenza di p.s. – non prevedibile ex ante – così rendendo compatibile l’attività del ricorrente sia con la normativa nelle more intervenuta, sia con la cura dell’interesse pubblico concreto ed attuale di tutela della pubblica sicurezza.

Applicati i principi e le coordinate normative sopra esposte, deve riconoscersi la fondatezza delle censure con cui parte ricorrente lamenta il deficit istruttorio e motivazionale in cui è incorso il provvedimento di rigetto dell’istanza di riesame in autotutela del decreto di revoca della licenza (decreto del Questore di Taranto Cat. 11.E – Div. P.A.S./2019 del 22 giugno 2019), atteso che lo stesso omette del tutto di valutare, come già rilevato in sede cautelare, i “sopravvenuti motivi di pubblico interesse”, intesi, nella fattispecie in esame, come sopravvenuta insussistenza/irrilevanza (anche sul piano concreto) dell’interesse di tutela della pubblica sicurezza (sopravvenuto interesse pubblico in senso negativo) originariamente definito dalla precedente corrispondente norma regionale, atteso che la novella normativa regionale del giugno 2019 non contempla più i divieti inizialmente previsti (rilevanti nel caso concreto)”.

A ciò aggiungasi che le citate modifiche legislative regionali prevedono (con formula ampia) la salvezza delle autorizzazioni comunque concesse prima della data di entrata in vigore della predetta disposizione normativa (pur se non – però – delle autorizzazioni già revocate a tale data, come nel caso di specie), sicchè anche tale circostanza andava puntualmente considerata.

Peraltro, la previsione normativa dell’art. 21 quinquies della L. n. 241 del 1990 deve essere interpretata alla luce anche dei principi generali dell’ordinamento della tutela della buona fede, della lealtà nei rapporti tra privati e Pubblica Amministrazione e del buon andamento dell’azione amministrativa, che implicano il rispetto della imparzialità e della proporzionalità, per cui la revisione dell’assetto di interessi recato dall’atto originario deve essere preceduta da un confronto procedimentale con il destinatario dell’atto che si intende revocare; le ragioni addotte a sostegno della revoca devono rivelare la consistenza e l’intensità dell’interesse pubblico che si intende perseguire con il ritiro dell’atto originario; la motivazione della revoca deve esplicitare, non solo i contenuti della nuova valutazione dell’interesse pubblico (cfr. Consiglio di Stato Sez. III, 29 novembre 2016, n. 5026; Sez. IV, 10 luglio 2018, n. 4206) anche di tipo negativo, allorchè sussistano nuove situazioni di fatto e di diritto che possano o debbano (secondo criteri di buon andamento, imparzialità e adeguatezza) far propendere per il ritiro di un atto sfavorevole per il privato, ove non vi siano più ragioni per mantenerlo.

3. In conclusione il ricorso deve essere accolto nei limiti e sensi innanzi indicati – fermo restando il potere/dovere dell’Amministrazione di rideterminarsi quanto al riesame in autotutela dell’atto di revoca della licenza di p.s. in oggetto.

Sussistono i presupposti di legge (stante la soccombenza reciproca) per disporre la compensazione integrale tra le parti delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Terza definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei sensi e limiti di cui in motivazione, con salvezza delle successive determinazioni dell’Amministrazione resistente”.