Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento di revoca prot. n. 23019, emesso e notificato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio dei Monopoli per la Lombardia – Sede di Milano avente ad oggetto “Provvedimento di revoca per oltre dieci tardivi versamenti dei proventi lotto della concessione gioco del lotto sita in Lonate Pozzolo (VA)”.

Si legge nella sentenza: “1. Il ricorrente, titolare della ricevitoria gioco del lotto, sita in Lonate Pozzolo (VA), ha impugnato il provvedimento con il quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha disposto la revoca della suddetta concessione a causa del tardivo versamento dei proventi del gioco Lotto delle settimane contabili del 18.9.2018, 25.9.2018, 2.10.2018, 9.10.2018, 16.10.2018, 23.10.2018, 6.11.2018, 13.11.2018, 20.11.2018, 27.11.2018 e 4.12.2018, deducendone l’illegittimità:

1) per violazione degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293/1957 e dell’art. 33 della legge n. 724/1994, del principio del giusto procedimento, nonché per eccesso di potere per travisamento ed erronea valutazione dei fatti e per insussistenza dei presupposti in quanto l’amministrazione finanziaria gli avrebbe erroneamente contestato la violazione abituale delle norme relative alla gestione e al funzionamento della rivendita nonostante i ritardi maturati fossero minimi e la violazione, caratterizzata dalla consecutività delle settimane contabili, avrebbe dovuto essere considerata unica in ossequio alla nota prot. 2005/4132/COALTT del 26.1.2005. Secondo la prospettazione del ricorrente la sanzione irrogata sarebbe sproporzionata e non adeguatamente motivata, sia in relazione all’entità dei versamenti tardivi sia in relazione alla circostanza che gli stessi sono stati effettuati, seppure tardivamente, e, pertanto, non vi sarebbe neanche ragione per il venire meno del rapporto fiduciario con il soggetto gestore;

2) per violazione degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293/1957, degli artt. 3, 7 e 10 della legge n. 241/1990, dell’art. 94 del d.p.r.1074/1958, nonché per eccesso di potere per irragionevolezza dell’azione amministrativa, per difetto, incongruità e contraddittorietà della motivazione e dell’istruttoria poiché la revoca della concessione della rivendita di generi di monopolio sarebbe applicabile solo per le violazioni più gravi compiute dal concessionario, mentre l’amministrazione finanziaria, nell’esercizio della propria discrezionalità, avrebbe potuto applicare nel caso di specie le sanzioni pecuniarie previste dall’art. 35 citato per le irregolarità meno rilevanti.

2. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, costituita in giudizio, ha ribadito la legittimità del proprio operato evidenziando che da settembre 2018 a dicembre 2018 il ricorrente ha ritardato il versamento dei proventi del gioco del lotto per ben 12 volte e che i ritardi gli sono stati contestati con singoli atti notificati a breve termine dalla data di scadenza del pagamento settimana contabile. Pertanto, l’amministrazione finanziaria ha concluso per la reiezione del ricorso.

3. Con l’ordinanza n. 6894 del 24.10.2019 la Sezione ha respinto la domanda cautelare non ravvisando il fumus “in quanto dalla documentazione versata agli atti emerge che nel periodo settembre/dicembre 2018 il ricorrente ha ritardato il versamento dei proventi del gioco del lotto, di cui aveva il possesso per ragione del pubblico servizio di cui era incaricato, per ben 12 volte” e poiché “non appare neanche sussistere alcuna causa di giustificazione per il predetto reiterato ritardo nei versamenti non potendosi considerare tali l’invocata distrazione, né l’erronea convinzione in ordine al tempo e alle modalità di versamento, atteso che i ritardi si sono verificati anche successivamente alla specifica contestazione da parte dell’Agenzia resistente, nonché alla comunicazione di avvio del procedimento di revoca”.

4. All’udienza dell’1.7.2020 la causa è stata trattenuta in decisione, ai sensi dell’articolo 84, comma 5, del D.L. n. 18/2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27/2020.

6. Il ricorso non è fondato e va respinto per le ragioni già esposte in sede cautelare.

7. E’ documentalmente provato e non contestato che il ricorrente da settembre 2018 a dicembre 2018 ha ritardato il versamento dei proventi del gioco del lotto, di cui aveva il possesso per ragione del pubblico servizio, per ben 12 volte, così come è dimostrato che l’amministrazione finanziaria ha contestato con singoli atti notificati a breve termine dalla data di scadenza del pagamento settimana contabile.

7.1. Dal provvedimento gravato emerge, inoltre, che l’amministrazione resistente ha valutato le memorie difensive prodotte dal ricorrente nel quale lo stesso addebita i ritardi a distrazione e inesperienza nella gestione del gioco del lotto, ritenendole inidonee a giustificare i ritardi maturati.

8. Sono, pertanto, infondate e da disattendere le censure con le quali parte ricorrente lamenta la violazione degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293 del 1957 e il difetto di motivazione in considerazione del fatto che i reiterati versamenti in ritardo hanno fatto venire meno il vincolo fiduciario, fondamentale nel rapporto concessorio, e che, attesa la gravità della violazione, la revoca appare giustificata. D’altra parte, le disposizioni che sanzionano con la revoca della concessione le condotte di mero pericolo sono finalizzate a prevenire il rischio di grave danno all’erario che potrebbe derivare dalla condotta del concessionario.

8.1. La disciplina dei versamenti dei proventi del gioco del lotto è, infatti, basata su di una rigida determinazione degli obblighi e degli adempimenti, anche e soprattutto sotto il profilo della prevista tempistica, da parte dei concessionari. A riprova della specialità della suddetta disciplina e della sua inderogabilità vale anche rammentare che al ricevitore è stata riconosciuta la qualifica di agente contabile, con conseguente assoggettamento alla rigorosa disciplina di cui all’art. 194 del R.D. n. 827/1924 in quanto si instaura un rapporto di servizio, provvedendo, per conto dello Stato, alla riscossione delle entrate ed all’esecuzione dei pagamenti.

Ne discende che il concessionario è investito di specifiche responsabilità, così che ogni fatto costituente violazione del dovere di fedeltà può legittimamente dare luogo, una volta accertata l’esistenza dei presupposti di fatto e di diritto, all’irrogazione della massima sanzione costituita dalla revoca della licenza.

8.2. Né il ricorrente ha fornito nel caso di specie una prova rigorosa di non imputabilità dei tardivi pagamenti, tale non potendosi ritenere la dedotta distrazione e la inesperienza nella gestione di tale tipologia di attività, rappresentate nelle controdeduzioni.

9. Alla luce delle suddette considerazioni si evince che la gravità delle violazioni di cui trattasi è stata correttamente valutata dall’ufficio procedente con riferimento ai parametri dell’importo complessivo per ciascuna settimana contabile delle somme versate in ritardo, dei giorni effettivi di ritardo nel versamento e della reiterazione nel tempo dei tardivi versamenti.

9.1. Occorre, infine, rilevare che, atteso che la normativa richiamata conferisce all’amministrazione procedente un potere discrezionale in ordine alla scelta della sanzione da applicare al concessionario resosi colpevole di trasgressioni nella gestione delle rivendite, l’esercizio di detto potere discrezionale nel caso di specie è avvenuto nel rispetto di tutte le norme poste per regolamentare l’attività autoritativa della P.A. e, in particolare, nel rispetto dell’obbligo motivazionale, come si evince dalla lettura del provvedimento gravato.

10. Per tutte le suesposte ragioni entrambe le censure sollevate dal ricorrente sono infondate e conseguentemente il ricorso deve essere respinto.

11. Le spese di lite seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente alla rifusione in favore dell’amministrazione resistente delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 1.000,00 (mille/00), oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.