Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – alcuni ricorsi contro Adm in cui si chiedeva l’annullamento dei rispettivi provvedimenti con cui si revocava la concessione lotto in alcuni casi per reiterati tardivi versamenti e in altri per mancato raggiungimento del limite minimo annuo.

Per il Tar: “La Sezione ha già chiarito come a tale termine di cinque giorni dal ricevimento dell’apposita diffida – ove così espressamente stabilito nel contratto sottoscritto tra le parti – debba essere “attribuita una rilevanza determinante nell’economia del rapporto, tanto da comportare, in caso di infruttuoso decorso, la revoca della concessione”, in ragione di una indubbia qualificazione della sua inosservanza in termini di sicura gravità per l’interesse del creditore pubblico, tanto da riconnettervi espressamente la conseguenza della cessazione del relativo rapporto (in tal senso, questa Sezione, sentenza n. 11592/2019, alle cui più ampie motivazioni si rinvia anche ai sensi dell’art. 74, comma 2, secondo periodo, c.p.a.).

Ne discende la legittimità, sotto i profili contestati, del provvedimento impugnato, in quanto espressamente adottato in forza della previsione del quarto comma dell’articolo 2 del disciplinare, che, come visto, si riferisce all’omesso versamento dei proventi del gioco entro cinque giorni dall’apposita diffida, nonché sopportato da un congruo corredo motivazionale, idoneo ad illustrarne sia i presupposti di fatto, attraverso una ricostruzione della sequenza storica degli accadimenti, che l’iter logico giuridico seguito dall’amministrazione nell’adozione della contestata determinazione.

A ciò si aggiunga, inoltre, che, come già chiarito dalla Sezione, con riferimento ad un caso analogo, non solo l’attività del gestore di una ricevitoria del lotto “è connotata da un regime improntato a una particolare severità … così che ogni fatto costituente violazione del dovere di fedeltà può legittimamente dare luogo, una volta accertata l’esistenza dei presupposti di fatto e di diritto, all’irrogazione della massima sanzione costituita dalla revoca della licenza di rivendita dei generi di monopolio”, ma, in ogni caso, “al di là del profilo soggettivo dell’imputabilità, … il meccanismo caducatorio disegnato dall’art. 2 della convenzione prescinde pure, a ben vedere, dalla valutazione di gravità dell’inadempimento, potendo il mezzo di autotutela basarsi sul solo fatto oggettivo del pagamento ritardato” (in tal senso, questa Sezione, sentenza n. 13906/2019 e la giurisprudenza conforme ivi richiamata).

In conclusione, alla luce delle argomentazioni fin qui esposte, il ricorso deve, dunque, essere respinto”.

Oppure: “Deve essere, innanzi tutto, disattesa la censura con cui si lamenta la pretesa violazione dell’art. 33 della l. n. 724/1994, osservando il Collegio che se è vero – come sostenuto dalla ricorrente – che l’art. 33 della l. n. 724/1994 non possa costituire la base giuridica per legittimare un potere di revoca generale, che sia basato sull’automatismo insito nel mero mancato raggiungimento del limite minimo di raccolta per un determinato periodo, è altrettanto vero che, nel caso di specie, il potere di revoca sia stato in concreto declinato e previsto nella convenzione di concessione sottoscritta dalle parti il 20 dicembre 2011 (versata in atti dalla ricorrente), che, infatti, all’art. 1, ultimo capoverso, espressamente prevedeva la revoca del titolo, qualora in due esercizi consecutivi, indipendentemente dalla decorrenza contrattuale e dalla titolarità della ricevitoria, fosse stata effettuata una raccolta inferiore al limite annuo previsto ex lege (in tal senso, questa Sezione, sentenza n. 1127/2014).

A ciò si aggiunga come la previsione, sia sul piano negoziale che provvedimentale, di un siffatto potere – a ben vedere – non sia contraria ad alcuna norma imperativa bensì del tutto conforme alla ratio che governa il sistema di rilascio di concessioni per il gioco del lotto, attesa l’esistenza di una stretta e necessaria correlazione tra l’assegnazione delle nuove ricevitorie ed il mantenimento dei minimi di raccolta normativamente previsti dalla legge, finalizzata a salvaguardare un’equilibrata distribuzione delle concessioni anche a tutela dei nuovi operatori che ambiscono di entrare nella raccolta del gioco, tenendo attive le sole ricevitorie che siano effettivamente funzionali all’organizzazione e razionalizzazione della relativa rete, sicché il provvedimento di cui si discorre appare vieppiù perfettamente rispondente agli invocati principi generali di buon andamento, economicità e trasparenza dell’azione amministrativa.

Lamenta, altresì, la ricorrente che la revoca sarebbe priva di una motivazione congrua nonché viziata sotto i profili del travisamento e difetto di presupposti, dell’ingiustizia manifesta, dell’inopportunità e dell’illogicità, giacché, in particolare, l’amministrazione non avrebbe per nulla considerato le peculiarità del caso concreto, legate alla “particolare ubicazione della privativa in una zona periferica di Pompei priva di punti di aggregazione e caratterizzata da una bassa affluenza di clientela”.

Anche tali doglianze non sono meritevoli di un positivo apprezzamento, risultando il gravato provvedimento di revoca supportato da un sufficiente apparato motivazionale.

Dalla lettura dell’atto di revoca si evince, infatti, con immediatezza come l’amministrazione abbia congruamente motivato la propria determinazione, sia sotto il profilo dell’esposizione dei presupposti di fatto, sia sotto quello della rappresentazione dell’iter logico-giuridico seguito.

L’Agenzia ha, in particolare, dapprima richiamato le disposizioni convenzionali nonché regolamentari di individuazione dei parametri minimi di redditività per il mantenimento in essere della concessione, che rilevano nella fattispecie in esame (tra l’altro, oltre al contratto accessivo alla concessione, il D.D. 30 dicembre 1999, l’art. 4 del D.D. 12 dicembre 2003, l’art. 5 del D.D. 16 maggio 2007) nonché, poi, sotto il profilo fattuale, evidenziato la circostanza ostativa al mantenimento della concessione, rappresentata dalla raccolta inferiore al limite minimo verificatasi negli anni 2015 – 2016, come più analiticamente ivi esposta.

La revoca della concessione appare, dunque, basarsi su dati effettivi, attendibili ed attuali, in quanto disposta in costanza di un incontestato trend negativo, espressamente ammesso dalla stessa ricorrente (che lo riconduce alla collocazione in zona periferica della ricevitoria) e non superabile in relazione alla circostanza, affermata in ricorso, che il discostamento in questione sarebbe minimo e che i primi mesi dell’anno successivo dimostrerebbero un andamento di diverso segno, atteso che la normativa di settore non consente di effettuare proiezioni circa l’entità del fatturato futuro proveniente dal gioco del lotto né di distinguere in relazione alla lieve entità del mancato raggiungimento del limite minimo.

In conclusione, alla luce delle considerazioni fin qui svolte, il ricorso deve essere respinto”.

E infine: “L’esponente deduce che, in forza degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293 del 1957, l’ufficio procedente potrebbe revocare la concessione solamente laddove ricorrano le violazioni più gravi e, in particolare, qualora il rivenditore, dopo aver commesso tre trasgressioni della stessa indole nel biennio, ne commetta un’altra nei sei mesi successivi. Viceversa, in caso di infrazioni meno gravi, l’amministrazione dovrebbe infliggere solo pene pecuniarie.

9. Il provvedimento gravato si fonda sul fatto che il ricevitore ha “versato in ritardo al concessionario i saldi dovuti per 7 settimane contabili nell’anno 2016 e per altre 5 settimane nel 2017”.

9.1. Dalla documentazione allegata dall’amministrazione procedente emerge che l’ufficio procedente: a) con nota prot. n. 16162 del 22.2.2016 ha contestato al sig. Cannizzaro il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 20.1.2016 al 26.1.2016 di € 3.039,43, in quanto versati con 6 giorni di ritardo; b) con nota prot. n. 37039 del 18.5.2016 gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 6.4.2016 al 12.4.2016 di € 1.409,24, in quanto versati con 4giorni di ritardo; c) con nota prot. n. 75199 del 14.11.2016 gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 26.10.2016 all’1.11.2016 di € 2.564,32 in quanto versati con 4 giorni di ritardo; d) con nota prot. n. 77150 del 21.11.2016 gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 2.11.2016 all’8.11.2016 di € 3.448,96, in quanto versati con 4 giorni di ritardo; e) con nota prot. n. 1682 del 9.1.2017 gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 30.11.2016 al 6.12.2016 di € 1.848,31 in quanto versati con 3giorni di ritardo; f) con nota prot. n. 1770 del 10.1.2017 gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 14.12.2016 al 20.12.2016 di € 3.606,04, in quanto versati con 5giorni di ritardo; g) con nota prot. n. 1775 del 10.1.2017 gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana dal 21.12.2016 al 27.12.2016 di € 3.104,71; h) con nota prot. n. 5944 del 18.1.2017 gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 28.12.2016 al 3.1.2017 di € 3.003,93 in quanto versati con 11 giorni di ritardo; i) con note prot. n. 7904 del 23.1.2017 e prot. n. 9845, entrambe del 31.1.2017, gli ha contestato il tardivo versamento dei proventi del lotto rispettivamente delle settimane contabili dal 4.1.2017 al 10.1.2017 e dall’11.1.2017 al 17.1.2017, avendo il ricorrente effettuato i versamenti di € 2.374,51 e di € 2.235,70 con 4 giorni di ritardo; l) con nota prot. n. 11309 del 6.2.2017 gli ha contestato il ritardato versamento dei proventi del lotto per la settimana contabile dal 18.1.2017 al 24.1.2017 di € 2.671,14, in quanto versati con 4 giorni di ritardo; m) con nota prot. n. 15738 del 24.2.2017 gli ha contestato il tardivo versamento per la settimana contabile dall’1.2.2017 al 7.2.2017 per un importo di € 2.734,51 versato con 13 giorni di ritardo.

9.2. Tutti i predetti tardivi versamenti, oltre ad essere documentalmente provati, non sono stati contestati dal ricorrente.

9.3. Orbene la causa della revoca nel caso di specie risulta dalla violazione del contratto sottoscritto dalle parti, ai sensi del cui art.2 “il raccoglitore del gioco del lotto che effettua il versamento dei proventi oltre il giorno del giovedì della settimana dell’invio dell’estratto conto sarà sottoposto alla sanzione amministrativa ed al pagamento degli interessi nella misura e con le modalità previste dall’art. 33, comma 2, della Legge n. 724 del 23 dicembre 1994 e sue eventuali e successive modificazioni. Il mancato versamento nel termine di giorni cinque dal ricevimento della lettera Raccomandata A.R. con la quale viene intimato l’adempimento, comporta la revoca della concessione, anche a norma dell’art. 1454 c.c..La concessione è revocata altresì quando, fuori dalla precedente ipotesi, risulti, dall’esame dei rendiconti settimanali, che per tre volte nel corso del biennio è stato ritardato il versamento dei proventi del gioco e il quarto ritardo si sia verificato entro sei mesi da quello precedente. La revoca comporterà l’incameramento della cauzione, salva ogni ulteriore azione nelle competenti sedi per l’integrale recupero di quanto dovuto per proventi, sanzioni amministrative, interessi e penali”.

Inoltre, l’art. 30 del D.P.R. n. 303/1990, come integralmente sostituito con gli artt. da 28 a 42, dall’art.1 del D.P.R. n. 560/1996, prevede che “i raccoglitori (ricevitori) sono tenuti a versare al concessionario (Lottomatica), entro il giovedì della settimana successiva all’estrazione, il saldo a proprio debito a mezzo di una o più aziende di credito che assicurino il servizio su tutto il territorio nazionale o del servizio postale”.

9.4. La disciplina è dunque basata su di una rigida determinazione degli obblighi e degli adempimenti, anche e soprattutto sotto il profilo della prevista tempistica, da parte dei concessionari. A riprova della specialità della suddetta disciplina e della sua inderogabilità vale anche rammentare che al ricevitore è stata riconosciuta la qualifica di agente contabile, con conseguente assoggettamento alla rigorosa disciplina di cui all’art. 194 del R.D. n. 827/1924 in quanto si instaura un rapporto di servizio, provvedendo, per conto dello Stato, alla riscossione delle entrate ed all’esecuzione dei pagamenti.

Ne discende che il concessionario è investito di specifiche responsabilità, così che ogni fatto costituente violazione del dovere di fedeltà può legittimamente dare luogo, una volta accertata l’esistenza dei presupposti di fatto e di diritto, all’irrogazione della massima sanzione costituita dalla revoca della licenza.

9.5. Né il ricorrente ha fornito nel caso di specie una prova rigorosa di non imputabilità dei tardivi pagamenti, tale non potendosi ritenere la circostanza, rappresentata nelle controdeduzioni, della mancanza di liquidità, così come i furti subiti all’interno della rivendita/ricevitoria non possono assumere alcun rilievo quale fattore esimente dalla responsabilità del ricorrente per i plurimi ritardati versamenti dei proventi del lotto.

9.6. Alla luce delle suddette considerazioni si evince che la gravità delle violazioni di cui trattasi è stata correttamente valutata dall’ufficio procedente con riferimento ai due parametri dell’importo complessivo per ciascuna settimana contabile delle somme versate in ritardo, dei giorni effettivi di ritardo nel versamento e della reiterazione nel tempo dei tardivi versamenti.

Occorre allora rilevare che, atteso che la normativa richiamata conferisce all’amministrazione procedente un potere discrezionale in ordine alla scelta della sanzione da applicare al concessionario resosi colpevole di trasgressioni nella gestione delle rivendite, l’esercizio di detto potere discrezionale nel caso di specie è avvenuto nel rispetto di tutte le norme poste per regolamentare l’attività autoritativa della P.A. ed in particolare nel rispetto dell’obbligo motivazionale, come si evince dalla lettura del provvedimento gravato.

10. Per tutte le suesposte ragioni entrambe le censure sollevate dal ricorrente sono infondate e conseguentemente il ricorso deve essere respinto”.