Il Consiglio di Stato ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio concernente per l’annullamento del provvedimento con il quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha revocato la concessione del lotto, ha disdetto il contratto di appalto e ha disposto l’incameramento della cauzione.

Si legge: “Il ricorrente, titolare della rivendita di tabacchi (…) sita in Sorrento (NA) (…), ha impugnato il provvedimento con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha revocato la concessione per il gioco del lotto (…), ha disdetto la convenzione accessiva del 13 dicembre 2017 per la disciplina del rapporto concessorio e ha incamerato la polizza fideiussoria.

1.1. Il provvedimento è stato motivato in considerazione dei reiterati tardivi versamenti dei proventi del gioco del lotto, nonché dell’omesso pagamento di quelli relativi alla settimana contabile dal 5 all’11 dicembre 2018, per un totale di € 8.042,16, entro il termine perentorio di cinque giorni dal ricevimento della nota prot. 101910 del 24 dicembre 2018, recante l’espresso avvertimento, anche ai sensi dell’art. 7 della l. n. 241/1990, che il mancato pagamento avrebbe determinato, tra le altre conseguenze, la revoca della concessione.

2. L’interessato ha chiesto l’annullamento dell’atto, ritenendolo emanato in violazione di legge (artt. 34 e 35, l. n. 1293/1957 e art. 33, l. n. 724/1994) e affetto da eccesso di potere (insussistenza dei presupposti, difetto di istruttoria, violazione delle circolari, irragionevolezza, sproporzione della sanzione).

3. Il Tar del Lazio, sede di Roma, con la sentenza di cui in epigrafe, ha respinto il ricorso e ha compensato tra le parti le spese di lite. In sintesi, il primo giudice ha ravvisato l’esistenza dei presupposti costitutivi della clausola risolutiva espressa, come da convenzione accessiva al provvedimento concessorio.

4. L’interessato ha appellato la sentenza, articolando le seguenti censure.

4.1. SUL DIFETTO DI MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA – OMESSO ESAME DELLE CENSURE PROSPETTATE IN PRIMO GRADO – VIOLAZIONE DELLE CIRCOLARI PROT. N. 47486 DEL 18.05.2016 E PROT. N. 4132 DEL 26.01.2005.

Il Tar ha circoscritto il proprio scrutinio alla mera rilevazione della violazione dell’art. 2 del contratto di concessione, senza misurare i ritardi contestati al concessionario sulla base dei parametri regolamentari (circolare prot. n. 47486 del 18.05.2016, nonché nota prot. 4132 del 26.01.2015) con i quali l’ADM ha autolimitato la propria discrezionalità valutativa.

4.2. SULLA ERRONEITA’ DELLA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA – OMESSA PRONUNCIA SU UN PUNTO DECISIVO DELLA CONTROVERSIA – VIOLAZIONE/FALSA APPLICAZIONE ART. 34 E 35 L. 1293/1957 E ART. 33 L. 724/94 – VIOLAZIONE DEL PRINCIPIO DEL GIUSTO PROCEDIMENTO – ECCESSO DI POTERE PER TRAVISAMENTO ED ERRONEA VALUTAZIONE DEI FATTI – INSUSSISTENZA DEI PRESUPPOSTI – DIFETTO DI ISTRUTTORIA – VIOLAZIONE DELLE CIRCOLARI – IRRAGIONEVOLEZZA DEL PROVVEDIMENTO – SPROPORZIONE DELLA SANZIONE.

Il Tar si è limitato ad ipotizzare la sussistenza di plurimi profili che “legittimano l’irrogazione della contestata sanzione”, fondando tale convincimento esclusivamente sul richiamo all’art. 2 del contratto accessivo alla concessione.

4.3. SULLA ERRONEITA’ DELLA MOTIVAZIONE DELLA SENTENZA IMPUGNATA – OMESSA PRONUNCIA SU UN PUNTO DECISIVO DELLA CONTROVERSIA – VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ARTT. 34 E 35 L. 1293/1957 – VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ARTT. 3, 7 E 10 L. 241/90 – VIOLAZIONE DEI PRINCIPI DEL GIUSTO PROCEDIMENTO, IMPARZIALITÀ DELLA P.A., RAGIONEVOLEZZA DELL’AZIONE AMMINISTRATIVA – ECCESSO DI POTERE PER DIFETTO, INCONGRUITÀ E CONTRADDITTORIETÀ DELLA MOTIVAZIONE, DIFETTO DI ISTRUTTORIA – VIOLAZIONE DELLE CIRCOLARI – IRRAGIONEVOLEZZA DEL PROVVEDIMENTO – SPROPORZIONE DELLA SANZIONE.

La sentenza impugnata è erronea nella parte in cui non considera che il procedimento di irrogazione della sanzione ai concessionari del gioco del Lotto ha natura discrezionale e non vincolata.

5. L’Amministrazione dei Monopoli, sia nella sua articolazione nazionale sia in quella regionale, si sono costituite in resistenza.

6. All’udienza camerale del 1° ottobre 2020, fissata per la discussione dell’incidente cautelare proposto dalla parte appellante, la Sezione ha avvisato le parti della possibilità di definire il giudizio con sentenza in forma semplificata; la causa è stata discussa e, all’esito, è stata trattenuta per la decisione.

7. L’appello non è fondato e va, pertanto, respinto.

8. La Sezione ritiene che la causa possa essere decisa facendo sintetico richiamo al principio di diritto enunciato nella propria sentenza n. 3195/2020, da valere anche come precedente specifico conforme ai sensi degli artt. 74, comma 1 e 88, comma 2, lett. d) del c.p.a..

Più in particolare, la Sezione ritiene decisive, nel senso del rigetto del gravame, le seguenti considerazioni.

a) l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli non ha proceduto ai sensi dell’art. 9 della legge n. 1293 del 1957, ma ha disposto la revoca della concessione della ricevitoria del gioco del lotto in esecuzione dell’art. 2 del disciplinare del rapporto di concessione stipulato tra le parti il 13 dicembre 2017.

b) L’art. 2 in parola prevede espressamente la revoca della concessione quando risulti il mancato versamento nel termine di cinque giorni dal ricevimento della lettera raccomandata A.R. con la quale viene intimato tale pagamento.

c) La fattispecie all’esame non costituisce esercizio discrezionale del potere di revoca in conseguenza dei reiterati ritardi, bensì vincolato al ricorrere dei presupposti costitutivi della clausola risolutiva convenzionale espressa, quando – nonostante la formale diffida – il concessionario, già in ritardo, abbia ritardato ulteriormente il versamento di oltre cinque giorni ovvero abbia omesso completamente il versamento (le due ipotesi sono, agli effetti della previsione pattizia, equiparate).

d) “Il potere amministrativo discrezionale è stato esercitato e interamente consumato con la previsione delle clausole del disciplinare e la sottoscrizione dello stesso, sicché, una volta inveratasi la fattispecie astratta prevista nella fonte convenzionale, l’Agenzia concedente non ha alcun margine di ulteriore apprezzamento, ma è tenuta a revocare la concessione. In altri termini, l’Amministrazione ha esercitato il suo potere discrezionale nell’individuare le fattispecie in cui l’inadempimento della parte si configura di una consistenza tale da ledere il rapporto fiduciario e, di conseguenza, da precludere la prosecuzione del rapporto concessorio” (in questi termini si esprime la menzionata sentenza n. 3195/2020).

e) Dagli atti processuali è emerso che la raccomandata è stata inviata il 24 dicembre 2018; il primo acconto è stato pagato il 15 maggio 2019, mentre il saldo è stato eseguito soltanto il 28 maggio 2019, e quindi oltre i cinque giorni espressamente pattuiti dalle parti in sede di stipula della convenzione accessiva alla concessione.

f) La Sezione ritiene pienamente configurati, dunque, i presupposti di fatto previsti dalla clausola convenzionale e qualificati, dalle parti stesse, come idonei a interrompere il rapporto di fiducia tra l’Amministrazione e il ricevitore, senza che residui alcun ulteriore margine di discrezionalità in capo alla Amministrazione medesima.

9. In definitiva, l’appello va respinto.

10. Le spese del presente grado possono essere compensate in considerazione della novità rappresentata dalla menzionata sentenza n. 3195/2020, rispetto al precedente indirizzo esegetico contenuto nella sentenza n. 497/2018.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, definitivamente pronunciando sull’appello n. 6371/2020, come in epigrafe proposto, lo respinge e compensa le spese del presente grado”.