Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Monopoli di Stato – Ufficio Regionale Toscana e Umbria, Ministero dell’Economia e delle Finanze, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento recante la revoca della concessione della ricevitoria Lotto della ruota di Firenze, ubicata in Firenze.

“Parte ricorrente ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe, con il quale l’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane – Ufficio dei Monopoli per la Toscana ha disposto, in suo danno, la revoca della concessione della ricevitoria lotto. In fatto, è accaduto quanto segue.

L’istante è divenuto assegnatario del predetto titolo con atto n. rep. 21/2012, al quale è stata annessa la relativa convenzione, il cui art. 1 prevedeva come causa di revoca l’ipotesi in cui in due esercizi consecutivi, “indipendentemente dalla decorrenza contrattuale e dalla titolarità della ricevitoria”, si è effettuata una raccolta del gioco inferiore al limite di €. 26.746,27, limite previsto per i comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti.

L’ufficio, con nota del 12 febbraio 2016, ha inviato una formale comunicazione al ricorrente, segnalando il mancato raggiungimento, per l’anno 2015, della raccolta minima del gioco del lotto di cui all’art. 3 del D.D. AAMS 30 dicembre 1999, nella misura stabilita dall’art. 3 del D.D. AAMS 16 maggio 2017; l’ufficio ventilava altresì la possibile revoca della concessione, qualora, anche nell’anno successivo, la raccolta dei proventi del gioco fosse stata inferiore al limite di legge.

Avendo constatato il predetto mancato raggiungimento del limite di raccolta anche per l’anno 2016, l’amministrazione ha dunque comunicato all’istante l’avvio del procedimento di revoca ai sensi dell’art. 7 L. 241/1990 (v. nota n. 9175 dell’8 febbraio 2017).

L’odierno ricorrente ha replicato in data 16 febbraio 2017, trasmettendo deduzioni difensive, con le quali ha richiesto la proroga della concessione e, quanto al contestato mancato raggiungimento dei limiti di raccolta annua, ha assunto un malfunzionamento del terminale di gioco, che sarebbe stato infatti tardivamente sostituito, solo nel gennaio 2017.

L’amministrazione, con nota del 23 febbraio 2017, ha interpellato il concessionario della raccolta, il quale ha relazionato all’ufficio, dichiarando che dalle verifiche effettuate non emergeva l’esistenza di alcun inconveniente tecnico sulla linea e sul terminale di raccolta intestato alla ricevitoria del ricorrente, per il periodo di riferimento 2015/2016.

E’ dunque seguita l’emanazione dell’impugnato provvedimento di revoca, la cui legittimità è stata contestata dall’istante, per mezzo dei seguenti motivi di diritto:

Genericità, illogicità ed insufficienza della motivazione nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria;

Violazione ed erronea applicazione dell’art. 33 L. 724/1994 nonché violazione del principio di ragionevolezza logicità e affidamento.

Il ricorrente ha dunque concluso, chiedendo l’annullamento dell’atto, previa sospensione cautelare, ed il risarcimento del danno subito.

Si è costituita l’amministrazione intimata, contestando il gravame con ampie deduzioni difensive.

Con ordinanza n. 3420/2017, resa all’esito della camera di consiglio del 5 luglio 2017, il Collegio ha respinto la domanda cautelare.

La causa è stata discussa e trattenuta in decisione all’udienza del 9 ottobre 2019.

2. Il ricorso è infondato.

3. Con la prima censura, il ricorrente lamenta il deficit motivazionale e l’illogicità che inficerebbero il gravato atto di revoca, giacchè, in particolare, l’ufficio non avrebbe per nulla considerato le peculiarità del caso concreto, come anche illustrato nelle osservazioni difensive presentate in sede procedimentale dall’istante.

Il motivo non è meritevole di positivo apprezzamento.

Dalla lettura dell’atto di revoca si evince come l’amministrazione abbia congruamente motivato la propria determinazione, sia sotto il profilo della esposizione dei presupposti di fatto, sia sotto quello della rappresentazione dell’iter logico-giuridico seguito.

L’ufficio ha infatti dapprima richiamato le disposizioni convenzionali nonché regolamentari, che rilevavano nella fattispecie in esame (art. 1 del contratto accessivo alla concessione, art. 3 D.D. 30 dicembre 1999, art. 4 D.D. 12 dicembre 2003, art. 3 D.D. 16 maggio 2007, nonché le circolari della Direzione Generale dei Monopoli n. 3279 del 24 gennaio 2005, n. 28436 del 28 agosto 2007 e n. 33340 del 26 settembre 2007).

Ancora sotto il profilo fattuale, nella parte motiva dell’atto, l’ufficio ha evidenziato la circostanza ostativa rappresentata dalla raccolta inferiore al limite minimo di legge, che si era verificato negli anni 2015 – 2016, come più analiticamente esposta in atti.

L’ufficio ha altresì confutato le deduzioni difensive presentate dall’istante in sede procedimentale, laddove il ricorrente aveva escluso l’imputabilità delle circostanze dedotte dall’amministrazione, evidenziando un malfunzionamento del proprio terminale, a sé non addebitabile, e tardivamente sostituito dalla concessionaria nazionale del gioco.

L’amministrazione ha infatti svolto un preciso accertamento tecnico sulla linea, acquisendo una relazione da parte di LottoItalia srl, nella quale si è specificato che alcun disservizio rilevante era avvenuto nel periodo di riferimento degli anni 2015 – 2016.

Peraltro, dall’istruttoria svolta, è anche emerso che la sostituzione del terminale di gioco era avvenuta nell’ambito dell’ordinario piano di adeguamento tecnologico delle linee e non già all’esito di una lamentela del ricorrente, come invece dedotto in ricorso.

Sulla base di tali presupposti di fatto e di diritto, l’ufficio ha dunque assunto il gravato atto di revoca, che, per quanto sopra detto, appare supportato da sufficiente apparato motivazionale.

4. Anche il secondo motivo di ricorso è infondato.

Il ricorrente lamenta genericamente una violazione dell’art. 33 della L. 724/1994.

Tuttavia, per quanto già esposto al punto superiore, non sembra che il provvedimento possa dirsi affetto dal denunciato vizio di illegittimità.

Come correttamente evidenziato dalla difesa erariale, se infatti è vero che l’art. 33 della L. n. 724/1994 non può costituire la base giuridica per legittimare un potere di revoca generale, che sia basato sull’automatismo insito nel mero mancato raggiungimento del limite minimo di raccolta per un determinato periodo, è altrettanto vero che nel caso di specie il potere di revoca era stato in concreto declinato e previsto nella convenzione di concessione sottoscritta dalle parti.

L’art. 1 del contratto di assegnazione in concessione espressamente prevedeva la revoca del titolo, qualora in due esercizi consecutivi, indipendentemente dalla decorrenza contrattuale e dalla titolarità della ricevitoria, fosse stata effettuata una raccolta inferiore al limite annuo previsto ex lege.

Giova inoltre evidenziare che la previsione del potere di revoca de quo è proprio ispirata, ed anzi imposta, dalla ratio che governa il sistema di assegnazione di ricevitorie di nuova istituzione.

Vi è infatti una stretta e necessaria correlazione tra l’assegnazione delle nuove ricevitorie ed il mantenimento dei minimi di raccolta normativamente previsti dalla legge, al fine di mantenere una equilibrata distribuzione delle concessioni, in funzione di tutela dei nuovi operatori che ambiscono di entrare nella raccolta del gioco e di contestuale salvaguardia dell’equilibrio generale di esercizio dell’attività de qua.

5. In conclusione, alla luce delle superiori considerazioni, entrambi i motivi di gravame devono essere ritenuti infondati.

Ne consegue il rigetto della domanda impugnatoria e della annessa richiesta di risarcimento del danno.

6. Sussistono tuttavia i presupposti di legge per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Seconda -, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate!.