Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio Regionale Puglia Basilicata e Molise, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia del provvedimento di rigetto del ricorso gerarchico proposto da (…), nonché del gravato provvedimento di revoca della concessione della ricevitoria lotto (…), sita in Mesagne (BR), emesso dall’ Ufficio Monopoli per la Puglia, il Molise e la Basilicata – SOT di Brindisi, nonché, ove occorra, delle contestazioni nn. 34/L/BR del 6.5.2020, 41 del 24.6.2020, n. 51 del 6.10.2020 e 52 del 14/10/2020, della nota prot. 61850/RU del 6.10.2020 e di ogni altro atto presupposto, connesso e/o conseguenziale.

Si legge: “1. Il ricorrente è titolare della rivendita ordinaria di generi di monopolio n. 1, sita in Mesagne (…). Lo stesso è assegnatario, in concessione, della ricevitoria del lotto (…), in virtù del contratto n. 36 del 14.06.2012 della durata di nove anni.

2. In data 27.01.2021, all’odierno ricorrente, veniva notificato il provvedimento n. 4256 di revoca della concessione della ricevitoria summenzionata. Veniva allo stesso contestato il mancato tempestivo pagamento e l’omissione di alcuni versamenti di cui agli art. 30 e 34 del Dpr n. 303 del 07/08/1990. Con lo stesso provvedimento, veniva, altresì, disdettata la convenzione per l’appalto della ricevitoria lotto (…).

3. Il ricorrente proponeva ricorso gerarchico avverso la suddetta revoca che veniva rigettato con il provvedimento del 14 maggio 2021 indicato in epigrafe che il ricorrente ha gravato con l’odierno ricorso articolando le seguenti censure:

I. Violazione di legge per mancata applicazione art. 8bis L .689/81. Violazione di legge per erronea applicazione art. 34, co. 1, L. 1293/57.

II. Irragionevolezza dell’azione amministrativa. Violazione del principio di proporzionalità. Eccesso di potere. Infondatezza della motivazione.

4. L’Amministrazione resistente si è costituita in giudizio diffusamente argomentando sull’infondatezza del ricorso e chiedendone il rigetto.

5. All’udienza del 6 ottobre 2021, la causa è stata trattenuta in decisione con l’avviso della possibile definizione della controversia ai sensi dell’art. 60 c.p.a.

6. Rileva preliminarmente il Collegio che sussistono tutti i presupposti richiesti dall’articolo 60 cod. proc. amm. per la definizione del giudizio in camera di consiglio in ragione dell’esistenza di un orientamento della Sezione consolidato sulle questioni giuridiche che vengono in rilievo nella fattispecie affrontate con riferimento a casi analoghi (ex multis sentenza del 7 maggio 2020, n. 4800).

7. Il ricorso è infondato per le ragioni che si illustrano nel prosieguo.

8. Le censure singolarmente articolare dal ricorrente possono essere esaminate congiuntamente in ragione della stretta connessione esistente tra le stesse.

9. In via preliminare, deve essere rilevato che la prospettazione della difesa del ricorrente non coglie nel segno, in quanto l’Amministrazione nella fattispecie non ha proceduto ai sensi dell’art. 34, comma 1, punto 9, della legge n. 1293 del 1957, ossia sulla base della mera constatazione della recidiva (nel qual caso si potrebbe valutare l’invocata applicazione dell’articolo 8 bis della L. 689/1981), ma ha disposto la revoca della concessione della ricevitoria del gioco del lotto ai sensi dell’articolo 2 del disciplinare di concessione stipulato tra le parti, che prevede una ulteriore ipotesi di revoca della concessione in caso di omesso versamento dei proventi del gioco entro cinque giorni dall’apposita diffida. La legittimità della revoca disposta, pertanto, deve essere valutata precipuamente avendo riguardo alla disciplina pattizia e alla sua corretta interpretazione ed applicazione.

10. Se è vero che la revoca della concessione è prevista ex lege dall’articolo 34 della Legge n. 1293-1957, invocato dal ricorrente, essa non è però collegata ad un principio di tassatività, non avendo carattere sanzionatorio ma essendo volta alla tutela dell’interesse pubblico e alla reazione all’inadempimento del soggetto concessionario. Pertanto, l’Amministrazione ha la facoltà di prevedere ulteriori ipotesi di revoca in sede di disciplina convenzionale del rapporto concessorio, rispetto alle quali il concessionario manifesta il proprio consenso mediante la sottoscrizione del contratto, come avvenuto nel caso di specie (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 20 maggio 2020, n. 3195).

11. L’Amministrazione, infatti, con la stipula del disciplinare previsto dall’articolo 21 del d.P.R. n. 303 del 1990 può regolare, in modo specifico e nel rispetto del quadro legislativo e regolamentare, l’adempimento degli obblighi del concessionario e anche le conseguenze della loro violazione e/o inadempimento (Consiglio di Stato, Sez. IV, 25 gennaio 2018, n. 497). Per quanto di interesse in questa sede, il disciplinare ha provveduto a tipizzare, all’articolo 2, le ipotesi di revoca della concessione.

12. Pertanto, il potere discrezionale di disporre la revoca della concessione, riconosciuto all’Amministrazione dall’articolo 34 della legge n. 1293 del 1957, è stato declinato concretamente nel disciplinare di concessione con la conseguenza che la richiamata norma non può essere invocata per farne discendere l’onere per l’Amministrazione di effettuare una specifica ponderazione di interessi al fine di disporre la revoca, atteso che il disciplinare non richiede tale ulteriore ponderazione, né prescrive una specifica valutazione della gravità dell’inadempimento.

13. In altri termini, si deve ritenere che il potere amministrativo discrezionale sia stato esercitato ed interamente consumato dall’Amministrazione con la previsione delle clausole del disciplinare e la sottoscrizione dello stesso, sicché, una volta verificatasi la fattispecie astratta prevista nella fonte convenzionale, l’Amministrazione concedente non ha alcun margine di ulteriore apprezzamento, ma è tenuta a revocare la concessione (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 20 maggio 2020, n. 3195).

14. La valutazione sulla gravità dell’inadempimento tale da impedire la prosecuzione del rapporto concessorio è stata effettuata “a monte”, nella previsione delle clausole del disciplinare, per cui nessuna ulteriore valutazione deve essere effettuata “a valle”, vale a dire una volta verificatosi l’inadempimento considerato “determinante” (cfr. Tar Lazio, Sezione Seconda, 4 dicembre 2019, n. 13906). Ne consegue che il potere di revoca, previsto dal contratto di concessione ha natura vincolata nell’an e nel quomodo, non avendo l’Amministrazione alcuna discrezionalità in ordine all’adozione del provvedimento di revoca né potendo adottare misure diverse e più tenui (come vorrebbe, invece, il ricorrente che invoca l’applicazione delle sanzioni pecuniarie di cui all’articolo 35 della legge n. 1293 del 1957).

15. Il ricevitore è tenuto ad osservare precisi obblighi di custodia, di rendicontazione e di versamento delle somme riscosse dal pubblico. Il rispetto della scansione temporale prevista dalla normativa di riferimento per l’effettuazione dei versamenti è fondamentale, stante la strutturazione del gioco, imperniato su estrazioni periodiche ravvicinate, sulla raccolta di un montepremi costituito dal totale delle somme giocate, sul pagamento puntuale delle vincite e/o sul rimborso delle giocate, con la conseguenza che la funzionalità del sistema, sotto il profilo finanziario e contabile, richiede la massima certezza di regolarità dei flussi finanziari. Anche il solo ritardo nel pagamento, dunque, costituisce una violazione legittimante l’adozione del provvedimento di revoca (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV, 10 luglio 2019, n. 4825). In definitiva, la ratio delle disposizioni concernenti la revoca della concessione è costituita dal venir meno, al ricorrere di determinati presupposti, del rapporto di fiducia nei confronti del ricevitore, il quale, a causa del proprio inadempimento, diviene inaffidabile.

16. La Sezione, con la sentenza 7 ottobre 2019, n. 11592, ha puntualmente analizzato (vagliandone la piena coerenza) il funzionamento della previsione risolutoria contenuta nell’art. 2 del disciplinare, affermando che l’effetto caducatorio, attesa la peculiarità del meccanismo convenuto, prescinde dal giudizio di gravità indicato nell’art. 1455 c.c. e costituisce una causa di risoluzione autonoma sia rispetto a quelle per abitualità o recidiva indicate nell’art. 34 della legge 22.12.1957, n. 1293, sia rispetto al meccanismo della risoluzione ex art. 1454 c.c. rubricato “diffida ad adempiere”.

17. Più in particolare, si è affermato come sia proprio il disciplinare di concessione a prevedere espressamente (art. 2) la diffida ad adempiere al pagamento e a stabilire il termine ulteriore assegnato al debitore per l’adempimento (cinque giorni), nonché la conseguenza del superamento del termine assegnato ossia la revoca della concessione. Tale previsione dimostra come l’inosservanza del termine di 5 giorni dalla diffida sia stata qualificata come grave, avuto riguardo all’interesse del creditore, tanto da riconnettervi espressamente la conseguenza della cessazione del rapporto. Il disciplinare ha cioè previsto un particolare meccanismo, in forza del quale la violazione del secondo termine per il versamento delle somme – ossia quello di cinque giorni assegnato con la diffida – assume carattere determinante nell’economia del rapporto, conducendo a qualificare l’inadempimento del concessionario in termini di gravità per l’interesse del creditore pubblico.

18. Dall’esame degli atti e dei documenti prodotti in giudizio, nel caso di specie l’omesso versamento delle somme intimate nel termine di cinque giorni non è contestato. La fattispecie concreta, pertanto, è totalmente aderente a quella prevista in astratto dalla fonte convenzionale.

19. Non rileva, infatti, la circostanza dedotta dal ricorrente relativamente al fatto che le intimazioni sarebbero state inviate a mezzo pec e non a mezzo raccomandata a/r come previsto dal contratto. Come correttamente osservato dalla difesa erariale, lo strumento della posta elettronica certificata ai sensi degli articoli 6 e 48 del D.Lgs 82/2005 equivale, con specifico riguardo alla fattispecie, alla notifica a mezzo raccomandata a/r. Il ricorrente, infatti, non eccepisce l’erroneità dell’indirizzo di posta utilizzato dall’Amministrazione ovvero il mancato recapito delle diffide ma si limita a dedurre di non essere avvezzo al mezzo informatico e di non aver, pertanto, preso tempestiva visione delle suddette comunicazioni.

20. Con riferimento alle giustificazioni dei ritardi addotte dal ricorrente in sede di ricorso gerarchico, si rileva che le stesse non appaiono idonee ad integrare quelle circostanze “oggettive di assoluto impedimento (forza maggiore) dell’intermediario, ovvero del raccoglitore, alla corretta effettuazione dell’esatto versamento” che sono le sole che, stando anche a quanto espressamente indicato nella circolare di AAMS 31 luglio 2003, n. 13386/COA/LTT, possono esonerare da responsabilità il concessionario. Nella fattispecie, infatti, l’Amministrazione ha correttamente ritenuto l’insussistenza di un nesso di causalità diretto tra le problematiche prospettate dal ricorrente e il mancato pagamento nei termini convenuti, specie se si considera che non si sta discorrendo di un ritardo di qualche giorno bensì di un ritardo di diversi mesi.

21. Alla luce del quadro normativo di riferimento e sulla base dei presupposti di causa, l’Amministrazione ha quindi correttamente esercitato il proprio potere di revoca e di decadenza.

22. In conclusione, il ricorso è infondato e va pertanto respinto.

23. In considerazione della natura della controversia, nonché dell’indeterminatezza del valore della causa, le spese di giudizio vengono compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate”.