Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con cui l’Ufficio dei Monopoli per la Campania – Sezione operativa territoriale di Avellino ha disposto la revoca della concessione per la raccolta del gioco lotto in Villanova del Battista (AV), per il mancato raggiungimento, per gli esercizi 2017 e 2018, del limite minimo annuo di euro 20.658,28 (euro ventimilaseicentocinquantotto/28).

Si legge: “1. La ricorrente, titolare della rivendita ordinaria di generi di monopolio n.2 in Villanova del Battista (AV), in data 19/11/2014 sottoscriveva presso il competente Ufficio dei Monopoli per la Campania – Sezione distaccata di Avellino, il contratto per la disciplina del rapporto di concessione novennale della ricevitoria del lotto, decorrente dal 27/10/2014, data di inizio dell’effettiva gestione ed efficace sino al 26/10/2023.

2. L’art.1 del contratto per la disciplina del rapporto di concessione del lotto firmato dalla ricorrente, oltre ai motivi di revoca previsti dalla normativa primaria, ne introduce, all’ultimo comma, uno ulteriore: “La concessione è altresì revocata ai sensi dell’art.3 DD 16/05/2007 qualora, in due esercizi consecutivi, indipendentemente dalla decorrenza contrattuale e dalla titolarità della ricevitoria, sia effettuata una raccolta del gioco inferiore al limite annuo di €.20.658,28”.

3. Con nota prot. n. 23164 del 05/03/2019, la ricorrente riceveva, da parte del competente Ufficio dei Monopoli, ai sensi degli articoli 7 della legge 241/90, una comunicazione di avvio del procedimento di revoca della concessione della ricevitoria del lotto ai sensi delle disposizioni contenute nell’art.4 del Decreto Direttoriale 12 dicembre 2003 così come modificato dal Decreto Direttoriale 16 maggio 2007 per aver effettuato negli ultimi due anni finanziari presi a riferimento (2017 e 2018) una raccolta delle giocate rispettivamente di €.17.346,00 e di €.16.033,50, inferiore alla somma prevista dal DD del 30/12/1999 e determinata in €.20.658,28.

4. L’art. 4 del D.D. 12/12/03 prevede che “[…] entro il 31 marzo di ciascun anno, a partire dal 31 marzo 2005, gli ispettorati compartimentali precedono alla revoca della concessione per le ricevitorie che, negli ultimi due esercizi consecutivi, abbiano effettuato una raccolta inferiore al limite annuo di €.20.658,28” per i comuni con popolazione fino a 5 mila abitanti.

5. Con la stessa nota di comunicazione di avvio del procedimento l’Amministrazione invitava l’attuale ricorrente a presentare osservazioni o opposizioni scritte.

6. Con raccomandata a.r. pervenuta in data 13/03/2019, la ricorrente inviava una nota di controdeduzioni ove evidenziava, tra l’altro, che il mancato raggiungimento dell’incasso minimo per l’anno 2018 era dovuto alla costante diminuzione della popolazione, che la raccolta del gioco risentiva della generale crisi economica e che durante l’anno si erano verificati dei problemi tecnici segnalati alla Lottomatica mai definitivamente risolti.

7. Disattendendo le controdeduzioni svolte, l’Ufficio Regionale competente, accertato che la concessionaria aveva conseguito negli anni finanziari 2017 e 2018 una raccolta delle giocate inferiore al limite previsto di €.20.658,28, ha deciso di procedere alla revoca emanando il provvedimento prot. n. 28401 del 26 marzo 2019, notificato con raccomandata a.r. ricevuta dalla ricorrente in data 10/04/2019.

8. Contro il provvedimento di revoca della ricevitoria del lotto, ritenuto ingiusto e gravemente lesivo dei propri diritti e interessi, la ricorrente ha proposto il presente ricorso per i seguenti motivi di diritto:

– Decorso del termine per l’anno 2019 per l’esercizio della revoca e violazione e falsa applicazione dell’articolo 4 del decreto ministeriale 12 dicembre 2003;

– Eccesso di potere per travisamento dei fatti, illogicita’, disparita’ di trattamento;

– Violazione dei principi generali in materia di contratti conclusi con la pubblica amministrazione;

– Violazione e falsa applicazione delle disposizioni normative in materia di gioco del lotto con particolare riferimento all’articolo 33 della legge n. 724/94 e successive modificazioni;

– Violazione dei criteri di economicita’ e buon andamento dell’azione amministrativa;

– Violazione del principio di tutela dell’affidamento;

– Grave difetto di motivazione;

– Travisamento e difetto di presupposti -Ingiustizia manifesta –inopportunita’ e illogicita’.

9. Si è costituita in giudizio l’amministrazione intimata instando per l’integrale rigetto del ricorso ex adverso proposto.

10. All’udienza del 21 ottobre 2020 la causa è stata trattenuta per la decisione.

11. Il ricorso è fondato e va accolto nei termini che si illustreranno nel prosieguo.

12. In via preliminare, la ricorrente ha rilevato l’illegittimità del provvedimento di revoca per essere intervenuto successivamente allo spirare del termine perentorio stabilito dall’art.4 del D.D. 12/12/03 secondo cui l’eventuale revoca deve avvenire “[…] entro il 31 marzo di ciascun anno”. Nella fattispecie, la ricorrente ha ricevuto la comunicazione del provvedimento in data 10 aprile 2019.

13. Il Collegio ritiene che la censura de qua sia fondata e che, pertanto il ricorso debba essere accolto in relazione al suddetto profilo in quanto assorbente rispetto agli ulteriori profili di illegittimità sollevati.

14. Il provvedimento di revoca della concessione è indubbiamente un atto di carattere recettizio che, pertanto, produce effetti solo dal momento in cui perviene a conoscenza del destinatario. Non coglie nel segno, dunque, la difesa dell’amministrazione intimata che rileva che il provvedimento di revoca sarebbe tempestivo in quanto adottato in data 26.3.2019 e spedito a Lottomatica ed agli Uffici Centrali dell’Agenzia delle Dogane a mezzo PEC, in data 27.3.2019. Lo stesso provvedimento sarebbe stato portato a conoscenza della ricorrente a mezzo raccomandata dieci giorni dopo lo spirare del termine previsto in ragione del fatto che la stessa non era provvista di indirizzo PEC.

15. Il Collegio ritiene in proposito che non sia sufficiente che il procedimento di revoca sia avviato e che il provvedimento sia formalmente adottato entro il termine del 31 marzo previsto dalla disciplina di settore. Entro la suddetta data, infatti, il provvedimento di revoca deve essere portato a conoscenza del destinatario, ossia del concessionario. Non rileva, pertanto, la circostanza evidenziata dalla difesa erariale dell’invio tempestivo del provvedimento di revoca a soggetti diversi dal destinatario per quanto essi siano coinvolti nell’ambito di operatività della concessione. I suddetti soggetti, infatti, avrebbero dovuto ricevere il provvedimento in ragione degli adempimenti conseguenti alla revoca della concessione ma, a tal fine, la revoca avrebbe dovuto essere efficace e, pertanto, portata a conoscenza della ricorrente.

16. Come rilevato in diversi precedenti della Sezione, l’Amministrazione con la disciplina operativa sopra richiamata si è autovincolata al rispetto di una determinata tempistica per la formalizzazione dei provvedimenti di revoca delle ricevitorie a tutela sia dell’interesse pubblico tutelato sia dell’affidamento ingenerato nel privato al proseguimento del rapporto contrattuale in essere.

17. In conclusione, il provvedimento di revoca in questa sede impugnato è illegittimo in quanto portato a conoscenza del destinatario oltre il termine previsto dall’articolo 4 del D.D. 12/12/03 e, pertanto, deve essere annullato.

18. In virtù della fondatezza della censura di illegittimità connessa alla tardività del provvedimento di revoca, il Collegio ritiene che le ulteriori censure proposte rimangano assorbite.

19. Alla luce delle circostanze di fatto sottese alla presente controversia, si ritiene che sussistano i presupposti di legge per la compensazione integrale delle spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini e nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto annulla l’atto impugnato.

Spese compensate”.