Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Ministero dell’Interno in cui si chiedeva l’annullamento dei decreti -OMISSIS-, emessi dal Questore della Provincia di Milano il 9.3.2020 e notificati ai ricorrenti il 24.3.2020 e il 15.5.2020, con i quali la Questura respingeva l’istanza con cui il sig. -OMISSIS- aveva chiesto di avvalersi della sig.ra -OMISSIS-quale rappresentante nella conduzione dell’attività per la raccolta di scommesse ex art. 88 TULPS per il punto sito in Milano, via -OMISSIS-.

Si legge: “Rilevato che il sig. -OMISSIS-, titolare della licenza per la raccolta di scommesse ex art. 88 del T.U.L.P.S., e la sig.ra -OMISSIS- hanno impugnato i provvedimenti con cui la Questura di Milano ha rigettato l’istanza del primo di avvalersi della collaborazione della seconda quale rappresentante nella conduzione dell’attività dallo stesso svolta; che i ricorrenti deducono l’illegittimità dei provvedimenti impugnati per: 1) violazione di legge, in particolare delle norme sul procedimento amministrativo, e motivazione inesistente in quanto fondata su presupposto asseritamente inveritiero o inesistente; 2) violazione dell’art. 7 della legge n. 241/1990 per mancata comunicazione di avvio del procedimento; 3) violazione dell’art. 8 della legge n. 241/1990 sulle modalità e i contenuti della comunicazione di avvio del procedimento; 4) violazione dell’art. 3 della l. n. 241/1990 per vizio di motivazione; 5) mancanza di istruttoria ed eccesso di potere;

Considerato che dal certificato del casellario giudiziale (v. allegato n. 2 della produzione ministeriale) risulta che la sig.ra -OMISSIS-, in data 23.11.2004, è stata condannata con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti del Tribunale di Milano, irrevocabile in data 11.11.2005, per i reati di violazione del T.U. delle leggi di P.S. (art. 110, comma 5, del R.D. n. 773/1931) ed esercizio di giuochi d’azzardo continuato in concorso (artt. 81,110 e 718 c.p.), commessi in Milano fino al 17.3.2004 e in continuazione, con sostituzione della pena di mesi 2 e giorni 10 di arresto con l’ammenda di 2.660,00 euro;

– che i reati per i quali la sig.ra -OMISSIS- è stata condannata hanno una indiscutibile rilevanza in relazione all’attività oggetto dell’istanza oggetto di causa, sicché la valutazione operata dalla Questura non può ritenersi irragionevole;

– che, infatti, la natura della condanna riportata dall’odierna ricorrente (esercizio di giuochi d’azzardo in concorso), ancorché patteggiata, rientra all’evidenza tra le cause ostative stabilite dall’art. 92 T.U.L.P.S., ai sensi del quale “oltre a quanto è preveduto dall’art. 11, la licenza di esercizio pubblico e l’autorizzazione di cui all’art. 89 non possono essere date a chi sia stato condannato per reati contro la moralità pubblica e il buon costume, o contro la sanità pubblica o per giuochi d’azzardo”;

– che, come riconosciuto dalla prevalente giurisprudenza amministrativa, la pronuncia emessa dal giudice penale ai sensi dell’art. 444 c.p.p. è equivalente a quella di condanna, per l’espressa equiparazione al riguardo sancita dall’art. 445 c.p.p. (C.d.S., Sez. I, n. 1647/1992; C.d.S., Sez. VI, n. 1149/1995; C.d.S., Sez. V, n. 3260/2001; T.A.R. Campania-Napoli, Sez. III, n. 646/1996; T.A.R. Toscana, Sez. I, n. 3761/2004; T.A.R. Campania-Napoli, Sez. VII, n. 9362/2005);

– che i vizi procedimentali dedotti, oltre a non trovare riscontro nella documentazione di causa, non potrebbero comunque condurre all’annullamento della decisione gravata, in quanto i ricorrenti non hanno fornito elementi da cui poter desumere che i provvedimenti finali avrebbero potuto avere un contenuto differente, ai sensi dell’art. 21-octies della l. n. 241/1990;

– che la motivazione dei provvedimenti impugnati, oltre ad essere congrua in relazione alle risultanze dell’istruttoria svolta, è sicuramente sufficiente a esplicare le ragioni della decisione di rigetto, avendo la Questura adottato due distinti provvedimenti, con il primo dei quali ha comunicato al titolare la mancanza dei requisiti soggettivi in capo all’aspirante rappresentante, mentre nel secondo, destinato alla sig.ra -OMISSIS-, è stato indicato il motivo ostativo rappresentato dalla sentenza di condanna per esercizio di giuochi d’azzardo continuato in concorso;

– che, pertanto, le censure sono tutte infondate e il ricorso va respinto;

Ritenuto che sussistono i presupposti per l’adozione di una sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a.;

Ritenuto che le spese del giudizio, liquidate come da dispositivo, debbano seguire il criterio della soccombenza, come di norma;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna i ricorrenti alla rifusione delle spese processuali in favore del Ministero resistente, liquidandole complessivamente in € 1500 (millecinquecento/00), oltre accessori come per legge”.