Oltre l’80% delle imprese, che rappresenta piu’ del 90% del valore aggiunto, prevede di trovarsi in una situazione di completa (41,3%) o parziale (39,5%) solidita’ entro la prima meta’ del 2022. Poco piu’ del 3% si giudica invece gravemente a rischio. L’Istat pubblica il Report ‘Situazione e prospettive delle imprese dopo l’emergenza sanitaria Covid-19‘. Il 9,4% delle imprese ha aumentato il personale nella seconda meta’ del 2021 mentre un altro 12,1% sta assumendo; ma tra queste quasi i due terzi segnalano difficolta’ a reperire le competenze necessarie. Per quasi un quarto delle imprese i fattori di rischio per la crescita sono l’indebolimento della domanda e gli ostacoli nell’acquisire gli input produttivi.

La rilevazione, condotta tra il 16 novembre e il 17 dicembre 2021, precisa l’Istat, aggiorna le informazioni raccolte nelle precedenti edizioni misurando comportamenti e strategie delle imprese a quasi due anni dall’inizio della pandemia.

Nonostante la ripresa produttiva, la crisi sanitaria continua a generare un clima di incertezza e necessita’ di veloci assestamenti nelle strategie e repentini cambiamenti nelle aspettative degli operatori.

Richieste di prestiti soprattutto per finanziare l’attività corrente

Ha fatto ricorso a prestiti in forma di credito bancario o di strumenti di finanziamento ad esso alternativi il 21,9% delle unità con almeno 3 addetti, con incidenze comprese tra il 18,5% per le grandi imprese e il 25,6% per le medie. Tali quote crescono all’aumentare del grado di rischio percepito dall’impresa: da circa un quinto per chi ritiene che, su un orizzonte semestrale, la propria attività sia sostanzialmente solida a circa il 30% per coloro che la ritengono tendenzialmente a rischio.
Come nella precedente indagine, anche nella fase attuale i prestiti vengono richiesti in primo luogo per finanziare l’attività corrente: per oltre l’87% delle imprese tale finalità è “importante” o “molto importante” (sostanzialmente in linea con la precedente rilevazione). Per il resto, il 62,2% delle imprese ha chiesto prestiti per coprire costi fissi non comprimibili come i canoni di locazione, il 58,2% per ripagare i debiti, il 54,6% per costituire scorte di liquidità e un terzo per finanziare la riconversione della attività.
La finalità appare correlata al grado di solidità percepito dall’impresa. Da un lato le unità che ritengono la propria attività almeno parzialmente solida tendono a chiedere prestiti per costituire un cuscinetto precauzionale di liquidità con una frequenza pari al 56,2%, poco maggiore di quella (49,9%) delle imprese che si dichiarano almeno parzialmente a rischio.
Diversa è la distribuzione per tutte le altre finalità considerate, con divari evidenti soprattutto per la copertura dei costi fissi incomprimibili (80,9% per le seconde a fronte di 55,6% per le prime) e il rimborso dei debiti (77,0% e 51,6%). Coerentemente con quanto sin qui visto, ricorrono con maggiore frequenza ai prestiti le imprese di minore dimensione. Se si esclude la finalità di supporto dell’attività corrente (indicata comunque da quasi l’80% delle grandi imprese), la componente dimensionale di tale scelta emerge soprattutto per la copertura dei costi fissi ‒ rilevante per quasi due terzi delle micro-imprese, oltre la metà delle piccole e per poco più di un terzo delle grandi ‒ e per ripagare i debiti (62,1% delle micro e 34,8% delle grandi).

Le differenze settoriali nell’utilizzo di prestiti per finanziare l’attività corrente non sono molto ampie, in quasi tutti i settori questa finalità è rilevante per almeno tre quarti delle imprese. Al contrario, l’esigenza di coprire costi incomprimibili viene richiamata con maggiore frequenza in alcune attività del terziario, in particolare agenzie di viaggio (86,1%), istruzione (81,6%), alloggio e ristorazione (81,0%), attività artistiche e di intrattenimento (74,2%). Il comparto dei servizi si distingue inoltre per una maggiore incidenza dell’utilizzo di prestiti per il rimborso dei debiti accumulati; è il caso, ad esempio, dell’alloggio e ristorazione (71,0%) e degli altri servizi alla persona (63,3%).
La necessità di costituire scorte di liquidità rappresenta invece una motivazione rilevante per i servizi di mercato, come quelli di somministrazione di personale (85,4%), attività postali e di corriere (84,5%), attività editoriali (71,6%) e professionali (in misura prossima al 60%). Nell’industria questa finalità è importante per quasi tre quarti delle unità del settore dei computer e beni elettronici e da quasi due terzi di quelle della farmaceutica. Infine, a chiedere prestiti per la riconversione dell’attività sono in prevalenza le imprese attive nei settori di gestione dei rifiuti e rete fognaria (oltre il 40%), ristorazione (43%), lotterie e case da gioco (47,5%).