Il Segretario generale di Interpol, Jurgen Stock, a capo della più grande Organizzazione per la cooperazione internazionale di polizia cui aderiscono 194 Paesi del mondo, è oggi a Reggio Calabria per lanciare I-Can (Interpol Cooperation Against `Ndrangheta), progetto di attacco globale alla `Ndrangheta, promosso dal Capo della Polizia Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Franco Gabrielli e fortemente voluto dal Prefetto Vittorio Rizzi, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.

Secondo i dati forniti nel corso della conferenza stampa, l´`Ndrangheta è l´organizzazione criminale più estesa, ramificata e potente al mondo: nasce in Calabria e oggi è presente in 32 Paesi di quattro continenti (Europa, Africa, America e Oceania), opera in 17 Stati europei, ed è il principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti, vera e propria holding 3.0, che conserva memoria dei suoi riti arcaici ma è al passo con la digitalizzazione e i nuovi sistemi di trasferimento del denaro, come i bitcoin.

In Europa le forze di polizia hanno accertato l´esistenza dell´´Ndrangheta (attraverso la presenza delle locali, la cattura di latitanti o il sequestro di beni) in Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Principato di Monaco, Romania, San Marino, Slovenia, Spagna, Svizzera.

Nel mondo ne è stata accertata la presenza in Liberia, Marocco, Seichelles (per l´Africa), nelle Antille Olandesi, Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Costarica, Guayana Francese, Panama, Repubblica Dominicana, Uruguay, USA (per l´America) e in Australia.

A testimonianza che la `Ndrangheta non possa più essere considerata un fenomeno folkloristico italiano e una mafia rurale, ma un pericolo criminale globale, c´è anche la sentenza della Corte Superiore di Giustizia dell´Ontario in Canada nei confronti di Giuseppe Ursino del 28 febbraio 2019 che ne descrive la struttura organizzativa e i metodi criminali.

I-Can – Interpol Cooperation Against `Ndrangheta

Nel corso della 88° Assemblea Generale Interpol dell´ottobre 2019 a Santiago del Cile, per la prima fase del progetto l´Italia ha proposto di partecipare ad I-Can a 10 Paesi europei ed extraeuropei.

Gli obiettivi che sinteticamente si prefigge I-Can sono:

  1. Una conoscenza approfondita del fenomeno criminale e delle sue conseguenze a livello di sicurezza e di pregiudizio alle libertà dei cittadini. La mancata consapevolezza della minaccia, legata soprattutto all´inizio della sua propagazione, è conseguenza anche dei differenti impianti normativi dei vari Paesi e dei sistemi di contrasto orientati a minacce di altro tipo, che hanno consentito alla `Ndrangheta di radicarsi fortemente, laddove la pressione investigativa e le misure giudiziarie non hanno costituito un argine sufficiente. I Paesi partners potranno approfondire la conoscenza e l´efficacia della normativa antimafia italiana, compresi gli strumenti come le misure di prevenzione, che permettono di aggredire le organizzazioni criminali attraverso i sequestri dei loro patrimoni illeciti già nella fase ante delictum;
  1. La cattura dei latitanti e l´aggressione ai patrimoni illeciti, attraverso gli strumenti della cooperazione multilaterale di polizia offerta da Interpol, che va ad arricchire i canali bilaterali già esistenti, come ad esempio è avvenuto con la creazione della Task-force italo-tedesca all´indomani della “strage di Duisburg” nel 2007. Il salto di qualità sarà quello di condividere a livello multilaterale informazioni live (nel rispetto del segreto istruttorio) che consentiranno di sgretolare poco a poco l´organizzazione, senza cercare di smantellarla tutta in una volta quando ormai ha creato un tessuto economico e sociale malato. E in questa prospettiva giocheranno un ruolo fondamentale le banche dati delle forze di polizia interconnesse ed interoperabili.
  1. E, soltanto per l´Italia, lo studio di dati freddi, relativi ad indagini già chiuse, per lo sviluppo di un software di analisi predittiva e di business intelligence per imparare a riconoscere i segni premonitori e anticipare i rischi legati alla minaccia, perché spesso quando le forze di polizia individuano la presenza della `Ndrangheta è troppo tardi.