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“Il recente avvertimento di Niklas Lindahl, country manager di Leo Vegas, di ricorrere alla Corte Europea di Giustizia contro l’imminente divieto alla pubblicità del gioco d’azzardo – al quale ha replicato il ministro Di Maio – ha avuto una risposta già nel 2012, quando la stessa Corte ha stabilito che la disciplina rientra nei settori in cui sussistono tra gli Stati membri divergenze considerevoli di ordine morale, religioso e culturale; e che pertanto, in assenza di armonizzazione in materia, gli Stati sono liberi di fissare gli obiettivi della loro politica e definire con precisione il livello di tutela perseguito.

Risposta che è stata ribadita nel 2014: ‘Il divieto di organizzazione e promozione dei giochi d’azzardo può essere giustificato per motivi di interesse generale'”.

Lo riferisce Osservatorio Antiplagio, associazione di volontariato. “In pratica la Corte Europea ha demandato alle normative nazionali l’ultima parola, ricordando che l’obiettivo principale è, e resta, la tutela delle vittime, contro i rischi connessi a: giochi a premio, lotterie e slot. Il manager di Leo Vegas quindi, se proprio lo ritiene indispensabile – aggiunge Osservatorio Antiplagio – ricorra a un tribunale italiano, anziché far perdere tempo agli organi giudicanti continentali. La richiesta, poi, dello stesso Niklas Lindahl di avviare un confronto con il nostro Governo è, in realtà, un ultimo disperato tentativo di fargli cambiare idea. Ma oramai, come si
dice, il dado è tratto. In Italia, al contrario, rimane in piedi il problema delle réclames dei cartomanti, veggenti, guaritori, ecc. e degli alcolici e superalcolici, che continuano a imperversare su tutti i “media”, istigando le persone indifese a farsi del male. In tal senso
sarebbe urgente un’attenta riflessione per valutare un intervento analogo al prossimo divieto alle pubblicità del gioco d’azzardo. Ogni anno il Governo italiano – continua Osservatorio Antiplagio – per curare le ludopatie e le schiavitù dalle manipolazioni dei ciarlatani e dalle
bevande alcoliche, e le susseguenti patologie che coinvolgono intere famiglie, spende cifre superiori a quelle che ricava dalla loro réclame e dai loro incassi: tanto più che i sedicenti maghi, per esempio, sottraggono al fisco oltre il 90% dei guadagni. In ogni caso, in uno
Stato civile, le dipendenze non devono essere pubblicizzate. La lobby degli editori che, relativamente al gioco d’azzardo, si oppongono al Decreto Dignità del ministro Di Maio – conclude Osservatorio Antiplagio – sappiano che sarebbe interessante, invece, informare l’opinione pubblica su:

1) Quale trattamento lavorativo riservino ai propri dipendenti.

2) Quali strategie stiano usando per impedire concretamente il gioco ai minorenni.

3) Cosa stiano facendo per arginare il riciclaggio e l’auto-riciclaggio del denaro di dubbia provenienza.

4) Che certezza possano dare sulla trasparenza delle giocate, delle vincite e dei sistemi informatici in dotazione.

5) Quale sistema esista (se esiste), atto a garantire la non-memorizzazione delle metodologie di gioco dei clienti per non prevenire le loro “puntate”: pratica tanto scorretta, quanto biasimevole”.

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