Una vicenda giudiziaria iniziata nel giugno 2013, che ha interessato il settore del Bingo e delle scommesse, si è chiusa in questi primi giorni del 2021.

Tutto era partito con l’arresto di 57 persone e un blitz nominato “Operazione Rischiatutto” eseguito dal Ros dei Carabinieri nelle province di Napoli e Caserta, Frosinone, Modena, Reggio Emilia e Catania.

Con il blitz erano stati eseguiti numerosi sequestri di beni mobili e immobili per un valore di 400 milioni di euro, tra cui le sale scommesse “Casinò Normanno” di Aversa e il “Bingo Boys” di Teverola.

Secondo le accuse avanzate dalla Direzione distrettuale antimafia, Luciano Cantone, interessato nella gestione delle sale Bingo di Aversa e Teverola, era legato a Massimo Russo, detto “Paperino”, referente della fazione Schiavone sul territorio aversano e fratello del boss Giuseppe Russo, alias “Peppe ‘o padrino”.

Le accuse erano supportate dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Schiavone, primogenito del capoclan Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, secondo il quale Luciano Cantone era il “rappresentante” dei casalesi nella gestione delle sale Bingo, formalmente intestate al fratello Mario Cantone.

Mario Cantone, arrestato nel blitz, morì suicida a 43 anni circa un anno dopo, nel febbraio 2014, mentre era detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Le accuse mosse a Luciano Cantone sono crollate in aula con l’accoglimento delle tesi difensive degli avvocati Franco Liguori e Francesco Angelino. Assolti anche tre collaboratori di Cantone: Luca D’Errico, Ferdinando Galluccio e Anita Turro, anche loro difesi dai due legali dell’imprenditore.