Da Torino a Catania sono 71 le persone arrestate oggi in tutta Italia dai carabinieri che già all’alba a Torino, Reggio Calabria, Milano e Catania, hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare nell’operazione che ha scoperto un traffico internazionale di stupefacenti legato alla ‘ndrangheta.

Nell’operazione, denominata Cerbero, sono stati impiegati circa 400 militari dell’Arma. I provvedimenti del gip hanno raggiunto 65 appartenenti o contigui alle locali di ‘ndrangheta di Volpiano e San Giusto Canavese, nel torinese, ritenuti responsabili di associazioni di tipo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti, con l’aggravante delle finalità mafiose. Altri sei indagati hanno ricevuto la notifica del provvedimento da parte della finanza di Torino. I sei sono anche ritenuti responsabili di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

Nel corso dell’operazione sono stati posti i sigilli a beni mobili e immobili, conti correnti e quote societarie. L’indagine dei carabinieri ha permesso di ricostruire l’organigramma delle “locali di ‘ndrangheta” facenti capo a famiglie operanti nella provincia di Torino e con interessi non solo in tutta Italia, ma anche in Spagna e Brasile.

L’hashish veniva importato dalla Spagna e la cocaina arrivava dai porti del nord Europa. Erano due le organizzazioni dedite al traffico e smercio di sostanze illegali. Entrambe operavano sotto l’egida della ‘ndrangheta: una a Volpiano e l’altra nella zona nord di Torino, con quartiere generale in Barriera Milano.

Nel corso delle indagini che si sono protratte per due anni, erano stati arrestati nel 2017 e nel 2019 padre e due figli. Complessivamente sono stati sequestrati 72,5 Kg di hashish, 3,7 Kg di marijuana e 6 kg di cocaina, nonché documentate fittizie intestazioni di beni mobili, immobili e quote societarie oggi sequestrate.

I sodali impiegavano parte dei proventi delle attività illecite reimpiegandoli in attività economiche quali il noleggio delle slot machine, la commercializzazione del caffè e la raccolta delle scommesse. Le aziende venivano intestate fittiziamente a dei prestanome compiacenti per eludere l’applicazione di eventuali misure di prevenzione che avrebbero potuto portare al sequestro delle imprese.

Fra gli investimenti sequestrati anche una palestra a Volpiano. Ad aiutare l’attività dei gruppi criminali, un commercialista di Settimo Torinese che seguiva in prima persona la costituzione delle diverse società-schermo fornendo costante supporto per la risoluzione delle problematiche d’impresa e nei rapporti con gli interlocutori delle società, clienti ed istituti di credito.