Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento avente ad oggetto “Revoca della concessione per inottemperanza alla intimazione a versare i proventi del gioco del lotto. Ricevitoria lotto (…) in Palermo”.

Si legge: “Con il presente gravame, la ricorrente – titolare della rivendita di tabacchi n. (…) e dell’annessa ricevitoria per la raccolta del gioco del lotto – impugna il provvedimento in epigrafe, con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (di seguito “Agenzia”) le ha revocato la relativa concessione per il gioco del lotto n. (…) nonché disdetto la convenzione del 15 dicembre 2014 per la disciplina del discendente rapporto concessorio, comminandole anche la sanzione di euro 5.164,57, per non aver costei provveduto al versamento di euro 493,70 a titolo di proventi relativi alla settimana contabile dal 18 marzo 2020 al 24 marzo 2020, entro il termine perentorio di cinque giorni dal ricevimento della nota prot. 27857 del 6 aprile 2020, provvedendovi solo il 17 agosto 2020.

In particolare, parte ricorrente chiede l’annullamento di tale atto, assumendone l’illegittimità, sostanzialmente, in ragione dell’aver l’amministrazione “del tutto omesso la valutazione della gravità dell’inadempimento”, non tenendo conto né dell’esiguità del debito né della “peculiarissima situazione di chiusura dell’esercizio dovuta all’emergenza sanitaria (rappresentata già con nota del 19 agosto 2020)… che ha comportato un momento di gravissima crisi … e che ha (impedito) … di versare i proventi del gioco del Lotto entro i termini stabiliti dalla normativa di settore”, con conseguente “non imputabilità della causa del ritardo ai sensi e per gli effetti degli artt. 1218 e 1223 c.c., essendo lo stesso determinato da cause di forza maggiore estranee alla sfera di controllo e organizzazione di parte ricorrente”.

L’Agenzia si costituiva in giudizio, provvedendo a depositare il 28 febbraio 2020 relativa relazione, in cui, ribadendo le motivazioni già espressamente poste a fondamento dell’impugnata determinazione nonché evidenziando come parte ricorrente, entro il termine di cinque giorni dalla diffida al pagamento non solo non vi abbia provveduto ma nemmeno abbia fatto pervenire alcuna giustificazione a sostegno dell’omesso versamento.

(…) Il ricorso è infondato.

Occorre premettere che la legge 19 aprile 1990, n. 85, recante “Modificazioni alla legge 2 agosto 1982, n. 528, sull’ordinamento del gioco del lotto”, stabilisce, all’articolo 6, comma 1, che “A tutte le concessioni del gioco del lotto si applicano le disposizioni di cui alla legge 22 dicembre 1957, n. 1293, e successive modificazioni, ed al D.P.R. 14 ottobre 1958, n. 1074, e successive modificazioni”.

Le concessioni delle ricevitorie del gioco del lotto sono, perciò, soggette alla disciplina dettata da tale legge n. 1293 del 1957 in materia di “Organizzazione dei servizi di distribuzione e vendita dei generi di monopolio”, e quindi – tra l’altro – alle previsioni del relativo articolo 34, primo comma, che secondo cui, per quanto qui rileva, “L’Amministrazione può procedere alla disdetta del controllo d’appalto o alla revoca della gestione delle rivendite nei seguenti casi: (…) 7) pagamento dei generi di monopolio e dei canoni, effettuato in maniera diversa da quella prescritta, quando ne sia derivato danno alla Amministrazione”, con conseguente riconoscimento in capo al quest’ultima del potere discrezionale (e non l’obbligo) di disporre, al verificarsi su tale ipotesi, la revoca della concessione.

Ebbene, tale discrezionalità è stata, nel caso di specie, esercitata dall’Agenzia con la stipula del disciplinare previsto dall’articolo 21 del d.P.R. n. 303 del 1990, il quale, come ricordato dal Consiglio di Stato, “può regolare, in modo specifico, l’adempimento degli obblighi del concessionario – beninteso entro il quadro normativo legislativo e regolamentare – e anche le conseguenze della loro violazione e/o inadempimento” (Consiglio di Stato, Sezione IV, 25 gennaio 2018, n. 497).

Con specifico riferimento alla concessione della ricevitoria del lotto della società ricorrente, il rapporto con l’Agenzia è stato regolato dal “contratto per la disciplina del rapporto di concessione di ricevitoria del lotto”, sottoscritto tra le parti il 15 dicembre 2014 – disdetto con l’atto impugnato – che, all’articolo 2, per quel che qui interessa, stabilisce che “Il mancato versamento nel termine di giorni cinque dal ricevimento della lettera Raccomandata A.R. con la quale viene intimato l’adempimento, comporta la revoca della concessione, anche a norma dell’art. 1454 c.c.” (quarto comma).

Orbene, ciò premesso, la Sezione ha già chiarito come a tale termine di cinque giorni dal ricevimento dell’apposita diffida – ove così espressamente disciplinato nel contratto sottoscritto tra le parti – debba essere “attribuita una rilevanza determinante nell’economia del rapporto, tanto da comportare, in caso di infruttuoso decorso, la revoca della concessione”, in ragione di una indubbia qualificazione della sua inosservanza in termini di sicura gravità per l’interesse del creditore pubblico, tanto da riconnettervi espressamente la conseguenza della cessazione del relativo rapporto (in tal senso, questa Sezione, sentenza n. 11592/2019, alle cui più ampie motivazioni si rinvia).

In tal senso, si è poi espresso anche il Consiglio di Stato , ritenendo “che il rapporto fiduciario venga meno quando il ritardo sia significativamente reiterato, anche con riferimento ad un’unica settimana contabile, a seguito della diffida ad adempiere ricevuta dall’Amministrazione” e che “la valutazione sulla consistenza dell’inadempimento tale da impedire la prosecuzione del rapporto concessorio è stata effettuata “a monte”, nella previsione delle clausole del disciplinare, per cui nessuna ulteriore valutazione deve essere effettuata “a valle”, vale a dire una volta avvenuto l’inadempimento considerato “determinante”” (Consiglio di Stato, Sezione IV, n. 3195 del 20 maggio 2020).

Da quanto fin qui osservato, deriva la legittimità del provvedimento impugnato sotto i profili contestati, in quanto espressamente adottato in forza della previsione del quarto comma dell’articolo 2 del disciplinare, che, come visto, si riferisce all’omesso versamento dei proventi del gioco entro cinque giorni dall’apposita diffida, nonché supportato da un congruo corredo motivazionale, idoneo ad illustrarne sia i presupposti di fatto, attraverso una ricostruzione della sequenza storica degli accadimenti, che l’iter logico giuridico seguito dall’amministrazione nell’adozione della contestata determinazione.

Non rileva, in senso opposto, il preteso difetto di istruttoria, lamentato da parte ricorrente per non aver l’Agenzia valutato la peculiare situazione della rivendita riconducibile all’emergenza dovuta alla diffusione del COVID-19, atteso che tale circostanza non risulta essere stata dalla società in alcun modo rappresentata all’amministrazione, né entro il cennato termine di cinque giorni né successivamente nella nota del 19 agosto 2020, sicché l’amministrazione non poteva tenerne conto, non essendone a conoscenza e non avendo la ricorrente nemmeno in sede di giudizio in che termini concretamente la chiusura della tabaccheria a causa dell’emergenza sanitaria le avrebbe impedito di procedere al versamento della somma in questione, dalla stessa già introitata.

A ciò si aggiunga, inoltre, che, come già chiarito dalla Sezione, con riferimento ad un caso analogo, non solo l’attività del gestore di una ricevitoria del lotto “è connotata da un regime improntato a una particolare severità … così che ogni fatto costituente violazione del dovere di fedeltà può legittimamente dare luogo, una volta accertata l’esistenza dei presupposti di fatto e di diritto, all’irrogazione della massima sanzione costituita dalla revoca della licenza di rivendita dei generi di monopolio”, ma, in ogni caso, “al di là del profilo soggettivo dell’imputabilità, … il meccanismo caducatorio disegnato dall’art. 2 della convenzione prescinde pure, a ben vedere, dalla valutazione di gravità dell’inadempimento, potendo il mezzo di autotutela basarsi sul solo fatto oggettivo del pagamento ritardato” (in tal senso, questa Sezione, sentenza n. 13906/2019 e la giurisprudenza conforme ivi richiamata).

In conclusione, alla luce delle argomentazioni fin qui esposte, il ricorso deve essere respinto.

Sussistono, comunque, giusti motivi, attesa la peculiarità della vicenda, per compensare integralmente tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge”.