Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Ministero dell’Interno e la Questura di Lucca, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento del Questore della Provincia di Lucca del 23.02.2021, prot. 0007171, cat. 11/E/ P.A.S.I., di rigetto dell’istanza di rilascio della licenza per l’attività di scommesse ex art. 88 TULPS e per la raccolta delle giocate mediante videoterminali (VLT) per conto della concessionaria (…) presso i locali siti in Comune di Seravezza (LU), (…).

Si legge: “Con provvedimento della Questura di Lucca prot. 7171 del 23 febbraio 2021 veniva respinta l’istanza della (…) del 16 novembre 2020 volta al rilascio di licenza ex art. 88 TULPS per esercitare la raccolta delle scommesse e la raccolta delle giocate mediante videoterminali, da svolgersi nei locali siti in Seravezza, (…). Svolta l’istruttoria, a mezzo del coinvolgimento del Comune di Seravezza, anche con richiesta di verifica supplementare, la Questura di Lucca respingeva l’istanza perché i locali in oggetto non rispettano il limite di distanza dagli obiettivi sensibili fissato dalla legge regionale Toscana n. 57 del 2013, in quanto più specificamente “è stato considerato il percorso pedonale più breve tra l’ingresso dell’attività da autorizzare ed il Circolo del Tennis che misura 380 metri”.

2 – L’amministrazione ha fatto applicazione del disposto di cui all’art. 4, comma 1, della legge regionale 57/2013, a mente del quale “è vietata l’apertura di centri di scommesse, di spazi per il gioco con vincita in denaro, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito all’interno dei centri e degli spazi medesimi, situati ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve, da:..c) centri socio-ricreativi e sportivi”. Il successivo comma 2 stabilisce poi che “ai fini dell’operatività del comma 1, i centri socio-ricreativi e sportivi privati si considerano luoghi sensibili da cui calcolare la distanza se soddisfano tutte le seguenti condizioni: a) risultano facilmente riconoscibili come tali, visibili dalla pubblica via o comunque adeguatamente segnalati al pubblico da insegne o altra pubblicità; b) sono sedi operative e non solo amministrative o legali”.

3 – Parte ricorrente ha impugnato il provvedimento di diniego, formulando nei suoi confronti le seguenti censure:

– “Violazione e falsa applicazione dell’art. 4, l.r. Toscana n. 57/2013 e s.m.i. eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Violazione e falsa applicazione dell’art. 10 bis, l. 241/90”: la distanza minima di 500 m dal luogo sensibile deve essere calcolata avendo riguardo al percorso pedonale più breve misurato nel rispetto della normativa del Codice della Strada, cosa che non è avvenuta, come risulta dalla relazione tecnica allegata secondo cui tale distanza è nella specie superiore a 500 m.; nell’atto gravato si fa riferimento a supplemento istruttorio del Comune, senza tuttavia che siano chiarite le modalità di tale verifica e se la distanza è stata misurata nel rispetto dell’art. 190 del Codice della Strada;

– “Violazione dell’art. 4, co. 2°, l.r. toscana n. 57/2013 e s.m.i.”: la norma evocata richiede, perché i centri sportivi rilevino come luogo sensibile, che gli stessi risultino “facilmente riconoscibili come tali, visibili dalla pubblica via o comunque adeguatamente segnalati al pubblico da insegne o altra pubblicità”, cosa che non è nella specie;

– “Violazione dell’art. 4, co. 2°, l.r. toscana n. 57/2013 e s.m.i.”: la normativa regionale si riferisce a luoghi tendenzialmente aperti al pubblico o in cui vengano svolti servizi pubblici o, comunque, attività di primario rilievo pubblicistico, non includendo nel novero dei cc.dd. luoghi sensibili anche i circoli privati o comunque strutture private che offrono attività sportive accessibili ai soli associati.

4 – Il Ministero dell’Interno e la Questura di Lucca si sono costituiti in giudizio per resistere al ricorso. Nella relazione della Questura di Lucca del 21 maggio 2021 si chiarisce che la polizia municipale del Comune di Seravezza ha calcolato la distanza secondo un percorso abbreviato con l’attraversamento di un’area a parcheggio (“l’itinerario seguito ha attraversato il parcheggio delle auto, utilizzato dai fruitori delle suddette strutture posto su via Versilia lato Massa, ed ha percorso per pochi metri una strada di comunicazione, interdetta ai veicoli per la ristrettezza di essa, che conduce direttamente agli ingressi della palestra e del Circolo del tennis”). La suddetta relazione precisa che nel suddetto percorso “la mancanza di marciapiede è limitata ai soli m. 20 all’interno del parcheggio stesso”, mentre il più lungo percorso del tecnico di parte ricorrente “negli ultimi 180 metri risulta completamente privo di marciapiede, di attraversamenti pedonali…e di qualsiasi altro percorso esclusivamente pedonale ai sensi dell’art. 190 C.d.S.”.

5 – Entrambe le parti hanno presentato istanza di decisione sugli scritti e alla pubblica udienza del 24 novembre 2021 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

6 – Con il primo motivo parte ricorrente contesta il provvedimento gravato nel suo profilo motivazionale centrale, cioè laddove ha ritenuto che nella fattispecie in esame ci sia una distanza inferiore ai 500 metri tra il locale dove deve aprirsi il centro scommesse e il luogo sensibile, ritenendo in contrario il ricorrente che, utilizzando un percorso conforme all’art. 190 del Codice della Strada, la suddetta distanza sia superiore ai 500 metri.

La censura è infondata.

L’art. 4, comma 1, della legge regionale Toscana n. 57 del 2013 stabilisce che “è vietata l’apertura di centri di scommesse, di spazi per il gioco con vincita in denaro, nonché la nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito all’interno dei centri e degli spazi medesimi, situati ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve” rispetto, per quel che qui interessa, ai “centri socio-ricreativi e sportivi”. L’elaborazione giurisprudenziale ha chiarito che la suddetta distanza deve essere misurata, da un lato, come espressamente esposto dalla disposizione normativa, avendo riguardo al “percorso pedonale più breve”, ma, dall’altro lato, utilizzando comunque un percorso pedonale che sia conforme alle previsioni disciplinari del Codice della Strada e in specie al suo art. 190, il quale prescrive, come regola generale, che “i pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti”. Dunque anche nel caso in esame deve essere vagliato, ponendo a confronto le contrapposte tesi delle parti, quali sia il percorso pedonale più breve e conforme al Codice della Strada. I percorsi indicati dalle parti del giudizio per congiungere il luogo ove deve aprirsi il centro scommesse con il centro sportivo costituente luogo sensibile differiscono perché, dopo una parte in comune, seguono due direttive diverse. La situazione fattuale è ben evidenziata dalla rappresentazione fotografica di cui alla relazione all. 9 di parte ricorrente; arrivati al punto 10 del percorso, in prossimità di ampia area a parcheggio sulla via (…), l’itinerario preso in considerazione dalla parte ricorrente prosegue sulla strada principale, circumnavigando l’ampia area che separa la strada percorsa dal tratto interno di via (…), sede del luogo sensibile; l’itinerario considerato dall’amministrazione, invece, procede all’attraversamento dell’area di parcheggio, che separa (…) e il suddetto tratto interno di via (…), arrivando al luogo sensibile. È pacifico che l’attraversamento del parcheggio consente un più diretto passaggio dalla via (…) alla via (…) ed è quindi, tra i due proposti, il percorso più breve. Quanto al profilo del rispetto del Codice della Strada, entrambi gli itinerari presentano aspetti di criticità, che appaiono tuttavia più marcati nella soluzione proposta dalla parte privata. Infatti se è pur vero che l’area a parcheggio in parte è carente di marciapiedi, come rilevato dalla stessa relazione comunale, tuttavia essa non è paragonabile ad una strada di ordinario flusso di traffico e la sua percorrenza presenta più circoscritti elementi di pericolosità, considerato peraltro che la mancanza di marciapiedi è limitata a soli m. 20. Ben più critico appare il percorso pedonale della via (…) fino all’incrocio con la via (…) per poi immettersi nel tratto interno di via (…) parallelo alla via (…). Come ben evidenziano le foto allegate da parte ricorrente e relative ai punti 12 – 13 – 14 e 15 dell’itinerario proposto dalla ricorrente medesima, l’ultima parte del suddetto percorso risulta priva di marciapiede per un ampio tratto e in correlazione a strade a ordinaria percorrenza, ove quindi il pedone è sicuramente esposto a pericolo. Non par dubbio, conseguentemente, che l’itinerario proposto dall’amministrazione, anche in termini di rispetto della disciplina del Codice della Strada, risulti preferibile a quello ipotizzato dalla parte privata.

7 – Con il secondo motivo parte ricorrente censura gli atti gravati perché il centro sportivo preso in considerazione come luogo sensibile non rispetta quanto stabilito dall’art. 4, comma 2, della legge regionale n. 57/2013, secondo cui sono rilevanti solo i centri sportivi “facilmente riconoscibili come tali, visibili dalla pubblica via o comunque adeguatamente segnalati al pubblico da insegne o altra pubblicità”, mentre il Circolo del tennis in considerazione non avrebbe queste caratteristiche.

La censura è infondata.

Parte ricorrente, più specificamente, da un lato, evidenzia che al civico (…) di via (…) non compare alcuna insegna, né altra pubblicità, del Circolo del Tennis che costituirebbe luogo sensibile; dall’altro lato, aggiunge come le insegne riferite, allo stesso civico, alla palestra (…), documentate dall’amministrazione in giudizio, non rileverebbero, perché il riferimento alla suddetta palestra, come luogo sensibile, sarebbe stata fatta solo in sede di controdeduzioni al ricorso al Tar, con un’indicazione che quindi integra illegittimamente la motivazione del diniego della Questura. Ma tali considerazioni non risultano condivisibili. In particolare non convince l’assunto che solo in sede di difese in giudizio sarebbe emerso il riferimento alla palestra di via (…), oltre al Circolo del tennis; infatti nella nota del 12 febbraio 2021 (all. 12 del deposito dell’Avvocatura erariale del 7 maggio 2021) si parla di “ingresso del primo luogo sensibile ovvero la palestra che dista mt. 360, mentre l’ingresso del Circolo del Tennis dista dal punto di partenza mt 380”. Dunque non par dubbio che il luogo sensibile sia stato individuato unitariamente con riferimento tanto alla palestra quanto al circolo del Tennis. La presenza di cartello riferito alla palestra appare quindi idonea ad integrare la previsione normativa.

8 – Con il terzo motivo parte ricorrente censura il gravato provvedimento sul rilievo che la normativa regionale non includerebbe nel novero dei luoghi sensibili i circoli privati o comunque strutture private che offrono attività sportive accessibili ai soli associati.

La censura è infondata.

L’art. 4, comma 1, lett. c. della legge regionale n. 57/2013 qualifica come luoghi sensibili, senza alcuna ulteriore specificazione, i “centri socio-ricreativi e sportivi”; il successivo comma 2 afferma poi che “ai fini dell’operatività del comma 1, i centri socio-ricreativi e sportivi privati si considerano luoghi sensibili da cui calcolare la distanza se soddisfano tutte le seguenti condizioni: a) risultano facilmente riconoscibili come tali, visibili dalla pubblica via o comunque adeguatamente segnalati al pubblico da insegne o altra pubblicità; b) sono sedi operative e non solo amministrative o legali”, quindi contemplando espressamente i “centri socio-ricreativi e sportivi privati” tra quelli che costituiscono luoghi sensibili.

9 – Alla luce delle considerazioni che precedono il ricorso deve essere respinto, con compensazione delle spese di giudizio, stante la complessità in fatto della fattispecie esaminata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate”.