Il Tar Lazio ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Adm in cui si chiedeva l’annullamento del Provvedimento di diniego relativo alla richiesta per la concessione di un nuovo punto gioco del Lotto a Moschiano (AV).

Si legge: “(…) che con istanza del 13.9.2018 ha presentato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Ufficio dei Monopoli per la Campania – Sezione Operativa Territoriale di Avellino, la domanda per la concessione di un nuovo punto gioco del lotto presso la rivendita speciale (…) di cui è titolare, in Moschiano (AV) all’interno della stazione di servizio dal medesimo gestita; b) che l’Ufficio dei Monopoli per la Campania – Sezione Operativa Territoriale di Avellino, dopo aver acquisito il parere negativo della Commissione competente di cui al decreto direttoriale 16.5.2007, motivato sull’insussistenza delle esigenze di servizio atte a giustificare l’istituzione di un ulteriore punto di raccolta, attesa la rete delle ricevitorie esistenti nella zona di riferimento e il limitato livello di raccolta comunale, ha comunicato all’istante, con nota del 5.12.2018, n. ADM-MNUC-RU/193819U, i motivi ostativi all’accoglimento della richiesta; c) che con nota del 10.12.2018 ha trasmesso proprie osservazioni in merito al preavviso di diniego; d) che con nota. prot. 2454 P.E.I. dell’8.1.2019, notificata in data 11.1.2019, gli è stato comunicato il diniego al rilascio della concessione richiesta, avendo l’amministrazione resistente considerato le controdeduzioni dell’istante non sufficienti a fornire ulteriori o diversi elementi rispetto a quelli già valutati dalla Commissione e dall’Ufficio.

1.2. Con un unico ed articolato motivo il ricorrente impugna il diniego, unitamente agli atti presupposti, deducendone l’illegittimità per “violazione dell’art. 19, comma 7, della legge n. 449/1997, dell’art. 3, comma 226, della legge n. 549/1995, del D.D. del 26.1.2005, del D.D. del 25.1.2006, nonché per eccesso di potere per carenza di istruttoria.

2. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli si è ritualmente costituita in giudizio, eccependo l’inammissibilità del gravame, nonché la sua infondatezza nel merito.

3. Con l’ordinanza n. 2061 del 4.4.2019 la Sezione ha respinto la domanda cautelare in quanto “il danno prospettato dal ricorrente consiste nella mancata percezione degli introiti conseguibili a seguito del rilascio della concessione per la raccolta del gioco del lotto, che è stata denegata dall’Amministrazione mediante il provvedimento impugnato” e “tale lamentato pregiudizio, avendo natura meramente economica ed essendo, come tale, pienamente ristorabile in caso di accoglimento del ricorso, non presenti i prescritti requisiti di gravità e irreparabilità”.

4. All’udienza del 22.4.2020 la causa è stata trattenuta in decisione, ai sensi dell’art. 84, comma 5, del D.L. n. 18/2020.

5. Il ricorso non è fondato e va respinto per le seguenti ragioni.

6. Parte ricorrente deduce l’illegittimità del diniego gravato in quanto, quale titolare della rivendita speciale sita nell’avellinese, sarebbe in possesso dei requisiti richiesti dalla normativa di riferimento per il rilascio in suo favore di una nuova concessione per la raccolta del gioco del lotto.

A supporto delle proprie ragioni, il ricorrente ha richiamato talune decisioni di questa Sezione che avevano dichiarato illegittimo l’operato dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in ipotesi analoghe a quella in esame, contestando all’Amministrazione resistente un’interpretazione eccessivamente restrittiva nella valutazione della ricorrenza dei presupposti per l’accoglimento delle istanze di autorizzazione all’istituzione di nuovi punti di raccolta del gioco del lotto. Parte ricorrente ha, inoltre, osservato che l’Amministrazione resistente, nell’esprimere il parere sulla sua richiesta, avrebbe potuto richiamare anche l’art. 2 del Decreto Direttoriale 16.5.2007, ai sensi del quale “la Direzione Generale, Ufficio Lotto e Lotterie può autorizzare, su proposta degli Uffici regionali ed acquisito il parere di apposita commissione costituita da rappresentanti dell’Amministrazione e delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, il rilascio di nuove concessioni a rivendite generi di monopolio, pur in assenza dei requisiti di cui all’art. 1, qualora la rivendita richiedente sia posta a distanza di almeno 1.000 metri dalla ricevitoria più vicina”. Trovandosi, infatti, le ricevitorie del lotto della zona interessata dalla domanda ad una distanza superiore a quella di 1.000 metri da quella del ricorrente, quest’ultimo avrebbe avuto diritto all’accoglimento dell’istanza anche in ragione della predetta disposizione.

7. Le censure sono infondate e non possono essere condivise.

8. 1 In primo luogo, il Collegio evidenzia che la fattispecie sottoposta alla sua attenzione non può essere assimilata a quelle già esaminate nelle sentenze citate dal ricorrente (T.A.R. Lazio, Roma II, 2.8.2018, n. 8697; 23.2.2018, n. 2099). Nelle suddette pronunce, infatti, la Sezione aveva esaminato ipotesi nelle quali l’autorizzazione all’istituzione di un nuovo punto di raccolta del gioco del lotto era stata negata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli solamente perché riferita ad una “rivendita speciale”, mentre nel caso all’esame del Collegio il diniego non si fonda sulla natura “speciale” della rivendita di cui è titolare il ricorrente, ma su valutazioni discrezionali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Ne discende, quindi, che non sono pertinenti i riferimenti giurisprudenziali citati da parte ricorrente.

9. Osserva il Collegio che l’art. 33, della legge n. 724 del 1994 ha previsto “l’allargamento della rete di raccolta del gioco del lotto in modo che entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge sia raggiunto il numero di 15.000 punti di raccolta e che successivamente sia estesa a tutti i tabaccai che ne facciano richiesta entro il 1° marzo di ogni anno, purché sia assicurato un incasso medio annuo da stabilire con decreto del Ministro delle finanze, di intesa con le organizzazioni sindacali dei rispettivi settori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, salvaguardando l’esigenza di garantire la presenza nelle zone periferiche del Paese”. L’art. 3, comma 226, della legge n. 549 del 1995 ha, invece, stabilito che “gradualmente, fino al 10 per cento, le nuove concessioni possono essere attribuite a rivendite speciali permanenti di generi di monopolio site in stazioni ferroviarie, marittime, automobilistiche, delle aviolinee ed in stazioni di servizio autostradali”.

9.1. L’art. 33 della legge n. 724/1994 prevede, dunque, che la rete di raccolta del gioco del lotto è estesa a tutti i tabaccai che ne facciano richiesta entro il 1° marzo di ogni anno, purché sia assicurato un incasso medio annuo da stabilire con decreto del Ministero delle Finanze, d’intesa con le organizzazioni sindacali dei rispettivi settori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, salvaguardando l’esigenza di garantirne la presenza nelle zone periferiche del Paese.

L’art. 2 del Decreto Direttoriale 16.5.2007, parzialmente derogando alla disposizione da ultimo citata, ha attribuito alla Direzione per i Giochi, Ufficio Lotto e Lotterie – acquisito il parere di apposita Commissione costituita da rappresentanti dell’Agenzia e delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sul piano nazionale – il potere di rilasciare nuove concessioni a rivendite di generi di monopolio, pur in assenza dei requisiti reddituali prescritti dalla legge, qualora la rivendita più vicina a quella del soggetto richiedente sia posta a distanza di almeno 1.000 metri (la distanza è ridotta ad almeno 400 metri per i Comuni con popolazione pari o superiore a 10.000 abitanti).

9.2. Dal quadro normativo sopradescritto discende, pertanto, che il rilascio di una nuova concessione per un punto di raccolta del gioco del lotto è subordinata al ricorrere – quale condizione necessaria – del requisito dell’incasso medio annuo delle ricevitorie del lotto nel Comune ove insiste la rivendita del richiedente. Qualora il requisito della redditività non venga soddisfatto, l’Amministrazione, nell’esercizio del proprio potere discrezionale, ha la possibilità di rilasciare la concessione, ove la rivendita più vicina a quella dell’istante sia posta, per i Comuni di popolazione inferiore a 10.000 abitanti, a distanza superiore a 1.000 metri (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, II, n. 1874/2016).

Tuttavia, a differenza di quanto sostenuto da parte ricorrente, la sussistenza del requisito del rispetto delle distanze non fa sorgere in capo al richiedente il diritto ad ottenere il rilascio della concessione, persistendo in capo all’Amministrazione procedente un potere di valutazione dell’andamento del gioco del lotto e delle esigenze di organizzazione e di razionalizzazione della rete di raccolta, atteso che i relativi costi di gestione sono posti a carico dello Stato.

9.3. Tanto premesso nel caso di specie, pur risultando rispettato il requisito della distanza normativamente prescritto, l’Ufficio dei Monopoli per la Campania – Sezione operativa Territoriale di Avellino, nell’esercizio del proprio potere discrezionale, ha ritenuto di negare l’autorizzazione richiesta richiamando sia il parere negativo espresso dalla competente Commissione che proprie autonome valutazioni.

Dal verbale della seduta del 22.11.2018 si evince che, a seguito della disamina della documentazione istruttoria relativa all’istanza del ricorrente, la predetta Commissione ha emesso parere negativo sul presupposto che “la rete delle ricevitorie esistenti nel territorio comunale di interesse e il limitato livello di raccolta comunale non facevano ritenere sussistenti esigenze di servizio, che potessero giustificare l’istituzione di un ulteriore punto di raccolta”.

Sulla base di tali valutazioni che risultano congruamente motivate in relazione ai livelli attesi di raccolta in ambito comunale per garantire “l’efficiente e corretta allocazione delle ricevitorie sul territorio nazionale che possano assicurare un’efficiente rete distributiva e una adeguata entrata erariale”, l’Ufficio dei Monopoli per la Campania – Sezione Operativa Territoriale di Avellino ha legittimamente negato l’autorizzazione richiesta, facendo uso corretto del proprio potere in ordine all’assetto della rete distributiva con conseguente ampia discrezionalità nell’accertamento delle esigenze di vendita.

Detto potere non è, infine, sindacabile in sede giurisdizionale se non in caso di evidente erroneità dei presupposti ovvero di macroscopica illogicità, fattispecie che non ricorrono nel caso in questione.

10. Per le suesposte ragioni il ricorso deve essere respinto.

11. Sussistono giusti motivi, come già fatto anche in sede cautelare, attesa la peculiarità della vicenda esaminata, per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge”.