Il Tar Lazio ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro Mef e Adm in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con cui non è stato autorizzato “il rilascio della concessione per la raccolta del gioco del lotto (…)”.

Si legge: “Con il ricorso introduttivo, la società ricorrente – titolare della rivendita speciale di tabacchi n. (…), sita in Montecorvino Rovella (SA) (…) impugna il provvedimento in epigrafe con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli le ha negato il rilascio della concessione per la raccolta del gioco del lotto, ai sensi dell’art. 2 del decreto direttoriale 16 maggio 2007 e s.m.i., sul solo presupposto (in tesi errato) dell’appartenenza “inequivocabile” al patrimonio comunale della strada su cui insiste la rivendita del richiedente, giusta certificazione della classificazione stradale rilasciata in data 16 maggio 2014 dal Comune di Montecorvino Rovella, nonché il presupposto parere negativo della competente Commissione reso nella seduta dell’8 maggio 2014 “in considerazione del fatto che la tipologia della rivendita, ai sensi dei d.d. 26 gennaio 2005 e 29 marzo 2006, non rientra fra quelle ove è possibile l’istituzione di un nuovo punto di raccolta del gioco dei lotto” (in tal senso, il parere impugnato).

Parte ricorrente chiede, quindi, l’annullamento di tale diniego, assumendone l’illegittimità – oltre che per taluni vizi procedurali – per difetto di motivazione e di istruttoria, in relazione all’essere l’atto fondato su “un dato di fatto erroneo e fuorviante, in quanto la rivendita in argomento non è posta su strada comunale, bensì su strada Provinciale”, nonché per violazione dell’art. 33, comma 1, della l. n. 724/1994, in relazione all’averne l’amministrazione arbitrariamente limitato l’applicazione alle sole rivendite speciali aventi una determinata collocazione.

Si costituivano in giudizio, per resistere al ricorso, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed il Ministero dell’economia e delle finanze l’amministrazione, sostenendo la legittimità del diniego, in ragione dell’essere la rivendita situata su una strada comunale, in ossequio a quanto stabilito nei decreti direttoriali del 26 gennaio 2005 e del 29 marzo 2006.

Con successiva memoria, parte ricorrente l’illegittimità ribadiva l’illegittimità del contestato diniego, in particolare, ribadendo come l’invocato art. 33, comma 1, in sede di individuazione dei presupposti per l’ottenimento della concessione per cui è causa, non operi alcuna distinzione in relazione all’ubicazione delle rivendite.

All’udienza pubblica del 22 aprile 2020, la causa veniva, dunque, trattenuta in decisione.

Il ricorso è fondato e deve, dunque, essere accolto, a prescindere dall’ubicazione della rivendita della ricorrente, attesa l’irrilevanza, ai fini della concessione di cui si discorre, della circostanza – invece posta dall’amministrazione resistente a fondamento del contestato diniego – che essa sia situata su strada comunale o provinciale, in ossequio ad un consolidato orientamento di questo Tribunale, che il Collegio condivide (in tal senso, ex multis, le sentenze di questa Sezione II, n. 2099/2018, n. 8713/2018 e n. 1101/2018).

In tali precedenti – alle cui più ampie motivazioni si rinvia anche ai sensi dell’art. 74, comma 2, secondo periodo, c.p.a. – questa Sezione ha, infatti, già avuto modo di chiarire come la norma primaria di riferimento di cui all’art. 33, comma 1, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 e successive modificazioni, non distingua affatto, ai fini della richiesta e dell’ottenimento di concessioni per la raccolta di scommesse relative al gioco del lotto, fra categorie di tabaccai, tanto meno in relazione all’ubicazione delle rivendite su strade statali, provinciali o comunali, sicchè “il sistema per la selezione dei concessionari del gioco del lotto tra tutti i tabaccai che ne facciano richiesta” risulta “interamente basato non già (o non più) sul possesso ex ante di particolari requisiti, bensì sulla verifica ex post del raggiungimento di un incasso minimo effettivo” (in tal senso, Consiglio di Stato, Sezione IV, 12 aprile 2001, n. 2244).

Ne consegue, pertanto, come sia la lettera che, a ben vedere, anche la ratio della normativa primaria, volta ad ampliare la rete dei punti di raccolta del gioco del lotto, non ostino al rilascio di nuove concessioni per la raccolta del gioco del lotto presso rivendite speciali diverse da quelle enumerate nei decreti direttoriali 26 gennaio 2005 e 29 marzo 2006 – anch’essi impugnati dalla ricorrente nonché richiamati nel provvedimento impugnato e dall’amministrazione nelle proprie difese – che, per l’effetto, nella parte in cui non prevedono la possibilità di istituire detti punti di raccolta presso stazioni di servizio ubicate su strade comunali, dovranno essere interpretati e applicati tenendo conto della circostanza che il legislatore ha mostrato di non ritenere un numerus clausus quello dell’enumerazione dei luoghi ove è possibile svolgere attività del genere (T.A.R. Lazio, Sez. II, 29 maggio 2017, n. 6348, nonché, già 22 dicembre 2015, n. 14460).

In considerazione delle ragioni fin ora esposte, il ricorso deve, dunque, sotto tale profilo essere accolto, con assorbimento di ogni ulteriore doglianza che non sia stata oggetto di specifica disamina, ed il gravato provvedimento di diniego deve essere, quindi, annullato, restando comunque salvo ed impregiudicato ogni ulteriore atto che l’amministrazione intenderà assumere nell’esercizio dei propri poteri, pur sempre tenendo conto dell’effetto conformativo che consegue alla presente pronuncia.

Sussistono, comunque, giusti motivi, attesa la peculiarità della vicenda, per compensare integralmente tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato nei termini di cui in motivazione”.