Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Monopoli di Stato – Direzione Regionale Sicilia, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento dirigenziale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli- Ufficio dei Monopoli per la Sicilia, Direzione Giochi, (…) con il quale non è stato autorizzato il rilascio della concessione relativa alla raccolta del gioco del lotto all’interno della rivendita speciale in Vittoria (RG) in esecuzione della Sentenza (…) TAR Lazio, sez. II.

Si legge: “1. La vicenda oggetto del presente giudizio trae origine dalla domanda, presentata in data 22 marzo 2013 all’Ufficio dei Monopoli per la Sicilia – sede di Palermo – dalla società ricorrente, titolare della rivendita speciale nel Comune di Vittoria, per ottenere il rilascio di un punto di raccolta del gioco del lotto ai sensi dell’art. 2 del decreto direttoriale 16 maggio 2007 e successive modificazioni e integrazioni.

2. La suddetta istanza, in ragione del fatto che la rivendita di cui era titolare la ricorrente era posta su tratto di strada comunale, veniva rigettata.

3. Avverso il suddetto provvedimento la ricorrente proponeva ricorso dinanzi a questo Tribunale che, con la sentenza n. 4464/2020 del 22 aprile 2020, depositata in data 30 aprile 2020, accoglieva il gravame proposto annullando il provvedimento di rigetto della richiesta della concessione di un nuovo punto di raccolta del gioco del lotto, “rimettendo all’amministrazione i provvedimenti conseguenti di competenza”.

4. La suddetta sentenza di primo grado non veniva impugnata dall’amministrazione resistente, che, in esecuzione della stessa, provvedeva, attraverso gli uffici all’uopo preposti, ad espletare la necessaria attività istruttoria al fine di valutare l’istanza della ricorrente.

5. Nell’ambito della suddetta istruttoria, veniva effettuato un sopralluogo finalizzato a rilevare la distanza tra la rivendita richiedente e le tre ricevitorie attive più vicine. Da tale sopralluogo emergeva che la distanza dalla ricevitoria attiva più vicina è inferiore a mt. 400, limite previsto per i comuni con popolazione superiore a 10.000 abitanti.

6. Alla luce dell’esito dell’istruttoria svolta, risultava carente uno dei requisiti per il rilascio della concessione e, pertanto, con nota del 17 luglio 2020, ai sensi dell’art. 10 bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, venivano comunicati alla ricorrente i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza avanzata.

7. Esaminate e disattese le controdeduzioni della ricorrente, con determinazione Dirigenziale del 10.08.2020, l’amministrazione decideva di non autorizzare il rilascio della concessione per la raccolta del gioco del lotto.

8. Avverso tale provvedimento, la ricorrente proponeva il presente ricorso, deducendo un unico e articolato motivo di censura: Violazione della legge 241 del 90 e succ. mod; Sviamento ed Eccesso di Potere; Consumazione del potere decisionale e discrezionale.

9. Si costituiva in giudizio l’amministrazione intimata concludendo per il rigetto del gravame.

10. All’udienza del 2 dicembre 2020, la causa veniva trattenuta in decisione con l’avvertenza della possibile definizione della controversia ai sensi dell’art. 60 c.p.a.

11. Il Collegio ritiene che il ricorso sia infondato e debba essere rigettato per le ragioni che si illustreranno nel prosieguo.

12. L’odierna ricorrente ritiene che il diniego impugnato in questa sede sia illegittimo in quanto posto in essere in violazione di quanto disposto da questo Tribunale con la succitata sentenza n. 4464/2020, che aveva annullato il precedente diniego.

13. Il profilo di illegittimità dedotto è infondato per le ragioni che si illustrano nel prosieguo.

14. La sentenza n. 4464/2020, con la quale questo Tribunale ha accolto il ricorso avverso il primo diniego, richiamava la costante giurisprudenza di questa Sezione che ritiene che “sia la normativa che la ratio della normativa primaria non ostano all’istituzione di un punto di raccolta del gioco del lotto in rivendite speciali diverse da quelle enumerate nelle fonti secondarie indicate dall’Amministrazione.” In ragione del fatto che il provvedimento in quella sede impugnato si basava sul presupposto assorbente che la rivendita della richiedente insistesse su una tipologia di strada ove non era ammessa l’istituzione di una nuova ricevitoria, la sentenza 4464/2020 si è limitata ad annullare il provvedimento di diniego in quanto illegittimo sotto tale profilo.

15. La suddetta sentenza, pertanto, non ha esaminato, e non avrebbe potuto esaminare, la sussistenza degli ulteriori presupposti previsti dalla legge per il rilascio della concessione in ragione del fatto che in relazione agli stessi l’amministrazione non aveva ancora svolto l’istruttoria necessaria e non aveva, dunque, esercitato il proprio potere. Tanto che la sentenza prevedeva espressamente che, a seguito dell’annullamento dell’atto impugnato, venivano rimessi all’amministrazione i provvedimenti conseguenti di competenza.

16. Il primo diniego al rilascio della concessione, infatti, non era fondato su un’istruttoria completa, così come prevista dalla disciplina di settore, in quanto l’amministrazione non aveva ritenuto scrutinabile l’istanza nell’errata convinzione che le rivendite poste su tratto di strada comunale non rientrassero tra le tipologie di rivendite speciali per le quali era possibile presentare istanza per ottenere la concessione di un nuovo punto di raccolta del gioco del lotto.

17. Al riguardo si evidenzia che la giurisprudenza amministrativa ha costantemente affermato che l’annullamento di un provvedimento amministrativo a carattere discrezionale che abbia negato la soddisfazione di un interesse legittimo pretensivo non determina necessariamente l’attribuzione del bene della vita, ma obbliga l’Amministrazione a rinnovare il procedimento tenendo conto della portata conformativa della sentenza nell’esercizio della discrezionalità residua. Nella fattispecie, la sentenza non ha imposto vincoli all’amministrazione nel riesercizio del potere, limitandosi a rimettere alla stessa la valutazione dell’istanza di concessione avendo ritenuto che l’amministrazione avesse errato nel ritenere che la stessa dovesse essere rigettata in virtù della sola ubicazione della rivendita su strada comunale.

18. Alla luce di quanto esposto, l’espletamento dell’istruttoria da parte dell’amministrazione finalizzata a valutare la sussistenza dei presupposti previsti dalla disciplina di settore per il rilascio della concessione richiesta, non si pone in violazione con il disposto della sentenza 4464/2020, in quanto necessaria alla valutazione dell’istanza conseguente all’annullamento del primo diniego.

19. Venendo alla legittimità del provvedimento in relazione alla riscontrata assenza del presupposto della distanza dalla ricevitoria attiva più vicina superiore a mt. 400, la ricorrente invoca l’art. 34, comma 3, lett. b) del D.L. 201/2011 che, in virtù del principio di libera concorrenza, abroga quelle norme che prescrivono l’imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate all’esercizio di una attività economica.

20. Al riguardo si rileva che l’art. 34 del D.L. 201/2011 così dispone (al secondo comma): “La disciplina delle attività economiche è improntata al principio di libertà di accesso, di organizzazione e di svolgimento, fatte salve le esigenze imperative di interesse generale, costituzionalmente rilevanti e compatibili con l’ordinamento comunitario, che possono giustificare l’introduzione di previ atti amministrativi di assenso o autorizzazione o di controllo, nel rispetto del principio di proporzionalità”. Ai sensi del successivo quarto comma: “L’introduzione di un regime amministrativo volto a sottoporre a previa autorizzazione l’esercizio di un’attività economica deve essere giustificato sulla base dell’esistenza di un interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l’ordinamento comunitario, nel rispetto del principio di proporzionalità”.

21. Orbene, nella fattispecie, la censura sollevata dalla ricorrente è infondata in ragione del fatto che il regime regolatorio cui sono sottoposti sia la vendita dei tabacchi lavorati che l’esercizio dei giochi d’azzardo è stato riconosciuto, dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria, ampiamente giustificato dall’esigenza di salvaguardare interessi pubblici superiori rispetto a quello della concorrenza, come la salute (sia fisica che mentale) dei cittadini.

22. Pertanto, le norme generali sulla liberalizzazione invocate da parte ricorrente non trovano applicazione con riguardo alle rivendite e alle ricevitorie, in quanto l’attività economica sottostante concerne beni e servizi che non si pongono in termini neutri per la salute dei cittadini, cosicché il commercio ad essi relativo o, comunque, la loro erogazione ai cittadini – coinvolgendo una pluralità di interessi, patrimoniali ed extrapatrimoniali – non può essere lasciata alla libera concorrenza (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, II, n. 5354 del 21/05/2014).

23. Ciò detto, non essendo contestato che la distanza con la ricevitoria più vicina è inferiore a 400 metri, il diniego di rilascio della concessione appare legittimo.

24. Alla luce delle suesposte considerazioni, il ricorso si è infondato e deve essere rigettato.

25. Sussistono, comunque, giusti motivi, attesa la particolarità della fattispecie, per compensare integralmente tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate”.