dia
Print Friendly, PDF & Email

(Jamma) – Dalle prime ore di stamane la Direzione Investigativa Antimafia di Catania sta dando esecuzione ad un decreto di confisca di beni per oltre 9 milioni di euro nei confronti di un imprenditore del settore del noleggio di apparecchiature elettroniche per il gioco d’azzardo ritenuto appartenente al clan mafioso siracusano Trigila e affiliato al clan mafioso catanese organico a Cosa Nostra capeggiato dal boss Benedetto Santapaola. 

Il provvedimento, emesso dalla Corte di Appello di Catania, ha confermato la confisca disposta precedentemente dal Tribunale di Siracusa a seguito dell’applicazione della misura di prevenzione del sequestro emanata nel 2011 su proposta del Direttore della DIA.

Le investigazioni di carattere patrimoniale hanno evidenziato palesi profili sperequativi tra i redditi dichiarati ed il suo patrimonio tali da far pensare ad un’illecita acquisizione patrimoniale derivante dalle attività delittuose nell’ambito del clan Trigila. Tra i beni confiscati quattro terreni e tre fabbricati a Siracusa, 10 automezzi, tra cui una Maserati ‘Gran Turismo’, tre società e numerosi rapporti bancari e/o postali. Le indagini e gli accertamenti patrimoniali sono stati avviati a seguito dell’operazione ‘Nemesi’, condotta dalla Polizia di Stato di Siracusa che nel luglio 2008 disarticolò il clan Trigila – Aparo, assicurando alla giustizia oltre 60 presunti affiliati al clan.

L’uomo, tra le persone coinvolte, fu successivamente arrestato in esecuzione della sentenza di una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per associazione mafiosa. Le indagini hanno evidenziato, fra l’altro, le strette relazioni fra l’uomo ed esponenti di vertice del clan Trigila. Anche alcuni collaboranti di giustizia hanno dichiarato che il clan aveva investito nelle società riconducibili all’uomo oltre 1 milione di euro per l’acquisto di apparecchiature elettroniche.

Indagini hanno permesso di accertare anche il rapporto di collaborazione tra esponenti del clan Trigila e l’imprenditore, che avrebbe versato ogni mese al clan 20.000 euro ricevendo in cambio protezione e la repressione della concorrenza. Le indagini hanno consentito di ricostruire le principali tappe che hanno permesso all’uomo di collocare nella Sicilia Orientale un migliaio di apparecchiature elettroniche per il gioco d’azzardo introitando giocate per circa 120 milioni di euro tra il 2000 ed il 2008.

Commenta su Facebook