“Molte ricerche hanno sottolineato il ruolo della pubblicità nel favorire una maggiore diffusione del fenomeno, sebbene non sia stata dimostrata una chiara correlazione tra causa ed effetto. Se, infatti, appare evidente come gli spot pubblicitari possano scatenare l’impulso e la voglia di giocare dei ludopatici, inficiandone il tentativo di smettere, nonché influenzare i più giovani e le persone più vulnerabili, non è altrettanto chiaro quanto tale condizione sia direttamente collegata alla pubblicità. Andrebbe, tuttavia, rivisto l’uso che viene fatto di quest’ultima. Promuovere, infatti, l’immagine del gioco come svago socialmente accettabile e soprattutto desiderabile, associandolo a qualcosa di esclusivamente positivo e avvalendosi anche di personaggi noti, non può che essere pericoloso“.

Lo ha detto in un’intervista a newsicilia.it lo psicologo catanese, Davide Ferlito, che ha aggiunto: “Non entro nel merito delle specifiche colpe ma è chiaro come lo Stato dovrebbe combattere con grande forza tali condizioni di malessere, intervenendo sia in ottica preventiva che risolutiva. Risulta evidente l’importanza di contrastare le campagne pubblicitarie fuorvianti e garantire una cultura positiva del gioco attraverso opportune attività informative, nonché favorire la partecipazione di chi vive tali problematiche ad interventi di rete che includano anche un percorso psicoterapeutico accessibile a tutti“.