Il Consiglio di Stato ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sede di Roma, Sezione Seconda, n. -OMISSIS-, resa tra le parti, concernente la revoca della concessione di ricevitoria del lotto.

Nella sentenza si legge: “1. La signora -OMISSIS- ha impugnato al Tar per il Lazio il provvedimento del 22 gennaio 2020 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Ufficio dei Monopoli per il Lazio, Sezione Operativa Territoriale Latina, con la quale è stata disposta la revoca della concessione del gioco del lotto e la conseguente disdetta del contratto di appalto stipulato con l’Amministrazione a seguito della “violazione abituale” delle norme concernenti il puntuale versamento delle somme riscosse durante varie settimane di gioco.

1.1. Nel ricorso ha sostenuto che il provvedimento impugnato fosse illegittimo per violazione degli artt. 34 e 35 della legge 22 dicembre 1957, n. 1293, oltre che per difetto assoluto di motivazione. In particolare, le asserite irregolarità nella gestione della concessione sarebbero state non di particolare gravità e di conseguenza la revoca disposta sarebbe stata sproporzionata anche alla luce dei versamenti comunque effettuati con pochi giorni di ritardo. Inoltre, gli stessi ritardi sarebbero avvenuti in ragione di difficoltà derivanti dalle sue precarie condizioni di salute.

1.2. Con ricorso per motivi aggiunti, la ricorrente ha poi impugnato la decisione di rigetto del ricorso gerarchico, medio tempore proposto nei confronti del provvedimento di revoca, riproponendo sostanzialmente le censure fatte valere con il ricorso introduttivo e soffermandosi in particolare sul difetto di istruttoria in relazione alla documentazione concernente il proprio stato di salute tale da “giustificare i ritardi nei versamenti”.

2. Il Tar, con la sentenza indicata in epigrafe, ha respinto il ricorso, rilevando come le disposizioni in materia di revoca della concessione in caso di ritardo nei versamenti dei proventi del gioco del lotto (paragrafo 5 dell’art. 2 del contratto di concessione; numero 9 del comma 1 dell’art. 34 della legge 22 dicembre 1957, n. 1293; lettera b) della circolare 18 maggio 2016, n. 47486; art. 30 del d.p.r. 7 agosto 1990, n. 303) configurassero la cd “violazione abituale”, laddove il ricevitore, che assume la qualità di agente contabile, nel corso di un periodo temporale pari a trenta mesi avesse effettuato “4 tardivi versamenti con ritardi rilevanti”, intendendosi per rilevanti “i ritardi superiori a 3 giorni lavorativi”, di cui il 4 ritardo compiuto entro sei mesi dall’ultimo.

2.1. Nel caso di specie, la ricorrente nel corso del biennio 2018-2019 aveva versato in ritardo tredici settimane di proventi del gioco del lotto e più nel dettaglio che il ritardo, per sette settimane di estrazione, era stato superiore a tre giorni lavorativi (settimana del 27 marzo 2018, del 16 aprile 2019, dell’11 giugno 2019, del 12 novembre 2019, del 12 dicembre 2019, del 26 novembre 2019 e del 17 dicembre 2019). Inoltre, in più di una occasione il quarto versamento in ritardo (sempre superiore a tre giorni lavorativi) si era verificato entro sei mesi dall’ultimo inadempimento.

2.2. Quanto allo stato di salute, il giudice di primo grado ha osservato che non fosse dimostrato un nesso di causalità con il mancato versamento nei termini convenuti.

3. Contro la suddetta sentenza, la signora -OMISSIS- ha proposto appello prospettando un unico ed articolato motivo di appello relativo all’erronea conclusione del Tar in ordine all’applicazione del combinato disposto degli artt. 34 e 35 della legge n. 1293/1957.

3.1. In sostanza, non vi sarebbero stati i presupposti per la revoca per “violazioni abituali” delle norme concernenti il versamento dei proventi, tenuto conto anche che per tale profilo sarebbe stato necessario dimostrare anche la gravità delle medesime violazioni.

4. Le Amministrazioni intimate si sono costituite, per resistere in giudizio, il 28 gennaio 2021 ed hanno depositato una memoria e documenti il 12 febbraio 2021.

5. Anche l’appellante ha depositato un’ulteriore memoria il 14 giugno 2021.

6. Con ordinanza cautelare n. -OMISSIS-, questa Sezione ha in parte accolto l’istanza di sospensione degli effetti della sentenza impugnata, presentata contestualmente al ricorso, con la seguente motivazione: “Ritenuto che al danno lamentato possa ovviarsi disponendo un parziale accoglimento della istanza di sospensione degli effetti della sentenza impugnata limitatamente alla chiusura della rivendita di tabacchi a cui è annessa la ricevitoria del lotto”.

7. La causa è stata trattenuta in decisione nell’udienza pubblica del 15 luglio 2021, svoltasi in video conferenza ai sensi del decreto legge n. 137 del 2020.

8. L’appello non è fondato.

9. Nell’unico motivo di appello, la ricorrente essenzialmente lamenta che il Tar non avrebbe considerato che i tardivi versamenti erano stati di lieve entità, sia sotto il profilo temporale, sia sotto il profilo quantitativo. Ai sensi del combinato disposto dell’art. 34 e 35 della legge n. 1293/1957, l’Amministrazione avrebbe potuto, in alternativa alla revoca, infliggere una sanzione pecuniaria in ragione della non particolare gravità delle irregolarità riscontrate.

9.1. La tesi dell’appellante non può essere condivisa. Il giudice di primo grado ha correttamente rilevato che il requisito dell’abitualità fosse presente nel caso di specie laddove il ricevitore, che assume la qualità di agente contabile, nel corso di un periodo temporale pari a trenta mesi effettua “4 tardivi versamenti con ritardi rilevanti”, intendendosi per rilevanti “i ritardi superiori a 3 giorni lavorativi”, di cui il 4 ritardo viene compiuto entro sei mesi dall’ultimo.

9.2. Nel dettaglio, l’appellante nel corso del biennio 2018-2019 aveva versato in ritardo tredici settimane di proventi del gioco del lotto. Inoltre, il ritardo, per sette settimane di estrazione, è stato superiore a tre giorni lavorativi (settimana del 27 marzo 2018, del 16 aprile 2019, dell’11 giugno 2019, del 12 novembre 2019, del 12 dicembre 2019, del 26 novembre 2019 e del 17 dicembre 2019). Ed infine in più di una occasione il quarto versamento in ritardo (sempre superiore a tre giorni lavorativi) si era verificato entro sei mesi dall’ultimo inadempimento.

9.3. In sostanza, il comportamento dell’appellante, così come evidenziato nella revoca, è stato tale da inficiare il rapporto con l’Amministrazione concedente, considerata la particolare natura dell’attività svolta dal ricevitore che, in quanto agente contabile, è incaricato del maneggio di denaro pubblico: numerosi tardivi pagamenti di cui un numero cospicuo caratterizzati da ritardi ed importi non irrilevanti (settimana contabile 27 marzo 2018 di € 421,20 con gg. 5 di ritardo; settimana contabile 16 aprile 2019 di € 1.575,14 con gg. 5 di ritardo; settimana contabile 11 giugno 2019 di € 1.381,00 con gg. 11 di ritardo; settimana contabile 12 novembre 2019 di € 388,02 con gg. 8 di ritardo; settimana contabile 19 novembre 2019 di € 404,98 con gg. 8 di ritardo; settimana contabile 26 novembre 2019 di € 774,30 con gg. 8 di ritardo; settimana contabile 17 dicembre 2019 di € 445,18 con gg. 8 di ritardo).

9.4. Tali continue e reiterate irregolarità commesse non possono dunque ritenersi espressive di una corretta gestione delle somme riscosse e possono invece considerarsi, in ragione dei particolari oneri in capo all’interessata, quale agente contabile, gravi irregolarità (inconferenti, sotto questi profili, sono peraltro le dedotte condizioni di salute dell’appellante per le quali non è dimostrata una impossibilità ad adempiere anche in considerazione delle ormai diffuse utilizzazioni delle tecnologie digitali).

9.5. D’altra parte, come evidenziato dall’intimata Amministrazione, la circolare prot. n.2003/13386/COA/LTT del 31 luglio 2003 ha precisato che laddove il ricevitore non abbia adempiuto al versamento dei proventi della raccolta del lotto nel termine di legge, né vi abbia provveduto nell’ulteriore termine di 5 giorni intimati dall’Ufficio, né provveda a rispondere alla comunicazione ovvero, pur facendolo, non produca prove idonee ad escludere la sua responsabilità, dovrà essere avviato il procedimento di revoca ai sensi dell’art. 34 della legge n. 1293/1957, le cui disposizioni sono estese a tutte le concessioni del gioco del lotto ai sensi dell’art. 6 della legge n. 85/90.

9.6. Quanto poi al requisito dell’abitualità, il citato art. 34 prevede che esso si realizza quando, dopo tre trasgressioni della stessa indole commesse entro un biennio, il rivenditore ne commette un’altra, pure della stessa specie, nei sei mesi successivi all’ultima delle violazioni precedenti.

9.7. In definitiva, il regime che caratterizza la materia in esame è improntato, al pari della vendita di generi di monopolio, da una particolare severità, in quanto il gestore è investito di specifiche responsabilità e l’Amministrazione ha la facoltà di prevedere ai sensi dell’art. 34 della legge n. 1293/1957, la revoca in sede di disciplina convenzionale, rispetto alle quali il gestore manifesta il proprio consenso mediante la sottoscrizione del contratto allo specifico scopo di garantire la tutela di interessi generali, quali la liceità del gioco e la realizzazione del prelievo fiscale. La funzionalità del sistema, sotto il profilo finanziario e contabile, richiede la massima certezza di regolarità dei flussi finanziari, sicché anche il solo ritardo nel pagamento costituisce una violazione legittimante l’adozione del provvedimento di revoca (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 20 maggio 2020, n. 3195).

10. Per le ragioni sopra esposte, l’appello va respinto e, per l’effetto, va confermata la sentenza impugnata.

11. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese della presente fase di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello (n. 748/2021), come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa le spese della presente fase di giudizio”.