tribunale

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima) ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Cermenate (CO), in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, dell’ordinanza n. 3347 del 19/2/2019 emessa dal Sindaco del comune di Cermenate, notificata alla ricorrente in data 20/2/2019 in materia di “disciplina comunale degli orari di esercizio delle sale giochi autorizzate ai sensi dell’art. 86 del T.U.L.P.S. e degli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, installati negli esercizi autorizzati ex artt. 86 e 88 del T.U.L.P.S. – R.D. Nr. 773/1931 e ss.mm.ii. e negli altri esercizi commerciali ove è o è stata consentita la loro installazione”, e di ogni atto preordinato, conseguenziale e/o comunque connesso, anche se ignoto, ivi inclusa in particolare la deliberazione del Consiglio Comunale n. 13 del 14/2/2019, pubblicata in data 7/3/2019, nella parte avente ad oggetto “azioni no slot e atto di indirizzo in materia di orari per l’esercizio sul territorio comunale dell’attività di gioco d’azzardo lecito con vincita in denaro tramite gli apparecchi di cui all’art. 110, comma 6° del T.U.L.P.S., R.D. 773/1931. Modifica articolo 7 del Regolamento per sale giochi, sale da biliardo e polifunzionali”, e l’art. 7 del suddetto Regolamento, come modificato dalla citata delibera consiliare in parte qua, nonché il verbale di accertamento di violazione di norme di regolamento e di ordinanze comunali n. 956 in data 11/4/2019, con cui è stata contestata la violazione della disciplina in materia di orari di cui sopra.

Per il Tar: “Ritenuto che, ad un sommario esame, il ricorso non sia assistito dal requisito del fumus boni iuris, considerato che malgrado il provvedimento impugnato richiami dati non specificamente riferiti al Comune di Cermenate, l’istruttoria esperita dimostra che il fenomeno del gioco patologico è certamente presente anche nell’ambito territoriale di cui fa parte lo stesso; che comunque, “nell’attuale momento storico la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie fasce della società civile costituisce un fatto notorio, o comunque, una nozione di fatto di comune esperienza, come attestano le numerose iniziative di contrasto assunte dalle autorità pubbliche a livello europeo, nazionale e regionale” (T.A.R. Veneto, Sez. III, 7.2.2017 n. 128); che la limitazione degli orari di attivazione delle apparecchiature da gioco costituisce uno strumento concretamente idoneo a ridurne la possibilità di utilizzo, così da integrare una misura amministrativa funzionale a delimitare la diffusione del fenomeno del gioco patologico (C.S., Sez. V, 5.6.2018, n.3382).

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Prima), respinge la domanda cautelare”.

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