Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro il Comune di Varazze (SV) in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza del Sindaco con la quale si è limitato l’orario di esercizio delle sale giochi dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 20 (per un totale di 7 ore di apertura giornaliera) di tutti giorni.

Si legge: “Il ricorso – i cui motivi possono essere trattati congiuntamente, stante la stretta connessione logica – è infondato. Tutta l’impostazione attorea si fonda infatti sull’errato presupposto che si tratti di un provvedimento contingibile e urgente adottato, ai sensi dell’art. 50 comma 5 del D. Lgs. n. 267/2000, per fronteggiare una situazione di emergenza sanitaria a carattere esclusivamente locale.

In tal senso è lamentato il difetto di istruttoria, giacché l’amministrazione non avrebbe dato adeguatamente atto – mediante il richiamo alle risultanze di studi e/o indagini epidemiologiche – dell’emergenza sanitaria da ludopatia nell’ambito territoriale del comune di Varazze.

In realtà, il provvedimento impugnato è chiarissimo nell’individuare la fonte del potere esercitato nell’art. 50 comma 7 del citato D. Lgs. n. 267/2000 (“Il sindaco, altresì, coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti”), e nell’art. 9 del vigente regolamento comunale per l’apertura, il funzionamento delle sale giochi e l’installazione di apparecchi da gioco, approvato con deliberazione del consiglio comunale di Varazze 27.11.2018, n. 59, a mente del quale “gli orari delle sale giochi saranno disciplinate con ordinanza del Sindaco nell’ambito dei seguenti limiti: apertura massima di otto ore giornaliere, comprese tra le ore 9:00 e le ore 23:00”.

Se dunque l’ordinanza impugnata trova la sua base legale nell’art. 50 comma 7 del D. Lgs. n. 267/2000 (cfr. Corte cost., sentenza 18.7.2014, n. 220, § 5.1; Cons. di St., V, 20.10.2015, n. 4794), ne segue che non si tratta affatto di un provvedimento emergenziale extra ordinem, ma dell’ordinario esercizio di una funzione specificamente attribuita al sindaco dalla legge e dal regolamento comunale (art. 50 comma 3 del D. Lgs. n. 267/2000), il quale tra l’altro conteneva un espresso indirizzo – non fatto oggetto di specifiche censure – nel senso di limitare l’orario di apertura delle sale giochi ad otto ore giornaliere, ma soltanto “nel massimo”.

Ciò posto, è evidente come, non essendo stato evocato il potere straordinario di ordinanza extra ordinem, non fosse affatto necessario motivare il ricorrere di una vera e propria emergenza sanitaria “a carattere esclusivamente locale” (così l’art. 50 comma 5 T.U.E.L.) specificamente interessante il comune di Varazze, mentre la finalità di tutela sanitaria delle fasce deboli in funzione di prevenzione della ludopatia rientra pianamente tra gli interessi generali (e fondamentali – cfr. infra) della comunità comunale, ed è chiaramente enunciata all’art. 1 del relativo regolamento comunale, fonte del potere esercitato.

Del resto, per un verso, anche in mancanza di specifici dati statistici epidemiologici relativi alle singole parti del territorio nazionale (Cons. di St., V, 8.8.2018, n. 4867), la diffusione del fenomeno della ludopatia in ampie fasce della popolazione costituisce un fatto notorio o, comunque, una nozione di fatto di comune esperienza (cfr. Cons. di St., V, 4.12.2019, n. 8298; id., 5.6.2018, n. 3382); per altro verso, la tutela del diritto fondamentale alla salute mediante misure di contrasto alla ludopatia ben può avvenire – come nel caso di specie – mediante limitazioni temporali all’utilizzo degli apparecchi da gioco (cfr. Cons. di St., n. 8298/2019 cit.).

Quanto all’adeguatezza e proporzionalità del sacrificio imposto agli esercenti le sale giochi rispetto all’interesse pubblico perseguito, osserva il collegio che la comparazione ed il bilanciamento non vanno operati sulla base di dati circa l’incidenza del fenomeno della ludopatia sulla popolazione comunale, bensì dei valori e degli interessi – pubblici e privati – in gioco.

Nel caso di specie, a fronte della salute, tutelata dall’art. 32 della Costituzione come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, sta l’iniziativa economica privata, che non può però svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza umana, e deve essere coordinata a fini sociali (art. 41 Cost.): donde la ragionevolezza e proporzionalità del bilanciamento operato dal provvedimento impugnato, che realizza un equo contemperamento degli interessi economici degli imprenditori del settore con l’interesse pubblico perseguito, sintetizzabile nell’esigenza di ridurre il rischio di dipendenza patologica derivante dalla frequentazione di sale da gioco o scommessa e dall’utilizzo di apparecchiature per il gioco.

Del resto, osserva il collegio che la censura di irragionevolezza della disciplina recata dall’ordinanza impugnata si impunta sulla chiusura di quattro ore (dalle 12,00 alle 16,00) tra i due periodi di apertura, ciò che – in tesi – “finirà necessariamente per riversare gli utenti in strada e lì conservarli, con impaccio per l’ordinaria viabilità e con probabile cattura da parte di operatori del gioco illegale” (così il ricorso, p. 5).

Orbene, appare al collegio veramente arduo ipotizzare che in un comune non particolarmente esteso ed in una fascia oraria coincidente per lo più con il pranzo, gli utenti usciti dalla sala giochi stazionino in strada in prossimità della stessa per farvi rientro all’orario di riapertura delle 16,00: a meno che gli stessi non siano totalmente ottenebrati dalla ludopatia, ciò che però, lungi dal dimostrare l’irragionevolezza del provvedimento impugnato, depone piuttosto per la sua opportunità e convenienza.

Da ultimo, quanto alla decisione della Conferenza unificata Stato Regioni n. 103/U del 7 settembre 2017, è dirimente il rilievo che la stessa, non essendo stata recepita con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze ex art. 1, comma 936, della legge n. 208/2015 (legge di stabilità per l’anno 2016), riveste carattere di mera “proposta” non giuridicamente cogente, e non costituisce dunque un parametro di legittimità del provvedimento impugnato.

Del resto, tale proposta contempla un complessivo riordino della materia dell’offerta di gioco lecito e, oltre a stabilire un’apertura minima di 10-12 ore giornaliere di tutti i punti di gioco, prevede anche una significativa riduzione dell’offerta del gioco lecito, sia dei volumi che dei punti vendita, sicché la censura della ricorrente – che, per il proprio esclusivo tornaconto, ne predica un’applicazione atomistica o parcellizzata – contraddice lo spirito dell’intesa.

Le spese seguono come di regola la soccombenza, e sono liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,

Lo rigetta.

Condanna la società ricorrente al pagamento, in favore del comune di Varazze, delle spese di giudizio, che liquida in € 4.000,00 (quattromila), oltre spese generali, IVA e CPA se dovute”.