Strana politica quella della Regione Abruzzo, schizofrenica, viene da dire, quando si tratta di approcciarsi alle attività di gioco legale.

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E’ notizia di ieri lo svolgimento di un convegno dedicato al tema del gioco d’azzardo e del piano di interventi su cui stanno lavorando ANCI e Regione Abruzzo per contrastare il gioco d’azzardo patologico.

Nell’ambito di questa attività si è parlato del volume delle giocate, del gioco su rete fisica (per lo più slot, vlt e scommesse) e sull’online (scommesse, poker, e casinò). Si è parlato anche dell’accesso dei minori alle attività di gioco pubblico e sul rispetto dei divieto ai minori. Ma soprattutto delle somme che, mediamente, gli abruzzesi spendono in gioco.

Con il termine azzardo, come ormai è consuetudine, si è fatto riferimento a tutte le forme di gioco autorizzate dallo Stato, comprese quelle di puro intrattenimento che con la definizione di azzardo non hanno nulla a che vedere. Così alla spesa di scommesse e casinò online si è sommata anche quella per il calciobalilla o il flipper. Troppo complicato fare i dovuti distinguo, tutto quello che rimanda ad una autorizzazione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, quindi legale, è di fatto ‘azzardo’. Troppo complicato anche stabilire quando è ‘davvero’ azzardopatia e se tutto quello che è ‘vincita’ è automaticamente gioco patologico.

E’ quello che succede a tutte le forme di gioco, anche ai siti di gioco online che consentono vincite in denaro, a uno dei quali, solo pochi mesi fa, la Regione ha, legittimamente, erogato un finanziamento di quasi 80.000 euro.

Legittimamente, va precisato, perchè a stabilirlo è stata addirittura una sentenza del TAR. Per i giudici lo sviluppo di giochi per computer e tutte le altre piattaforme, comprese quelle online con vincite in denaro, rientra nella produzione di beni e servizi, e dunque, può ricevere fondi regionali per attività produttive. Il Tar, nell’accogliere il ricorso di una società abruzzese che si era vista respingere il contributo per punteggio insufficiente, ha anche condannato la Regione al pagamento delle spese di contenzioso.

Così, obtorto collo, come si dice in questi casi, la Regione pur non discostandosi dalla precedente decisione ammette, ultima in graduatoria, l’azienda che così ottiene il finanziamento per interventi di sostegno a piccole e medie imprese ricadenti in «aree di crisi non complessa». Va precisato che l’azienda in questione ha realizzato una piattaforma di giochi di abilità come sudoku e scacchi, ma che comunque consentono di ottenere vincite in denaro. Come tali quindi rientrano in quelle attività su cui la Regione sta pensando di intervenire. L’ennesima dimostrazione della confusione che regna in tutto quello che riguarda il gioco, complice, soprattutto, la politica e la faciloneria di certa parte della politica.