tribunale

Il Tar Calabria ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, della informazione antimafia interdittiva emessa dalla Prefettura di Reggio Calabria nei confronti di una tabaccheria; delle informative ad essa sottese e, in particolare, del verbale nel quale il Gruppo Tecnico Interforze Antimafia, in esito alle risultanze istruttorie, ha ritenuto la ditta in argomento soggetta a potenziali condizionamenti da parte della criminalità organizzata; del provvedimento di revoca della titolarità della concessione della Rivendita dei generi di monopolio e della Ricevitoria del Lotto.

Per il Tar: “Rilevato che, attraverso l’atto per motivi aggiunti, la ricorrente ha impugnato la revoca della concessione della rivendita dei generi di monopolio e la sospensione della ricevitoria del lotto n.PA1839 – RC1844, intestate all’omonimo esercizio commerciale di cui la stessa è titolare, tanto per illegittimità derivata dell’informativa antimafia del 16.8.2018, già gravata con il ricorso principale, quanto per vizi autonomi;

Ritenuto, pur nella sommaria delibazione propria della presente fase cautelare, che i motivi aggiunti non si profilano allo stato fondati, in quanto non sembrano aggiungere fatti nuovi e/o rilevanti, tendendo sostanzialmente a rimettere in discussione la valutazione di permeabilità criminosa dell’impresa individuale della ricorrente già effettuata dalla Prefettura di Reggio Calabria e positivamente apprezzata con ordinanza cautelare di questo TAR n. 169 del 4 ottobre 2019 che risulta, peraltro, non essere stata appellata;

Ritenuto, sempre sotto questo profilo specifico, che l’allegata circostanza della sopravvenuta separazione personale dal marito -OMISSIS- non sia idonea a sovvertire il quadro indiziario cristallizzato dall’interdittiva impugnata, potendo tutt’al più rappresentare un elemento da valorizzare eventualmente in sede di riesame della misura da parte dell’Autorità competente ex art.91 comma 5 del D.Lgvo n.159/11;

Ritenuto che anche i vizi dedotti avverso gli impugnati provvedimenti dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane (circa la data dell’interdittiva impugnata, l’indirizzo della ditta destinataria e l’intestazione della società concessionaria) sembrano scadere in meri errori materiali, non direttamente né sostanzialmente lesivi della sfera giuridica della ricorrente;

Ritenuto inoltre che, stante l’effetto interdittivo promanante dall’informativa antimafia, gli impugnati provvedimenti assunti a valle dell’Agenzia dei Monopoli e delle Dogane sono strettamente vincolati, di modo che il preavviso di revoca della concessione della rivendita dei generi di monopolio e/o della sospensione della ricevitoria del lotto, fosse anche non intervenuto, non condurrebbe, per ciò solo, ad alcun esito annullatorio;

Considerato in ogni caso, nella comparazione dei contrapposti interessi, occorre privilegiare, nella presenta fase cautelare, quello alla massima anticipazione della soglia di prevenzione contro i tentativi di infiltrazione mafiosa nelle imprese in rapporti con la pubblica amministrazione, apparendo comunque il danno lamentato dalla ricorrente oggettivamente risarcibile;

Rilevato inoltre che il ricorrente ha depositato il ricorso per motivi aggiunti in formato nativo privo di asseverazione di conformità all’originale analogico notificato ai sensi dell’art. 22, I comma, del C.A.D;

Ritenuto di aderire all’orientamento espresso dal Consiglio di Stato, Sez. IV, con sentenza n. 1541 del 4 aprile 2017, in punto di irregolarità degli atti redatti in violazione delle norme disciplinanti il P.A.T., sanabile mediante l’assegnazione di un termine perentorio per la regolarizzazione nelle forme di legge;

Ritenuto di porre le spese della presente fase a carico della parte soccombente;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria, Sezione Staccata di Reggio Calabria, così provvede:

-respinge la domanda cautelare;

-assegna alla parte ricorrente il termine perentorio di giorni 20 (venti), decorrente dalla comunicazione della presente ordinanza, per provvedere agli adempimenti indicati in motivazione;

-condanna la ricorrente al pagamento delle spese della presente fase cautelare in favore delle Amministrazioni resistenti, che liquida in € 800,00 (ottocento/00),oltre accessori se dovuti”.

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