In una notte di metà Settembre è improvvisamente venuto a mancare Zeno Rizzo. Amatissimo marito, papà adorato e nonno affettuoso. L’emblema del buon padre di famiglia, attitudine che ha coltivato e conservato durante tutta la sua lunga carriera. Curioso e appassionato al punto da essere un costante vulcano di idee, anche negli ultimi anni in cui aveva deciso di ritagliarsi il ruolo di spettatore, seppur in prima fila, per lasciare spazio ai suoi quattro figli: Guido, Giovanni, Giacomo e Giorgio. Aveva questa idea, quasi utopistica, propria delle menti raffinate di,

“Sfuggire alla banalità. Coniugando ricerca tecnologica a prodotti esteticamente belli”.

Ed è proprio la sua estrema curiosità, unita all’esperienza di esperto commerciale, che lo ha portato nel corso della sua decennale carriera lavorativa a consolidarsi nel mercato degli sgabelli da bar e a lanciare il suo primo successo; lo sgabello Gold, avvalendosi di altre due realtà aziendali tutte italiane. Negli anni ’90 fonda la MGR – crasi tra il nome della moglie, dei figli e il suo cognome – diventando poi ciò che conosciamo oggi: MGR Casino Chairs.

Instancabile lavoratore, nei successivi anni 2000 Zeno, ha l’intuizione e la tenacia di aprirsi all’universo della sale da gioco. Avvia perciò la produzione di poltroncine con l’obiettivo di approcciarsi al mondo delle sale slot e in seguito, insieme al maggiore dei figli, Guido, porta la MGR ad essere azienda leader in Italia e conosciuta addirittura oltreoceano.

Innovatore da sempre e appassionato di design, conquista anno dopo anno fette di mercato nell’ambito di arredo per casinò mantenendo intatta la sua idea di impresa basata su etica del lavoro, sensibilità e saggezza.

Ed tramite alcune parole, ritrovate tra i suoi scritti che vorremmo che fosse ricordato a chi lo ha amato o conosciuto anche solo professionalmente.

“Usare il design d’avanguardia come linguaggio capace di comunicare idee nuove. Non immettere nel mercato un nuovo prodotto, finché non ci fosse stata una nuova idea da esprimere. “Rendere democratica la bellezza, respingendo tanto il lusso borghese quanto la produzione di massa in armonia con l’estetica giapponese della semplicità”

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