L’approccio al tema delle offerte di gioco, che sia il Superenalotto, le scommesse e la slot, in tempo di Cronavirus non si discosta molto da quello che abbiamo avuto di registrare da qualche tempo in qua da parte di certa politica.

Diffidenza a preoccupazione per l’interesse che questo ‘prodotto’ suscita tra la popolazione italiana sono a dir poco esasperati oggi in piena crisi da emergenza virus. Alla chiusura degli esercizi di giochi, così come di tutte le attività non ‘indispensabili’, con uno dei primi provvedimenti del governo hanno fatto seguito, dopo poco, i chiarimenti sul blocco della commercializzazione di quasi tutti i prodotti di gioco, ad eccezione dei tagliandi dei grattaevinci. Le motivazioni, almeno di primo impatto, sono legate alla tipologia degli spazi in cui questi sevizi vengono forniti, nella necessità di garantire il mantenimento della distanza di sicurezza tra le persone e il divieto di assembramento.

Ciò nonostante non sono mancate, a ruota, le sollecitazioni a fare attenzione alla possibilità che i giocatori trasferiscano la loro attenzione ad altri canali di distribuzione del gioco, nello specifico l’online, come se tutti, automaticamente, fossero nella condizione di passare da una Awp a una slot online, o da una scommessa ad una puntata virtual.

Qualcuno, vedi le notizia di oggi, ha perfino pensato che si possa sfruttare il momento di messa in ‘quarantena’ anche del gioco legale per promuovere nuovi stili di vita che non prevedano la possibilità di giocare alla slot o di fare una scommessa.

Se l’emergenza di queste settimane deve però servire a promuovere un mondo ‘nuovo’, come ipotizza qualcuno, ci sembrerebbe giusto estendere simili riflessioni oltre il panorama dell’intrattenimento.

Si potrebbe cominciare, per fare un esempio, dai consumi alimentari, che con gli stili di vita hanno molto a che fare. Nielsen ha pubblicato un report sulle vendite nella settimana dal 23 al 29 marzo scorso.

Le categorie di prodotti maggiormente impattate durante la 13ma settimana del 2020 sono legate i tre “effetti” identificati da Nielsen:

  1. effetto “stock”, in ordine di grandezza rispetto al fatturato generato: caffè macinato (+21,4%), conserve rosse (+52,9%), conserve animali (+16,7%), pasta (+19,3%), biscotti (+14,6%); i comparti non alimentari iniziano a registrare trend di crescita più rallentati, invece, si segnalano solo carta casa (+40,5%) e carta igienica (18,6%);
  1. effetto “prevenzione e salute”, in ordine di grandezza rispetto al fatturato generato: guanti (+163,3%), detergenti superfici (+36,3%), sapone per le mani solido e liquido (+56,8%), candeggina (+52,9%), alcol denaturato (+100,4%), salviettine umidificate (+24,5%);
  1. effetto “resto a casa”, dove si registra una impennata di farine (+212,7%, fatturato triplicato rispetto al 2019), uova di gallina (+5,4%), burro (+85,9%), zucchero (+55,2%), lievito di birra (+226,4%) e margarina (+78%); e Comfort food, il paniere dell’indulgence, quindi creme spalmabili dolci (+72,5%), miele (+67,9%), patatine (+23,5%), pop-corn (+89,8%), olive (+13,6%), merendine (+13,3%), wafer (+9,3%). Continuano anche i trend positivi di vino (+18,5%) e birre alcoliche (+9%).

Come dire che un maggiore uso di alcolici sia una consguenza del maggior numero di ore passate in casa, così come mangiare un cioccolatino o un dolce. Eppure, direbbe qualcuno, non vuol dire che tutti gli italiani stanno a casa ad ubriarcarsi. In effetti è così, esattamente come non tutti trascorrono la maggior parte delle giornate a giocare d’azzardo.

Ci aspettiamo, a questo punto, una levata di scudi di tanti opinion leader sulla ‘pericolosità’ di certe tendenze, semmai dovessero essere confermate nei prossimi giorni, con la stessa veemenza con la quale chiedono di eliminare il gioco. Perchè se il gioco legale non è un eticamente accettabile, tanto meno potremmo pensare che lo sia il consumo di alcolici e un incremento delle vendite di questo tenore. Specie di questi tempi.