Di seguito tutti i risultati dell’indagine realizzata da SWG e IGT sul tema del gioco pubblico.

Il tema delle regole

Gli intervistati, responsabili di tabaccherie e sale scommesse, evidenziano con forza come l’intero sistema sia strettamente soggetto a regolamentazione per evitare il rischio di gioco compulsivo. Sulla ratio delle regole l’accordo è totale. E’ nell’interesse dei singoli esercenti non avere all’interno della propria struttura persone con comportamenti patologici, per poter garantire a tutti un clima positivo e un andamento ottimale degli affari.

«Le regole sono molto ferree sia a livello locale che nazionale e permettono di evitare quelle che possono essere la ludopatia o l’incentivazione al gioco ai minorenni…» (T).

«Se vediamo qualcuno che esagera gli diciamo di lasciare stare, di tornare a casa. E’ un gioco ti sei divertito, va bene cosi. Non vogliamo l’agenzia piena di giocatori compulsivi» (Sc+SI).

«E’ giusta. Non puoi mettere le slot davanti ad una scuola» (1).

«Tanti anni fa avevamo la possibilità di stare aperti h24, e questo è stato un ulteriore colpo, perché sfruttavamo tutte le ore, questo porta anche un guadagno minore. È giusto così, perché in questo modo si da anche un freno al cliente, sappiamo che il gioco porta anche dipendenza» (Sc+SI).

Il problema legato alla regolamentazione è quindi essenzialmente sul lato delle dinamiche Imprenditoriali e ha a che vedere con la disparita di regole a livello locale che creano situazioni di squilibrio e rendono più incerta l’attività imprenditoriale stessa, non consentendo una adeguata pianificazione di medio e lungo periodo degli investimenti.

«Dovrebbero far le regole uguali in tutta Italia. E non come ora a zone, se vai a Cassinassa non c’è questa regola e quindi molti si
spostano per giocare» (Si).

«Ogni anno mi domando se rinnovare la concessione, perche il comune di Bologna ha messo regole molto strette» (T + SI).

«Da noi il piano regolatore è stato rifatto 3/4 volte. Prima determinate sale rientravano tra le possibili chiusure, perché avevano luoghi sensibili (chiese, scuole ecc.) nelle vicinanze, nei 500 metri, poi l’hanno cambiato e ci ritroviamo nel giro di 5 metri sale che devono chiudere e altre, che hanno aperto anche dopo, rimangono aperte… Non puoi far chiudere una sala perché hai messo una fermata dell’autobus» (Sc+SI).

L’offerta ai consumatori

L’offerta di giochi è trasversalmente riconosciuta come completa ed ampiamente in grado di soddisfare le esigenze dei giocatori. Una offerta figlia di strategie e di studi approfonditi che generalmente non delude i bisogni e i desideri dei consumatori.

«L’offerta ai consumatori è ampia, sia a livello di giochi che di scommesse. Ogni settimana c’è un gioco nuovo che stimola e attrae.
Giochi studiati alla perfezione» (T).

«Si fa già fatica a gestire quelli che ci sono. Ci vorrebbero persone solo per quello, che purtroppo non ce le possiamo permettere,
per cui vengono lasciati un po’ li» (T).

«Siamo quasi 10-12 mila punti di rete fisica per le scommesse e le sale slot, senza considerare tutte le altre realità che offrono possibilità di accedere a questo tipo di giochi» (Sc+Sl).

Un’offerta che è riuscita a superare il difficile periodo del lockdown e ritornare (dal punto di vista della domanda) sui livelli pre covid, mostrando una resilienza di fondo che è anche frutto di un forte processo di trasformazione e innovazione grazie alle nuove tecnologie.

«I numeri al netto del lato costi dell’energia, sul lato ricavi, si avvicinano all’ante covid. Possiamo dire che il settore ha dimostrato una certa resilienza anche per il fatto che la domanda si è confermata. Quando c’è una domanda, torna a organizzarsi l’offerta, si resiste per cogliere le opportunità economiche del futuro» (org).

«Dopo quello che è successo negli ultimi 2 anni, il canale più utilizzato è l’online… sono tanti anni che si spinge questo canale e ora se ne traggono benefici. Negli anni di pandemia le sale sono state chiuse, 8 mesi nel primo lockdown e 6 nel secondo, senza i canali online non avremo retto. Non sono arrivate le utenze, ma, tasse e oneri si. Siamo riusciti a sopperire con l’online. Non ti dico che abbiamo guadagnato ma almeno abbiamo coperto le spese» (Sc+SI).

Un presidio di socialità e legalità

La difesa degli spazi fisici di gioco non riguarda solo la difesa della propria attivita e del lavoratori occupati. Lo spazio delle sale scommesse e delle ricevitorie e un importante spazio relazionale dove da un lato i giocatori hanno la possibilità di giocare dal vivo e seguire gli avvenimenti sportivi su cui scommettono, dall’altro gli esercenti hanno la possibilita di conoscere le persone e di effettuare interventi di dissuasione laddove ravvisino comportamenti eccessivi. In un contesto in cui l’estraniazione rappresenta un fattore di rischio chiave per lo sviluppo delle patologie di gioco compulsivo, la tenuta degli spazi fisici diventa un fondamentale baluardo a difesa dei consumatori e della legalità.

«Quelli che giocano alle VLT vengono prettamente per fare quello; la clientela che preferisce la scommessa sportiva, vedere la partita anche per il piacere di seguire un evento sportivo. … non è un gioco passivo come quello delle slot, ti porta un livello di socializzazione, si cambiano opinioni, puoi trascorrere del tempo a studiarti una bolletta, è diverso» (Sc+SI).

«L’esercente fa anche lo psicologo, perché vedi le persone, gli parli, ti chiedono, si crea un legame» (T).

«Ho tanti clienti che ogni giorno giocano 2/5/10 euro, a fine mese hanno giocato 200/300euro, non dico che li riprendono, ma hanno passato un’ora, due qua a vedere partite, con altre persone e in più il tempo poi a casa a continuare a vedere le partite al computer o in tv. Non parliamo più di sale losche di una volta, ma di punti di ritrovo come il bar o la sala giochi di qualche anno fa» (Sc+SI).

La paura di un forte ridimensionamento dei punti fisici

L’avanzata del gioco online apre però grandi timori tra gli intervistati, che vedono già oggi una riduzione della rilevanza dei punti di gioco fisico e temono che, nei prossimi anni, se non ci saranno importanti cambiamenti delle tendenze in corso, gli effetti sui punti gioco saranno molto negativi.

«Già in confronto a pochi anni fa, prima del covid, le sale sono meno affollate, anche le sale scommesse» (Sc+SI).

«Avanzerà l’online. Sono certa che da qui a 5/7 anni qualche agenzia chiuderà» (Sc+SI).

«Ci saranno sempre meno dipendenti, perché il settore sta andando sempre più verso le piattaforme online, ci sono sempre più modi per utilizzare terminali che non ti chiedono l’emissione di ticket al momento, elaborati dal cliente stesso. È un settore che andrà avanti, ma resteranno in piedi solo i più forti» (Sc+SI).

«L’on line sta prendendo sempre più piede, saranno modificati i punti vendita. Com’è già successo rispetto a 10 anni fa, quando trovavi file chilometriche, troverai, magari, dei self e basterà una sola persona che incassa e paga le vincite» (Sc+SI).

La percezione del gioco illegale

Nella visione degli intervistati il gioco illegale nella rete fisica è oggi quasi completamente scomparso, presente più nell’online che nel mondo fisico e legato essenzialmente ai giochi di carte.

«Non è un problema» (T).

«ll gioco illegale non c’è più» (T+Sl).

«Più della metà del gioco illegale stimato dalle forze dell’ordine è connesso al gioco online. Si arriva a tre quarti se consideriamo anche le tecnologie online che si usano per offrire legalmente il gioco anche nel retail» (org).

Nel racconto raccolto da uno degli intervistati, emerge come anche il mondo dell’online stia però cambiando profondamente sulla spinta sia dei controlli dello Stato che dell’azione dei player internazionali più importanti, che hanno interesse a che anche il gioco online transiti da
percorsi regolari e normati.

«Per quanto riguarda il gioco illegale si parla di siti non del monopolio di stato. Ma, negli ultimi anni, lo Stato, ha fatto una lotta contro questi siti e quindi oggi ce ne sentono pochissimi. I concessionari hanno lavorato bene, andando in quei centri non autorizzati e proponendogli la possibilità di mettersi a posto, favorendo così lo Stato, perché prima tutti quei soldi transitavano in paesi esteri. Alcuni hanno fatto il processo inverso, erano “punto com” non sotto il monopolio di stato, con una sanatoria, hanno sanato tutti i loro punti e sono diventati regolari. Altri concessionari, invece, hanno partecipato e preso le concessioni da bandi di gara del monopolio di Stato» (Sc+SI).

Interventi per ridurre l’incidenza dei costi

Urgente è la richiesta di un intervento immediato sul caro bollette, in linea con quanto progettato e previsto per gli altri settori produttivi.

«La prima cosa che chiederei è, proprio, di agire dando aiuti energetici, come fecero durante il covid» (SC+sl).

Al di là della contingenza rispetto alla situazione energetica, un’altra richiesta emersa dalle interviste riguarda la riduzione e del prelievo fiscale, considerato oggi eccessivo rispetto alla sostenibilità economica del sistema.

«Oggi su 100 euro lo stato ne prende 95. Ne prendesse go… su quello che resta devo anche pagare le tasse» (T).

«Togliere, magari, la tassazione sul giocatore, o diminuirla. Prima non esisteva, poi era al 6% sopra i 500euro, poi è andato al 12, adesso al 20-25. Già l’azienda paga la propria tassazione, che è comunque aumentata» (Sc+SI).

«Questo però è un altro errore perché la vincita è tracciata ma quello che si gioca no. Anche giocando 20 euro alla volta, in un anno puoi arrivare a giocarti 3/4mila euro ma lo stato non li valuta, vede solo se li hai vinti, perché nella vincita che ha fatto c’è anche la puntata. In un eventuale accertamento finanziario, però, vengono viste solo le vincite e non è così perché per vincere vuol dire che ha puntato pure» (Sc+sl).

Un riordino complessivo del sistema

Nel contesto descritto nelle pagine precedenti, la realizzazione del riordino generale del sistema più volte rimandato in passato, rappresenta un elemento imprescindibile per il futuro del settore, proprio in virtù di quella necessità di certezza giuridica alla base di qualsiasi attivita imprenditoriale.

«Potremo dire che il riordino distributivo è il tema centrale da sviluppare, essenziale per dare certezza agli operatori e per impostare il futuro anche dei sistemi concessori, soprattutto di quei giochi, apparecchi, scommesse, bingo che sono immediatamente coinvolti dai problemi territoriali. Mettendo a posto questi, si ha un quadro più stabile dell’intera offerta, permettendo a chiunque debba investire di operare con maggiore consapevolezza. Ci sono poi delle micro decisioni, come quelle sulla durata di alcune concessioni a partire, proprio da quelle del gioco on line, delle quali non si sa, ad oggi, cosa succederà tra due mesi» (org).

«Si dovrebbero sedere a un tavolo governo e concessionari e discutere su dove porta il settore, sui rischi, quante persone fa lavorare, definire il numero e capire cosa si può fare. Cosa si può garantire a questi esercenti che lavorano per lo Stato, perché pur essendo proprietari, abbiamo lo Stato come socio al 50%» (SC+SI).

E’ questa quindi la prima e più forte richiesta che viene fatta al nuovo Governo dagli operatori intervistati.

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